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14 dicembre 2010 2 14 /12 /dicembre /2010 11:26

 

Tarocco delle Avenières

 

 

Nella lama terza del tarocco l'imperatrice, coronata di stelle eportante delle ali diurne, è seduta su di un trono che ricopre l'Asia, svelando l'India ai suoi piedi. Alcuni continenti sono visibili. Con la sua mano destra regge uno scudo argentato che presenta un uccello multicolore. Una fenice? Al suo polso sinistro due serpenti formano un braccialetto. La mano regge uno scettro che termina con un fiore di loto. Il suo piede tocca una luce crescente argentata.

 

Sembra dunque essere la signora di questo mondo sublunare, vegetativo, mutevole.


 

imperatrice--1.jpg

Su uno scudo d'argento una specie di fenice multicolore sostituisce l'aquila araldica del tarocco di Oswald Wirth. Quest'uccello, simbolo utilizzato in alchimia, ha la proprietà di rinascere dalle sue ceneri immolandosi in un rogo. Non è questo anche l'immagine della rinascita anhnuale del ciclo vegetale? Dal trono dell'Imperatrice spunta un vegetale.

 

Questa lama non presenta altre differenze in rapporto al gioco di tarocco dipinto nel 1889 da Oswald Wirth.

 

 

 

imperatrice--2.jpg

 

Infine, ai piedi della lama e al suo centro, la misteriosa figura geometrica mostra un triangolo rosso, punta in alto. Essa contiene come un germoglio vegetale appena uscito dal suolo, e che mostra i suoi due cotiledoni. L'accento è dunque posto sul fuoco vegetale, fuoco freddo e lento, come lo mostra la presenza del fiore che cresce dal trono dell'imperatrice.

 

Il triangolo punta verso l'alto è il simbolo grafico del fuoco. Il bordo rosso rafforza questi sensi. Questa nozione del fuoco vegetale si ritrova sul muro di fronte, sulla lama undici, la Forza.

 

 

 

imperatrice--3.jpg

 

 

L'insieme di queste figure, componenti le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura propria a Dina, creatore di questo gioco di tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme è oggi perduta.

 

imperatrice--4.jpeg

 

 

 

 

imperatrice-5.jpeg

Tarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK al post originale:

Tarots des Aveniéres, l'Impératrice

 

 

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5 dicembre 2010 7 05 /12 /dicembre /2010 17:55

 

 

 

Tarocco delle Avenières, la Papessa


 

papessa--1.jpg

 

Come San Pietro la Papessa regge nella sua mano sinistra due chiavi incrociate, d'oro e d'argento.  Una luna nera giace sul pavimento, ai suoi piedi.

 

La vista dei dettagli mostra la finezza del mosaico nella sua realizzazione. Una visita sul posto è inevitabile per gli appassionati del simbolismo, sia esso alchemico o legato alle carte del tarocco di Marsiglia.

 

papessa--2.jpg

 

 

 

papessa--3.jpg

 

È una meraviglia vedere un tale mosaico.

 

Questa tecnica preserva indefinitamente la freschezza dei colori, come il primo giorno. Il solo timore è l'arrivoaccidentale dell'umidità sul retro della tessera, il piccolo quadrato verniciato che è l'elemento base del mosaico, che riesce allora a far affievoliregli ossidi metallici.

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


 

 

LINK al post originale:

Tarot des Avenières, la Papesse

 

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28 novembre 2010 7 28 /11 /novembre /2010 09:00

 

Tarocco delle Avenières, il Mago

 

 

Prima lama del tarocco, il Mago è l'immagine di ognuno di noi, rispondente attraverso i nostri atti  alle diverse situazioni incontrate. Il collare mostra il pentagramma, stella a cinque punte. Essa è il segno dell'uomo nella creazione, dell'artista sul teatro del mondo, dell'anima in cammino nella sua incarnazione.

 

Sulla tavola in cui il Mago agisce sono posti i quattro elementi del mondo, terra, acqua, aria e fuoco, rappresentati dai denari, la coppa, il bastone e la spada. Il Mago è un giocoliere, come indica il modo in cui il bastone è retto, pronto ad essere lanciato in aria. Attraverso la sua arte il Mago pone gli elementi in sintonia, sapendo eludere la gravità ed i suoi ostacoli.

 

01, Le Bateleur

 

L'"otto" simbolizza l'infinito. Infatti il segno dorato raggiante, che possiamo vedere qui sotto, ne sposa la forma. Esso ricorda l'ampio cappello a forma di otto che copre la testa del Mago nel Tarocco di Oswald Wirth. Il colore oro evoca il sole e l'otto rappresenta l'impronta che lascia durante il suo passaggio allo zenit accumulato sull'insieme dei giorni dell'anno.

 

 

il-Mago--02.jpg

 

 

 

il-Mago--03.jpg

 

Il collare è formato da perle Millefiori delle officine di mosaicisti e di vetrai di Murano, a Venezia. Li ritroveremo al collo di altri personaggi in queste lame dei tarocchi.

 

 

 

il-Mago--04.jpg

 

I denari metallici sono rappresentati da questo magnifico sigillo di Salomone a triangolo di acqua bianca e triangolo di fuoco rosso. Il punto centrale indica la loro fissazione.

 

 

 

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Ai piedi del Mago cresce la rosa. Tra i suoi piedi scorre la fonte che esce dal cavo di una roccia, dietro di lui. Ha eretto il suo altare a cavallo sul passaggio di questi ultimi due. Le sue manipolazioni della coppa, della spada, del bastone e del denaro o sigillo di Salomone provengono dalla fonte che permette la crescita della Rosa?

 

 

 

il-Mago--06.jpg

 

Cos'è questa misteriosa losanga rossa dal contorno blu? Alcune lame presentano nella loro metà inferiore un simbolo che non è racchiuso su fondo di mosaico dorato, come questo. Per gli alchimisti, la losanga può indicare, nella loro notazione grafica, il cinabro, solfato bruno rossastro di mercurio, dello stesso colore di questa losanga o la Stibnite, solfuro di antimonio, di colore grigio scuro.

 

L'insieme di queste figure,che compongono le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare a Dina, ideatore di questo gioco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi perduta.

 

 

il-Mago--07.jpg

 

Qui sotto, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnato e dipinto da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, maestromaître Stanislas de Guaita (1861-1897).

 

 

 

il-Mago--08.jpg

 

 

 

il-Mago--09.jpg

Tarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


LINK al post originale:

Tarot des Avenières, Le Bateleur

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11 novembre 2010 4 11 /11 /novembre /2010 12:58

 

 

 

I tarocchi a mosaico della cappella

 

I muri ricoperti interamente di mosaici presentano le lame del Tarocco di Marsiglia, Lo stile è rivisitato, moderno addirittura Kitsch.

 

 Se ogni lama resta fedele al tarocco classico, delle differenze saltano agli occhi. Innazitutto ogni lama ha uno sfondo che può. a seconda dei casi, apportare degli elementi simbolici nuovi. I personaggi sono vestiti  con abiti di foggia antica, persiana o egiziana. Ai piedi di ogni lama un piccolo cartiglio situato in basso a sinistra indica il suo numero, da 0 a 21. Nell'angolo inferiore destro un altro ospita una lettera ebraica. Sulla metà inferiore della lama sono racchiuse una o più figure rappresentanti generalmente un simbolo planetario o chimico.

 

 

A-sinistra-entrando-nella-cappella.jpg   A sinistra della porta entrando.

 

 

   sopra-la-porta-d-ingresso.jpg

   Sopra la porta d'ingresso.

 

 

 

cappella-blu--volta.jpg

   Lato sinistro della cappella blu

 

 

 

 

cappella-blu--muro-nord-est.jpg

   Lato destro della cappella blu.

  

  

Le carte del tarocco si presentano in disordine, tranne la carta 1 del Bagatto che ci accoglie sin dalla porta d'ingresso. Siamo naturalmente condotti alla seguente, la lama 13, la lama "senza nome", per non pronunciare la parola tabù "la morte".

 

Grazie alla complicità della storia queste carte sono cadute nell'oblio, permettendo la loro conservazione: questo castello è venduto e riconvertito nel 1937 o 1939 in casa di riposo per bambini, animata da suore Orsoline polacche. È fuori questione accogliere le suore in una cappella così solforosa. Delle lastre di legno sono allora poste contro i mosaici, nascondendo quest'ultime sino al soffitto. Non saranno tolte che quaranta anni più tardi per iniziativa di un vecchio allievo delle Avenières, il castello essendo stato trasformato in colleggio privato tra 1950 e 1970, il signor Bertrand Jacquet.

 


 

  

 

Pianta-della-cappella.jpg

 

 Pianta della cappella.


 

 

Le XXII lame dei tarocchi di Assan Dina

 

 

 

Queste XXII lame si ispirano al tarocco di Marsiglia molto più antico e la cui iconografia non si fissa che tra il 1750 e il 1890. Non è questione del suo studio. Soltanto le differenze contano qui. È in esse che cerchiamo il "messaggio delle Avenières", se esiste. Per vederle bisogna tuttavia conoscere il tarocco  più vicino a quest'ultimo. A mia conoscenza si tratta del "Tarot des imagiers du moten-âge" di Oswald Wirth (1860-1943) che fu il segretario di Stanislas de Guaita (1861-1897) a partira dal 1887. Wirth redige un libro sui tarocchi dietro richiesta del suo maestro. Spedisce il manoscritto nel 1922 ad un tipografo che lo perde. Wirth vi vede il segno del destino e si rimette al lavoro. Il libro definitivo è pubblicato nel 1926. Una prima pubblicazione ebbe luogo tuttavia nel 1889. Potete comparare il tarocco di Assan Dina con questa molto rara edizione originale di Wirth, a cui si ispira ampiamente. é dipinta da Oswald Wirth stesso.

 

 




 

Tarocchi des Avenière, il Matto

 

 

Questa carta reca il numero zero. Precede la prima, il Bagatto e segue la ventunesima, il Mondo, permettendo al ciclo di ricominciare. Una luna dardeggia piccoli raggi in alto a destra nel cielo. Essa guarda il Matto, indossante un casco assiro che sta a scrutarla, ignaro degli ostacoli ai suoi piedi che lo faranno cadere. Il cielo è molto nuvoloso, indice di cattivo tempo. Le montagne molto scoscese ricordano che siamo nel massiccio delle Alpi. 

 

Non dobbiamo identificarci con questo ricercatore errante?

 

 

 

 

00--il-Pazzo.jpg

 

 

Per Fulcanelli, nostro alchimista contemporaneo, il Matto è l'emblema del Mercurio dei Filosofi. "Mercurio, egli, appare conn l'aspetto del buffone di corte. Lo vediamo, indossante il cappuccio del pellegrino da cui spuntano due lunghe orecchie... Inoltre, basta ricordare che la parola francese matto [fou] (un tempo si diceva fol) proviene dal latino follis, soffiare nell'usare il fuoco, per evocare l'idea del soffiatore, epiteto sprezzante dato agli spagirici medievali... Conserviamo il ricordo di alcuni disegni rappresentanti un buffone seduto, le gambe incrociate ad X, e nascondente dietro la sua schiena un voluminoso soffietto. Non si potrebbe dunque mostrarsi sorpresi che i buffoni di corte, di cui molti divennero famosi, ebbero un'origine ermetica. Il loro costume variopinto, la loro strana abilità, - essi portavano alla cintura un'ampolla che chiamavano lanterna... Infine, il mercurio, chiamato il matto della Grande Opera, a causa della sua incostanza e della sua volatilità, cede il suo significato confermato nella prima lama del tarocco, intitolata il Matto e l'Alchimista" [Fulcanelli, "Le Dimore Filosofali"].

 

 


matto--02.jpg

 

 

Nella figura sopra, appartenente alla lama del tarocco, al suo centro, si trova una figura che rappresenta un cerchio. I tre toni di blu impiegati danno l'illusione di una sfera.

 

L'insieme di queste figure, che compongono le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Dina, creatore di questo gioco del tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi perduta.


 

 

Matto--tarocchi-Oswald-Wirth.jpg 

Qui sopra, possiamo vedere, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnata e colorata da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

 

LINK ai post originali:

Les tarots en mosaique de la chapelle

 

Tarot des Avenières, le Fou

 

 

 

LINK ad un video You Tube sui Tarocchi des Avenières:

 

 

 

 

 

 

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20 ottobre 2010 3 20 /10 /ottobre /2010 09:11

 

 

   

Le XXII lame di Assan Dina 

 

   

  

Wirth--Tarocchi.jpgLe XXII lame si ispirano fondamentalmente al tarocco di Marsiglia, molto più antico e la cui iconografia si fissa tra il 1750 ed il 1890. Non è qui il caso di farne uno studio dettagliato. Soltanto le differenze contano. È in esse che cercheremo il "messaggio des Avenières", se esso esiste, Per vederle bisogna tuttavia conoscere il tarocco più prossimo a quest'ultimo. A mia conoscenza si tratta del Tarot des imagiers du Moyen-âge[Tarocco degli illustratori del medioevo] di Oswald Wirth (1860-1943) che fu segretario di Stanislas de Guaita (1861-1897) a partire dal 1887. Wirth redige un libro sul tarocco dietro richiesta del suo maestro. Invia il manoscritto nel 1822 ad un tipografo che lo perde. Wirth vi vede un segno del destino e si rimette al lavoro. Il libro definitivo è pubblicato nel 1926. Una prima pubblicazione ebbe luogo tuttavia sin dal 1889. Potete comparare il tarocco di Dina con questa rara edizione originale di Wirth, da cui si ispira ampiamente. Essa è dipinta da Oswald Wirth stesso. Ringrazio il proprietario di questo documento di permetterne qui la sua riproduzione.

 

I mosaici murali che vedremo ad uno ad uno attraverso specifici post, si trovano in quella che è chiamata la "cappella blu".  Vedremo poi il pavimento, il timpano ed il soffitto. Ed infine, la "cappella d'oro" che incastona l'altare.  

 

 

 

 

00, il Pazzo
00. Il Folle.

 

 

 

 

01--Le-Bateleur.jpg
01. Il Mago

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 
02--La-Papesse.jpg
02, La Papessa

 

 

 

  

 

  

 

  03--L-Imperatrice.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  04--L-Empereur.jpg

 

 

 

 

 

 05--Le-Pape.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 06, LìAmoureux

 

 

 

 

 

  07--il-carro.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

  

  

  

  

   08--La-Justice.jpg

  

 

 

 

 

 

 

  09, l'Eremita

  

  

  

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

  10--La-Ruota-della-Fortuna.jpg

 

 

 

 

 

 

 

11--La-Force.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12--l-Appeso.jpg

 

 

 

 

  

   13--la-Morte.jpg

  

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  14--la-Temperanza.jpg

 

 

 

 

 

 

 

  15--il-Diavolo.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16--la-Torre.jpg

 

 

 

   

 

  17--le-Stelle.jpg

 

 

 

  

  

  

  

  

  

 

 

 

 

  18--la-Luna.jpg

 

 

 

 

 

  

   19, il Sole

  

 

 

 

 

 

 

  

  

  

  

  

  

 

 

 

  20--il-Giudizio.jpg

 

 

 

  

 

 

  21--Il-mondo.jpg

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pavimento della cappella blu è costituito da alternanze di quadrati chiari e quadrati con inscritte delle letterine gotiche "IHS". Queste lettere significano "Iesu Homine Salvator" e cioè Gesù salvatore degli uomini, così come si può trovare sugli affreschi di molte chiese, tra cui ad esempio il soffitto della sagrestia del monastero francescano di Cimiez a Nizza.

 

 

 

dallage de la chapelle

Pavimentazione della cappella

  

Il soffitto è interamente ricoperto di mosaici blu, incrostati da un ampio cerchio d'oro. Esso circoscrive i dodici segni dello zodiaco. Delle stelle sembrano formare delle costellazioni in ognuna delle parti definite dalla crociera ogivale. Al centro della crociera ogivale dei proiettori illuminano il soffitto e la cappella.

 

Soffitto-della-cappella-blu.jpg   Soffitto della Cappella blu

 

 

La cappella d'oro e la ricerca della rosa blu 

 

 

La cappella d'oro accoglie l'altare. Non è fatta che per il sacerdote che celebre il mistero eucaristico, il santo dei santi. Vediamo l'altare posto sotto la vetrata, dopo il passaggio costituito dall'arco spezzato nel terzo punto. L'oro esplode già sulle tre facce direttamente visibili dal visitatore.

 

entrata-cappella-d-oro.jpg

  Entrata alla cappella d'oro

  

 

Due tipi di intarsi decorano quest'arco. Sulla parte riguardante il mosaico blu si dispiegano sette teste di angeli. Ognuno di essi coronati da un simbolo planetario o metallico. In maestà, alla cima della volta, si inscrive un cerchio vivo ed al centro apparente, segnato da un punto, simbolo del sole e dell'oro.

  

Da una parte all'altra è circondato da altri pianeti o metalli. Partiamo da basso a sinistra dove si trova la luna. Poi marte e venere salgono verso il sole. Alla sua destra ridiscendono Giove, Mercurio e Saturno.

  

angelo-e-luna.jpg

 Anghelo e Luna

  

 

angelo-e-marte.jpg

  Angelo e marte

 

 

 

angelo-venere-sole.jpg

  Angelo, Venere e Sole

 

 

angelo-giove-mercurio.jpg

  Angelo, Giove e Mercurio

 

 

angelo-saturno.jpg

  Angelo e Saturno

 

 

 

Essendo passati per i pianeti e la loro corsa intorno al sole nello zodiaco, raggiungiamo il mondo degli archetipi in cui soltanto l'idea è rappresentata.

 

L'astrazione, motore invisibile della creazione, è come l'asse del tornio del vasaio attorno a cui l'argilla sale per non lasciarci alla fine che il vaso, vuoto al suo centro. L'oro a profusione su tutti i muri di questa cappella attesta che siamo approdati in un mondo incorruttibile, eterno, il mondo dello Spirito, il mondo delle cause.

 

Sul muro di sinistra si trova una divinità egiziana seduta su di un trono. Sul muro di destra gli corrisponde il dio indù Brahma, il principio creatore, in posizione del meditatore seduto su un loto galleggiante sulle acque cosmiche.

 

cappella-dorata-sinistra.jpg

 Cappella dorata lato sinistro

  

  

 

cappella-dorata-destra.jpgCappella dorata lato destro

 

  

La divinità egiziana è seduta su un trono cubico. Quest'ultimo è posto su fregio composto da un volatile che regge un serpente tra le sue zampe, lotta del fisso e del volatile. Questo motivo è ripetuto otto volte. La dea è munita della piuma di Ammone dualizzata ed anche delle cora di Hathor a forma di lira. Un avvoltoio è posto sulla sua testa, attributo di Mut, la Vita ma anche la Morte, perché chi dà la vita dà la morte. Questa rappresentazione è dunque un condensato  di più divinità. La mano sinistra regge un papiro, la mano destra una chiave della vita, la croce ankh, rosse entrambi, così come la piuma doppia di Ammone sulla testa. Questo colore è un anacronismo nel canone egiziano. Né la doppia piuma né la chiave della vita né lo scettro devono avere questo colore che ricopre anche delle caviglie della divinità seduta come se essa fosse un arrossimento, un riflesso di qualche attività ignea.

  

Ammone è la divinità pià elevata del panteon tebano, l'invisibile, diremmo il Padre. Non si manifesta che attraverso il suo soffio, come lo attestano gli orifiamma che rumoreggiano al vento, sollevati molto in alto nel cielo dai pilastri delle torri dei templi. Questo soffio animatore genera le cose e gli esseri, secondo la legge di affinità. Hat Hor significa la Casa di Horus. Essa è la vacca celeste che porta i semi e li genera. È la legge di Armonia e di Amore perché essa è anche la dea. La lira, strumento musicale, ricorda che tutto si compie secondo dei ritmi nel senso musicale e nel senso fisico del termine. La creazione è un arte musicale, una grande sinfonia? Mut, infine indica che le cose create sono sottoposte al divenire perché transitorie e mortali.

  

Sul lato destro Brahma, primo principe creatore nella teogonia indù, prega, le mani giunte, le gambe incrociate, seduto su un grande lotto galleggiante sulle acque. Soffermiamoci un istante sulla teogonia indù e buddista che da essa è cresciuta. Il fiore di loto rappresenta il ciclo dell'universo, la sua creazione permanente.

  

  

loto

Fiore di loto  

  

Brahmâ porta dei capelli lunghi sino in fondo alla schiena, per indicare il tempo che passa. È un tempo, molto lungo, quasi l'eternità... Ha in testa una corona piramidale a sette piani. Una mandorla luminosa, di forma ovoidale, lo circonda. È il germe di un immenso uovo cosmico di cui l'arcobaleno è il guscio. Quest'ultimo è il luogo pacificato tra il cielo e la terra.

  

Posto al di sopra, il segno dello Yin e Yang blu e rosso è retto da due ali. Esso attira il nostro sguardo verso il vertice della composizione da cui irradia un enorme sole. Un sigillo di Salomone rosso, doppio triangolo dell'acqua e del fuoco invertito, a forma di cuore. La radiazione del sole è indicata da un'alternanza di trentasei raggi lunghi e da trentasei raggi corti. Anche lì il doppio triangolo dell'acque e del fuoco intrecciati, nel cuore del sole, indicano la presenza di un'armonia, di un giusto equilibrio, di nature contrarie pacificate.

  

Sotto questa composizione è scritto:

 

L'UNIVERS È UN UOVO - L'UOVO è UN UNIVERSO

  

A. DINA - 1917

 

 

che evoca il "En to pan"  dei greci, in "in Uno il Tutto", motto del serpente Ouroboros, il serpente che si morde la coda. Quest'ultimo è rappresentato sul mobile in legno ricoperto d'oro contenente i sarcofagi di Tut Ankh Amon di più di 3300 anni fa.

 

Queste due rappresentazioni congiungono il mistero dell'incarnazione dello spirito nella materia e l'azione di quest'ultima sulla prima. È il mistero di tutte le teogonie, riassunte anche in questa cappella dalla presenza dell'altare che ricorda che il "Verbo si è fatto carne".

  

Infatti l agrande epopea cosmica dello spirito e della materia si traduce con un vai e vieni costante dall'uno all'altra sulla grande trama del tempo, tessendo così la Coscienza, indumento dell'universo. Detto in altro modo: "L'umanità è chiamata a generare Dio, cioè a concepirlo, a portarlo in sé ed a donarlo al mondo" come scrive Monsignor Mutien-Léonard, il vescovo di Namur nel 1932.

  

Assan Dina afferma lì la sua fede. Si appoggia sulla cultura indù ricevuto certamente nella sua cerchia famigliare, si serve della sua conoscenza del panteon egiziano classico e li mette in scena nel quadro cristiano di una cappella, senza alcun problema. Ciò segna la prodezza di una spirito non convenzionale fuori del comune che seppe vedere l'Armonia là dove altri non vedono che differenza ed opposizione.

  

In questa ricerca dell'Armonia, della quintessenza delle idee, si iscrive nella ricerca della Risa Blu, che si trova da un aparte all'altra della vetrata eretta sull'altare.

 

Infatti la Rosa Blu è il fiore inaccessibile, il fiore mistico che non esiste sulla terra. Essa simbolizza una ricerca impossibile, la ricerca dell'Assoluto. Da una parte all'altra della vetrata ai piedi del muro sono rappresentati due vasi ad ansa rosso vermiglio, di fattura classica. Da questi vasi escono due roseti, uno rosso con spine, l'altro blu senza. Questi due roseti salgono lungo l avetrata e convergono verso un fiore solare, un bottone di loto. Sta per schiudersi, i suoi petali sono come una fiamma a spirale la cui punta si apre a fiore rosso posto tutto in alto.  

   

 

rosa-blu.jpg

 Rosa blu

 

 

Giunti al termine della visita dei luoghi, volgiamoci verso le persone all'origine di questa costruzione così originale, del castello des Avenières e dei suoi simboli.

 

Due nomi sono emersi: Mary Wallace Shillito, cittadina degli Stati Uniti e Assan Dina, originario dell'Isola Mauritius nell'oceano indiano, piccola isola strappata ai francesi dai britannici nel 1810.

 

Di fronte ad un'origine così dissimile dove nulla poteva portarli ad incontrarsi, quale destino ha potuto legare la trama della loro vita per un tempo della loro esistenza e far sì che essi dessero origine ad un'opera diventata comune, le Avenières? 

 

 

 

 

 [Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK ai post originali: 

Les XXII lames  du Tarot d'Assan Dina 

 

La chapelle d'or et la quête de la rose blue

 

 

LINK ad un video You Tube sui tarocchi di Assan Dina:


 


 

 

 

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18 settembre 2010 6 18 /09 /settembre /2010 08:00

 

 

Il castello des Avenières ed il simbolismo dei mosaici della sua cappella

 

 

Il XX secolo ha prodotto qui una dimora filosofale?

  

Mary Shillito l'Americana e Assan Farid Dina il Mauriziano indo-inglese

  

O la ricchezza dei destini che si incrociano 

 

 

Avenieres-castello--01.jpg

 

 

 

 

 

 

Panoramica del castello des Avenières da You Tube

 

 

 

 

Per alcuni questa dimora veicolerebbe nei suoi simboli la Scienza Sacra, l'alchimia. Essa insegnerebbe la Pietra Filosofale. Per altri questa dimora sarebbe invece la sede di una conoscenza divinatoria, astrologica. Per altri infine, questa dimora non contiene dei messaggi a chiave. Les Avenières sono allora del tutto ma semplicemente un luogo di villeggiatura, di riposo, per non dire di contemplazione del notevole sito naturale in cui questa dimora è situata.

 

Spero che le pagine che seguiranno permetteranno di farvi una propria idea, di tessere i vostri legami.

 

Queste pagine non avrebbero potuto vedere la luce senza i contributi di diverse persone. Innanzitutto ringrazio il signor Odin e la sua famiglia. Essi fanno vivere questa dimora e la mantengono con la loro attività. Il loro sito web sarà indicato tra poco. Essi hanno facilitato enormemente le mie ricerche ed autorizzato la pubblicazione di queste pagine. Nessuna riproduzione o prestito fotografico è permesso senza l'accordo scritto del signor Odin, i link internet sono autorizzati.

 

Dubois.jpgPoi la signora Geneviève Dubois ed il suo notevole Fulcanelli dévoilé[Tr. it.: Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996], edito in Francia nel 1992, solleva una parte del velo su questo castello e la sua storia. Le dedico questo lavoro.

 

Devo anche ricordare il lavoro di conservazione, di restauro degli edifici e di ricerca storica intraprese dal signor Pascal Hausermann, architetto svizzero, che ne fu il proprietario negli anni venti. Pubblicò in Svizzera nel 1994 il solo libro posto in commercio sino ad ora sul castello "Assan F. Dina e la sfinge des Avenières". Beneficiò del lavoro di uno storico amatoriale, il signor R. R. che ha effettuato un enorme lavoro di raccolta e di verifica di documenti. É il lavoro di questo amatore che mi permette in parte di scrivere le pagine storiche.

 

Devo menzionare l'esistenza di numerosi articoli ben documentati pubblicati in riviste erudite della Savoia così come alcuni articoli generici regionali o nazionali.

 

Ringrazio anche i miei amici Jean Raoul L. e Betrand D. che incontrarono questa dimora nel 1985 casualmente. Essi furono il mio primo contatto con les Avenières.

 

Due persone sono anche ringraziate nelle pagine che seguono per via del loro contributo maggiore apportato per rsicoprire l'opera letteraria di Assan Dina, i signori Archer ed il signore F. T.

 

Ringrazio anche i signori Ahmed Cadinouche ed Olivier C., discendente dello zio di Assan Dina, Abou Farud Dina. Senza i loro preziosi documenti importanti elementi di genealogia e di stato civile non sarebbero stati precisati.  Allo stesso modo ringrazio la signora Katia D. P. per le informazioni riguardanti il ramo di Amina Dina, sorella di Assan Dina.

 

 

L'enigma della sfinge del castello des Avenières

 

 

A mezza strada tra Ginevra e Annecy su trova la piccola città di Cruseilles. Da qui serpeggia una strada di montagna attraverso i pini in direzione del monte Salève. A 1.150 metri di altezza si svela, in cima ad una prateria inclinata che si trasforma in un giardino alla francese, questa dimora dallo stile così particolare, edificato tra i 1907 ed il 1913.

 

cartolina-postale.jpg

  Antica cartolina postale del castello des Avenières

 

 

 

 

 

scalinata-del-castello-des-Avenieres.jpg Scalinata monumentale.

 

 

Il  visitatore sale le scale monumentali poste sulla china erbacea. La natura si ordina e addomestica a mano a mano che si effettua la salita verso "il castello". Massiccie siepi di bosso tagliate inquadrano l'ultimo gradino, ai piedi del castello a strapiombo. Due sfingi affrontate l'accolgono.

 

La signora Marcelle Senard, amica della fondatrice di questo castello, scrive alla fine del suo libro Lo zodiaco, chiave dell'ontologia applicata alla psicologia, editore Roth di Losanna, 1948: "La fine del secondo millennio segna una svolta decisiva della nostra storia. È ora l'umanità intera che è confrontata con la SFINGE antica dal corpo di Leone, dalle ali dell'Aquila scorpionica, dal busto Umano; la sua voce risuona sempre più potente e più imperiosa esigendo la soluzione dell'"enigma dell'UOMO". Secondo il fatto che questi saprà oppure non trovare la risposta giusta... entrerà nella via del suo glorioso avvenire oppure verrà divorato".

 

libro-di-Marcelle-Senard.jpg

Si freme davanti a questa prova iniziatica! Vi ricorda nulla?

 

 

 

 

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Sfinge sotto la neve, con scritta VOULOIR (volere).

 

 

 

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  Zoccolo di destra delle sfingi, oggi scomparse.

 

 

 

 

sfinge-lato-sinistro-SAPERE.jpg  Sfinge di sinistra al sole, con la scritta SAVOIR (sapere).

 

 

 

 

 

 

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Sfinge vista dalla scalinata

 

 

 

 

 

Sfinge-innevata.jpg

Sfinge innevata

 

 

La prova della sfinge vi è già stata posta quando avete effettuato la lettura di I Misteri delle Cattedrali, uno dei due libro di Fulcanelli.

 

Siete stati accolti all'inizio del libro da un "frontespizio", disegno dell'illustratore Julien Champagne realizzato nel 1910.

 

Una sfinge simile regge l'Uomo sulla sua zampa destra, vincitore della prova.

 

Ma vi pone anche la sua domanda. Qual è la vostra risposta?

 

frontespizio, 02

 

Fulcanelli  ed il frontespizio del suo libro, Il Mistero delle Cattedrali, Julien Champagne, l'illustratore dei libri di Fulcanelli, dà la sua risposta.

 

È la realizzazione della Grande Opera, la sua ricerca e la sua pratica come spiegata dagli strumenti posti sotto la sfinge.

 

Fulcanelli apre il suo libro con l'enigma della sfinge. Stranamente non fa il minimo commento su questa tavola realizzata sedici anni prima la pubblicazione del suo libro.

 

Termina il suo Il Mistero delle Cattedralicon un'esposizione filosofica sul SAPERE-VOLERE-OSARE-TACERE di Zoroastro che ritroviamo anche qui scolpiti sullo zoccolo delle sfingi. C'è una similitudine filosofica inattesa! Vediamo ora la risposta simbolica data qui ad Avenières.

 

Questa dimora di più di trenta stanze ripartite su tre piani possiede una cappella molto bella, integrata nel corpo dell'edificio al pianterreno, a destra nell'atrio d'ingresso, quando la veranda all'angolo nord est serviva quest'ultima.

 

Vedremo successivamente i personaggi che ne furono gli autori.

 

Prima scopriamo questa cappella la cui particolarità è di essere ricoperta dai muri al soffitto da mosaici che sembrano contenere l'essenziale del messaggio des Avenières.

 

La cappella comprende una prima parte, destinata ad accogliere il pubblico. Tre volte più larga che lunga quest'ultima è coronata da due ogive a crociera che reggono una volta in mosaico blu, costellata da stelle d'oro e dai segni dello zodiaco inscritti in un cerchio. Le mura sono coperte dalle XXII lame del tarocco di Marsiglia, interamente in mosaico policromo.

 

Nell'asse della porta d'ingresso, oltre la parte per il pubblico, si trova una seconda stanza, piccola, rettangolare, interamente ricoperta di mosaici d'oro. È il cuore della cappella, dotata di un altare posto contro il muro del fondo. Quest'ultimo è sormontato da una grande vetrata chiara dai margini blu, recante al centro un cerchio rosso ricoperto con la sigla M in giallo oro. Da parte a parte dell'altare i muri laterali accolgono una rappresentazione molto singolare per una cappella. Sul lato destro Brahma è seduto su un loto, circondato da un mandorlo ad arco baleno. Sul lato sinistro siede una dea egiziana seduta su un trono.

 

Una firma è apposta sotto la figura di Brahma, rivelatrice del nome del suo autore: "A. Dina 1917".

 

Si tratta di Assan Dina, nato a Pamplemousses sull'Isola Mauritius, il 12 aprile 1871, deceduto non lontano da Suez il 24 giugno del 1928, l'istigatore dei mosaici. Di lui ce ne occuperemo prossimamente in modo esaustivo. 

 

  firma di Dina in mosaico La firma di Assan Dina.  

 

 

Spingiamo la porta d'ingresso della cappella ed entriamo

 

porta-d-ingresso-della-cappella.jpg

La porta d'ingresso alla cappella.

 

 

passaggio-di-accesso-alla-cappella.jpgAtrio di accesso alla cappella, al suolo si vede il blasone della proprietaria Mary Wallace Shillito.

 

 

  

 

La pavimentazione del corridoio è ricoperta da alternanze di quadrati rossi e bianchi. I quadrati rossi recano un cigno bianco. Quest'ultimo regge nel suo becco un ferro di cavallo. Alcuni quadrati bianchi sono sigillati con una M decorata con racemi di foglie rosse. Essi fanno riferimento al cognome della proprietaria del castello, la sua fondatrive Mary. Essi sono orientati in modo da essere visti arrivando dalla parte destra della foto, e cioè dall'antica porta d'ingresso. È questo un grande indizio della pianta primitiva del castello ai suoi inizi. Un altro indizio architettonico- che vedremo successivamente- è la testimonianza anch'esso delle modificazioni che avvennero in seguito all'arrivo di Dina.

 

Il cigno bianco reggente un ferro di cavallo è il blasone della famiglia Wallace negli Stati Uniti.

 

La signora Mary Wallace Shillito è dunque un'Americana venuta a vivere in Francia, in questa magnifica regione, considerata come una zona periferica di Ginevra, allo stesso titolo delle rive del lago più clementi. Come Parigi e Nizza, Ginevra è frequentata dall'alta società internazionale negli anni tra 1905-1930.

 

Ora però entriamo nella cappella...

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

  

 

 

 

  

LINK: 

Le chateau des Avenières et le symbolisme des mosaique de sa chapelle

 

L'énigme du sphinx du chateau des Avenières

 

 

 

©La Rue de l'Alchimie

 

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12 settembre 2010 7 12 /09 /settembre /2010 08:00

 

 

Schwaller de Lubicz

 

 

Studio sulla vetrata

 

 

Lavori sulle colorazioni del vetro

 

 

 

 

 

Scwaller--01.jpg

Crogioli serviti alla colata del vetro colorato per le vetrate

 

 

Schwaller de Lubicz, Aor e Isha, studiano la colorazione della vetrata alla stazione scientifica di Suhalia, vicino a Saint Moritz, in Svizzera, tra gli anni 1926-1930. Essi lavorano soprattutto con Burgsthal, Noto per le sue ricerche sulle vetrate.

 

Aor e Isha Schwaller de Lubicz ci lasciano alcune decine di piccoli contenitori che presentano alcune prove di colorazione del vetro nella massa. In ogni bicchiere si trova il risultato di una prova di colorazione chimica, attraverso corpi metallici o minerali. Questo risultato si presenta sotto la forma di frammenti di vetri colorati. Ricostituendo ogni frammento, appare allora un cerchio di vetro di alcuni centimetri di diametro e di uno o due centimetro di spessore.

 

Infatti, ad ogni prova il vetro è colato in un mini stampino circolare, poco profondo. Il vetro raffreddato è sformato e spezzato allo scopo di entrare in un contenitore per essere stoccato. Un pezzo di carta piegato reca la menzione del composto chimico impiegato. Nelle coppelle in terra refrattaria qui sotto possiamo vedere dei frammenti ricostituiti.  

 

 

Schwaller--02.jpg

Vediamo ora la composizione chimica indicata sulla carte di alcuni contenitori:

 

 

 

 

Schwaller--03.jpg

Pagina 1

  

  

 

 

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Pagina 2

 

 

 

 

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Pagina 3

 

 

 

 

 

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Pagina 4

 

 

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 Pagina 5

 

 

 

Schwaller--08.jpg

  Pagina 6

  

   

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK:

Schwaller de Lubicz. Etude sur le vitrail. Travaux sur les colorations dans le verre

 

 

 

©La Rue de l'Alchimie

 

 

 

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8 settembre 2010 3 08 /09 /settembre /2010 08:27

Pierre Dujols

 

e la "Libreria del Meraviglioso"

 

 

 

Pierre Dujols è il patronimico di un uomo diventato mitico per alcuni, quando invece altri non ricordano che l'uomo ha finito la sua vita infermo e nell'indigenza economica.

 

 

PD1.jpg 

 

Fotografia tratta da Ces hommes qui ont fait l'alchimie au XXe siècle, di Geneviève Dubois

 

 

Gli elementi biografici su Pierre Dujols provengono quasi esclusivamente dal lavoro di Geneviève Dubois, editrice del Mercure dauphinois. Essi sono contenuti nel suo Fulcanelli dévoilé [Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, Roma, 1996] del novembre 1992, In Ces hommes qui ont fait l'alchmie du XXe siècle [Gli uomini che hanno fatto l'alchimia del XX secolo], edizioni del Mercure dauphinois, marzo 1999, e in Les nobles écrits de Pierre Dujols et de son frèrs Antoine Dujols de Valois [I nobili scritti di Pierre Dujols e di suo fratello Antoine Dujols de Valois], edizione del Mercure dauphinois, febbraio 2000.

 

Pierre Dujols nasce il 22 marzo del 1862 a Saint-Illide nel Cantal, quasi diciasette anni dopo suo fratello Antoine Dujols. Quest'ultimo è nato il 24 agosto del 1845 a Saint-Illide anch'egli.

 

PD2.jpg

 

 

Sul margine, a sinistra, si vede il sigillo del timbro postale imperiale, impresso sulla carta. Napoleone III ha ancora otto anni di regno davanti a sé. L'avventura politica di quest'ultimo terminerà il 2 settembre 1870, durante il disastro di Sedan di fronte ai prussiani, causa principale del drammatico episodio della Comune di Parigi.

 

Secondo le testimonianze Pierre Dujols trascorre una parte della sua giovinezza nel sud della Francia. Segue i suoi genitori a Marsiglia e diventa allievo dei Gesuiti a Aix-en-Provence. A Marsiglia è giornalista poi a Tolosa dove risiede. Con la sua voce di baritono Pierre Dujols canta in un coro. Con un amico pubblica un libro di raccolta di canti popolari. Sua madre, che è del mezzogiorno, non parla che il provenzale. L'ignoranza del francese ufficiale è frequente durante quest'epoca in diverse regioni della Francia. Sua moglie, la Signora Charton, che egli sposa nel 1887, ama pregare la sera guardando il sole tramontare. È di Hennebont, in Bretagne, dove è nata il 2 febbraio 1868. É descritta dalla Dubois come dotata di chiaroveggenza, che compie dei sogni premonitori, legge le linee della mano e le carte.

 

Poi Pierre Dujols torna a Parigi con sua moglie dove essi risiedono al 47 rue Henri-Barbusse, nome attuale. Un segno del destino? Infatti Henri Barbusse fu un membro della fraternità dei Veglianti di Schwaller de Lubicz.

 

Pierre Dujols apre la Librairie du merveilleux al 76, rue de Rennes, a Parigi, nel 1909. È specializzato in esoterismo. All'epoca si parla di occultismo.

 

Sin dall'inizio redige un catalogue périodique d'ouvrages anciens et modernes, neufs ou d'occasion [Catalogo di opere antiche e moderne, nuove e di occasione]. Il primo catalogo non è datato ma è probabilmente dell'inizio del 1909. L'anno compare sulla copertina del secondo catalogo. Il nome del suo associato, A. Thomas, è scritto sul terzo catalogo. La serie continua sino al numero XV. Al numero XVI il catalogo cambia aspetto grafico e si intitola "Quarto anno, XVI (Vecchia serie), Numero 1, aprile 1912".

 

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Grazie alla generosità di una persona appassionata, per la prima volta una parte di queste notizie sono accessibili a tutti qui sotto. Si tratta del notiziario dal numero 1 del 1912 al numero 7 dell'agosto 1913, l'ultimo pubblicato da Pierre Dujols. In questa seconda serie il nome di A. Thomas è sparito. Non collabora più a questo catalogo.

 

A. Thomas comincia a pubblicare, da parte sua, sin dal novembre 1909 la rivista La Gnose, e fa uscire il primo numero. Anche se i nomi del direttore, redattore in capo e segretario della redazione corrispondono ai rispettivi pseudonimi di Palingenius, Marnés e Mercuranus, ogni corrispondenza deve essere indirizzata a M. A. Thomas, 76, rue de Rennes. L'amministrazione è a "La Libreria del Meraviglioso", allo stesso indirizzo.

 

 

 

Per leggere i notiziari, in formato PDF, cliccare sulle foto qui sotto

  

 

 

 Dujols_Notice1.jpg (19560 octets)    

  Notiziario 1, aprile 1912

 

 

 

Dujols_Notice2.jpg (19006 octets)

Notiziario 2, giugno 1912

 

 

 

Dujols_Notice3.jpg (17817 octets)

  Notiziario 3, ottobre 1912

 

 

 

Dujols_Notice4.jpg (17120 octets)

 Notiziario 4, dicembre 1912

 

 

 

Dujols_Notice5.jpg (17431 octets)

 Notiziario 5, marzo 1913

 

 
 
  Dujols_Notice6.jpg (16409 octets)
 Notiziario 6, giugno 1913

 

 

 

 

Dujols_Notice7.jpg (17292 octets)
  Notiziario 7, agosto 1913
 
Avviso per i lettori: cerco gli esempleri precedenti per riuscire a ritrovare la serie completa e mettrela a disposizione di tutti 

 

 

Tra le conoscenze di Pierre Dujols si trovano la cantante Emma Calvé, amica di Natalie Clifford Barney, "l'Amazzone" della Parigi lesbica; l'abate Mugnier, artefice della conversione di Joris-Karl Huysmans. Pierre Dujols accoglie alla sua tavola l'aqlchimista L. Faugeron. Si recano anche al domicilio parigino Julien Champagne e René Guenon.

 

L'alchimista Henri Coton-Alvart indica: "Julien Champagne ha spigolato molte cose presso Dujols al quale faceva credere di sapere". Henri Coton-Alvart renderà un vibrante omaggio postumo a Pierre Dujols, nel 1932, "il suo Maestro", come vedremo successivamente.

  

Oltre a queste notizie bibliografiche, Pierre Dujols è anche l'autore, con lo pseudonimo di Magophon, dell'ipotiposi del Mutus Liber, nella sua riedizione del 23 giugno 1914. Quest'ultima ha una tiratura di 285 esemplari numerati e firmati dalla mano dell'editore, Emile Nourry. Nel suo commentario introduttivo di dodici pagine egli introduce diversi nuovi termini che saranno riutilizzati in seguito da Fulcanelli.

  

Per esempio, all'inizio del suo testo egli sottolinea l'esistenza di una lingua a doppio senso, diplomatica. Cita anche il libricino della Compagnia di Gesù Typus Mindi, senza nominarlo ma riportando la tavola 17 in cui l'impronta del re sormontata dal globo crucifero si ritrova invertito su un foglio retto da un angelo in una casa oscura.

 

Ahimè, la malattia lo ghermì nel 1911. Nel 1915 una fotografia lo mostra alla sua finestra grande aperta, in rue Le Verrier. Si regge tenendosi aggrappato al parapetto, sostenuto dalla sua sposa. Ha i tratti tirati, i capelli bianchi ed anche una lunga barba bianca. Un pesante mantello gli copre le spalle. Somiglia ad un vegliardo affaticato ma non ha che 53 anni. Sua moglie sembra molto più giovane di lui. Eppure non ha che sei anni meno di lui. Secondo i suoi intimi muore di una crisi di uremia e non dell'artrosi che lo ha reso invalido, bloccandogli le articolazioni inferiori. 

 

Dujols_tombe_1.jpg

La tomba di Pierre Dujols e della sua sposa in un cimitero parigino

 

 

 

Dujols_tombe_2.jpg

Lastra della tomba di Pierre Dujols e della moglie con i loro rispettivi nomi

 

 

Pierre Dujols fu il maestro di Julien Champagne che gli dedicò una foto del suo laboratorio.

 

 

 

 

Champagne labo, 01

Fotografia del laboratorio di Julien Champagne

 

 

 

 

Più commovemte ancora, nel 1932, l'alchimista Henri Coton-Alvart gli dedicò una poesia postuma.

 

 

 

 

Dujols_Coton-Alvart.jpg

Omaggio postumo di un altro discepolo, l'alchimista Henri Coton-Alvart (1894-1988) al suo maestro Pierre Dujols.

 


 


  Tomba di Pierre Dujols

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK:

Pierre Dujols et la "Librairie du merveilleux"

 

 

 

 

©La Rue de l'Alchimie

 

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28 agosto 2010 6 28 /08 /agosto /2010 22:04

 

 

Fulcanelli l'alchimista

 

 

Julien Champagne illustratore dei suoi libri

  

  

(23 gennaio 1877 - 26 agosto 1932)

 

 

 

 

Champagne_labo--01.jpgFoto del laboratorio di Julien Champagne, illustratore di Fulcanelli. Il bordo di questa foto reca in basso a destra una dedica di Julien Champagne al suo maestro Pierre Dujols (documento inedito).

 

 

frontespizio--02.jpg

Frontespizio di Il Mistero delle Cattedrali, disegnato da Julien Champagne nel 1910 e pubblicato nel 1926 in questo libro.

 

 

autoritratto--03.jpg

Autoritratto di Julien Champagne, in cui si fa chiamare "Fulcanelli", dipinto in casa di Schwaller de Lubicz a Grasse (Alpes-Maritimes) verso il 1930 (documento inedito).

  

 Julien Champagne, la Femme Universelle

Dipinto alchemico di Julien Champagne. L'animazione. Disegnato da Julien Champagne nel 1910, edito nel 1945 nel libro di Eugène Canseliet Due siti alchemici.

 

 

Partiamo da cose sicure e ben note: due opere di alchimia portano come nome d'autore lo pseudonimo "Fulcanelli". Chi vi si nasconde dietro? Perché Il primo libro di Fulcanelli si intitola Il Mistero delle Cattedrali l'interpretazione esoterica dei simboli ermetici della Grande Opera ed il secondo Le Dimore Alchemiche ed il Simbolismo ermetico nei suoi rapporti con l'arte sacra e l'esoterismo della Grande Opera. Queste due opere sono diventate note presso il grande pubblico, pur la pubblicazione avendo avuto luogo quasi un secolo fa e l'autore essendo rimasto anonimo.

  

Qui potete scaricare integralmente l'edizione originale delle due opere in formato PDF: " Fulcanelli, solo testo integrale" (4Mo) e "Fulcanelli, testo ed illustrazione(80Mo).

 

Studiamo innanzitutto il deposito legale alla Biblioteca Nazionale di Francia (BNF):

  

"Autore: Fulcanelli (pseudonimo di Jean Julien Champagne); Titolo: Fulcanelli. Le Mystère des cathédrale et l'interprétation ésotérique des symboles hermétiques di Grand-Oeuvre. Préface de E. Canseliet, F. C. H. Opera illustrata con 36 tavole dai disegni di Julien Champagne [Testo a stampa]; Pubblicazione: Nogent-le-Rotrou, tipogr. P. Daupeley-Gouverneur; Parigi, Jean Schemit, libraio, 52 rue Laffitte, il 25 settembre 1926. in-8°, 150 p. [94444]; Altro autore: Canseliet, Eugène (1899-1982). Prefatore.

  

Autore: Fulcanelli (pseudonimo di Jean Julien Champagne); Titolo: Fulcanelli. Le Dimore Filosofali ed il Simbolismo ermetico nei suoi rapporti con l'arte sacra e l'esoterismo della Grande Opera. Prefazione di Eugène Canseliet, F. C. H. Operaillustrata con 40 tavole, dai disegni di Julien Champagne [Testo a stampa]; Pubblicazione: Nogent-le-Rotrou, tipogr. P. Daupeley-Gouverneur; Parigi, Jean Schemit, libraio, il 22 novembre 1930. In 8°, XI-351 p. [1823].

  

Quando volete consultare le edizioni originali, vi imbattete nella dicitura "disponibilità: assenza constatata (dopo controllo)" il che significa che le opere originali di Fulcanelli sono state rubate.

  

Femme_matras.jpg (7224 octets)Cosa ci insegna "l'Encyclopédie Universalis", sito sostenitore di un sapere universitario?

 

"Non sappiamo nulla dell'autore che si firmava "Fulcanelli", Il Mistero delle Cattedrali (Parigi, 1926) e Le Dimore Filosofali (Parigi, 1930), apparsi tra le due guerre mondiali, si imposero di colpo all'attenzione degli appassionati di alchimia così come degli storici dell'arte.

  

Il suo nome ermetico, che sembra una combinazione di "Vulcano e di Elio", non permette di identificarlo. Il segreto è rimasto ben custodito. In Il Mattino dei maghi, Jacques Bergier sostiene di averlo conosciuto. Sarebbe stato ingegnere alla Compagnia del gas. Lo si identifica spesso con Jean Julien Champagne, morto nel 1939 e illustratore dell'edizione originale, a volte con Rosny il maggiore (aîné) o anche con il libraio Pierre Dujols. Altre identificazioni più fantasiose, e che restituiscono corpo al mito di Nicolas Flamel, considerano Fulcanelli come un adepto immortale e pluri-centenario.

 

Il suo principale discepolo, Eugène Canseliet (1899-1982), alchimista conosciuto al grande pubblico ed autore di molte opere, afferma di aver frequentato a lungo Fulcanelli, che avrebbe trovato la pietra filosofale e l'immortalità, ma si rifiuta di fornire qualsiasi informazione precisa. Entrambi si dichiarano appartenenti ad una misteriosa società segreta, La Fraternità di Eliopoli, le cui origini risalirebbero all'Egitto dell'inizio dell'era cristiana...

 

Le affermazioni di questo misterioso personaggio sono interessanti. Egli ha voluto mostrare innanzitutto che i capolavori dell'arte gotica devono essere interpretati essenzialmente come l'espressione di un pensiero alchemico, e che degli adepti supervisionarono questi lavori. Se sembra difficile ammettere tutte le affermazioni dell'autore, quest'ultimo ha almeno avuto il merito di attirare l'attenzione del pubblico.

 

Femme_matras.jpg (7224 octets)Infine cosa sappiano di vero su Fulcanelli? Chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

  

Due testimonianze dirette sono innegabili.

  

Innanzitutto citiamo Robert Ambelain (1907-1998), specialista dell'esoterismo, autore di molte opere. Egli ha conosciuto Julien Champagne. In un articolo intitolato Jean Julien Champagne, alias Fulcanelli, pubblicato nel 1962, n° 8 della rivista "La Tour Saint Jacques", dalle pagine 181 a 204, spiega che Julien Champagne era chiamato "il mio maestro" da Eugène Canseliet quando costoro si presentarono presso l'editore dei Fulcanelli, Jean Schemit...

  

Vediamo poi la venuta di Julien Champagne a casa René Schwaller de Lubicz, detto "Aor", e la sua compagna "Isha".

  

Qui sotto abbiamo un autoritratto di Julien Champagne, realizzato verso il 1930, a Lou Mas de Cocagnu, a Plan de Grasse, presso l'abitazione degli Schwaller de Lubicz, Aor e Isha, esoteristi noti per i loro lavori sulla mistica, La ricerca delle tinture dulle vetrate, ma anche l'alchimia operative e l'egittologia.

  

Julien Champagne si faceva chiamare "Fulcanelli" quando viene ricevuto presso gli Schwaller de Lubicz. La domestica di Aor, Nanette, e la nuora di Isha, Lucie Lamy, testimoniano di questo fatto.

    autoritratto grande 

Oltre a questo autoritratto, gli Schwaller de Lubicz hanno il molto raro privilegio di aver ricevuto da Fulcanelli il suo libero con dedica di sua mano, Il Mistero  delle Cattedrali

  

Sotto è possibile vedere questa straordinaria dedica. È la seconda conosciuta di Fulcanelli, dopo quella destinata al suo amico Jules Boucher (1902-1955), riprodottta per la prima volta nell'articolo  di Robert Ambelain.

 

 

Fulcanelli dedica 

Questo libro era nella biblioteca di René Schwaller de Lubicz, detto Aor, e della sua compagna Jeanne Germain, chiamata Isha con il suo "nomen mysticum". Vi propongo di vedere un video do 2' 30" sulla scoperta nel 1989 della dedica di Fulcanelli a René Schwaller de Lubicz.

  

Dopo lo zoom sulla dedica vedrete nel video qui sotto alcuni dei libri di alchimia della loro favolosa biblioteca provenienti da "Suhalia", nome della stazione scientifica degli Schwaller a Saint-Moritz in Svizzera, in cui erano con il loro gruppo di esoteristi alcuni anni prima.

 

 

Dedica di Fulcanelli del suo libro a Schwaller de Lubicz
  

Video girato nel 1988 che mostra l'autoritratto realizzato da Julien Champagne, uno schizzo di Champagne di Schwaller de Lubicz, annotazione sul retro: "Fulcanelli- Aor- 1930", l'attestazione di presenza al decesso di Julien Champagne inviato dalla signora Gaston Devaux, sorella di Champagne, a René Schwaller de Lubicz, la lettera della signora Devaux a René Schwaller de Lubicz contenente la richiesta di prendersi in carico delle spese della lastra tombale, con l'inscrizione "Apostolus Hermeticae Scientiae".

 

 

 

  Fulcanelli dipinge il suo ritratto nell'abitazione di Schwaller de Lubicz
 
 
 
 
 
champagne--tomba.jpg
Tomba di Julien Champagne
 
Julien Champagne detta le sue ultime volontà a sua sorella prima della morte avvenuta il 26 agosto 1932 al suo domicilio rue Rochechouard. Quest'ultima le rende note a René Schwaller de Lubicz da una lettera redatta il 21 settembre 1933. René Schwaller de Lubicz paga le spese di incisioni della lastra mortuaria. La lastra commemorativa è stata rubata anch'essa. Dava fastidio a qualcuno? Julien Champagne non merita un ultimo omaggio in quanto Apostolo delle scienze ermetiche? Era in marmo bianco e recava l'iscrizione:

 

Qui riposa

 

Julien Champagne

 

Apostolus Hermeticae Scientiae

 

1877-1932

 

 

L'espressione "A. H. S.", qui impiegata da Julien Champagne, si ritrova esattamente nelle due dediche note di Fulcanelli. La seconda, quella riportata poco sopra, è della mano dello stesso Champagne, come indicato da Lucie Lucie Lamie, nuora di Schwaller e Nanette sua domestica, che entrambe hanno vissuto quest'avvenimento a Plan-de-Grasse.

 

Allora, Julien Champagne è Fulcanelli?

 

Lo è quando scrive di suo pugno il famoso pseudonimo come dedica su di un Il Mistero delle Cattedrali a René Schwaller de Lubicz.

 

Usurpa forse questo pseudonimo? Schwaller accetta la dedica fatta sotto questo nome. Egli stesso esegue uno schizzo di Fulcanelli con l'inchistro rosso. Scrive sul retro del ritratto "Fulcanelli-Aor 1930". Questo ritratto è posto nella tromba delle scale della sua villa "Le Mas de Cocagnou" situata al Plan-de-Grasse, nel Mezzogiorno. Ho tenuto questo ritratto tra le mani e letto il retro.

 

Ne fa fare una copia, successivamente, riprodotta qui sotto

 

 

Champagne-schizzo.jpg

  

Questo ritratto rappresenta Julien Champagne, all'età di 53 anni, due anni prima della more

 

 

 

Julien Champagne era egli stesso un alchimista?

 

Nella foto qui sotto Julien Champagne è rappresentato seduto dietro una tavola, in una stanza trasformata in laboratorio.

 

Questa foto ricorda l'articolo pubblicato nella rivista "La Tour Saint-Jacques" n° 8 di gennaio/febbraio 1957 "Robert Ambelain contro Eugène Canseliet", in cui queste due persone discutono sull'identità di Fulcanelli. In quest'articolo è pubbicata una foto, intitolata a pagina 208: "Jean_Julien Champagne nel suo laboratorio". La foto inedita qui sotto ci mostra la stessa stanza diversamente sistemata. Questa foto è molto invecchiata ma l'interesse si trova in basso a destra. Il suo margine reca la seguente scritta:

 

A P. Dujols

 

...(omaggio di un giovane .....polo)

 

J. Champagne

 

 

 

 

 

 

 

laboratorio-grande.jpg  

La foto originale è valorizzata da una cornice. Sull'angolo inferiore destro di quest'ultima è apposta la dedica manoscritta. Essa è rivolta a Pierre Dujols. Questa foto si trovava tra i suoi effetti alla sua morte. Una copia fotografica è eseguita per la sua famiglia e comprende la cornice stessa.

 

È questa seconda fotografia, fotografia di una fotografia, che vedete qui sopra. Essa è di modeste dimensioni: 12, 7 X 8,8 cm. Vedremo più in là i dettagli di questa foto.

 

La dedica a Pierre Dujols è una vera rivelazione.

 

Quest'ultimo è dunque il maestro in scienze ermetiche di Julien Champagne. Vedremo altrove che è anche il maestro in scienze ermetiche di Henri Coton, detto Alvart come nome mistico, o Henri Alvart F.O.E., Fratello dell'Ordine d'Elia, o Henri Coton-Alvart. René Schwaller de Lubicz appartiene anch'egli a quest'ordine, composto da dodici membri al suo vertice, dodici cavalieri che portano la spada e la toga bianca come si deve tra gente per bene.

 

René Schwaller de Lubicz conosce dunque Henri Coton. Uno è "amico e discepolo di Fulcanelli", l'altro così come Julien Champagne discepolo di Pierre Dujols.

 

Abbiamo qui una prova in più dell'operatività di Julien Champagne.

 

 

 

Allora, se Julien Champagne è anche un alchimista operativo, che lavora al fornello o alla storta, ha lasciato degli scritti ermetici?

 

 

Sono noti tre documenti. I primi due consistono in annotazioni alchemiche di libri ai loro margini. Il terzo è un manoscritto inedito intitolato "La via minerale" custodito segretamente sino ad oggi in cui Archer, nel suo eccellente blog dedicato a Julien Champagne, mette a consocenza di tutti alcune pagine di questo eccezionale documento.

 

Il primo documento:

 

Nella biblioteca di Jules Boucher si trova un esemplare del 1920 di un libro di Stanilas de Guaita, lefs de la magie noire, annotato. Jules Boucher (1902-1955) assicura nelle sue note che queste ultime sono di Fulcanelli. Non vi sono legami stabiliti con julien Champagne, ma quest'opera è ornata in prima pagina dall'ex libris di Jules Boucher, disegnato da Julien Champagne!

   

 

 

ex-libris.jpg

 

 

Robert Amadou, in un articolo di "L'autre monde", numero 76 del 1983.

 

Il secondo documento: Julien Champagne possiede il libro di Pott, professore di chimica a Berlino, "Dissertazioni chimiche", tradotte e pubblicate in francese nel 1759. Fulcanelli cita a lungo e per due volte quest'autore. Julien Champagne inserisce due note manoscritte nei margini, alle quali giustappone il suo ex libris con l'inchiostro rosso "spagiria". Queste note mostrano che Julien Champagne conosce bene gli autori alchemici, i termini chimici contemporanei così come la pratica di laboratorio.

 

 

 

Champagne_Pott1a.jpg

Libro di Pott "Dissertazioni chimiche" annotate da Julien Champagne.

 

 

 

Allora, se Julien Champagne è anche un alchimista operativo, che lavora al fornello o alla storta, ha potuto egli redigere le opere di Fulcanelli?

 

 

L'alchimista Henri Coton, detto Coton-Albert, è in corrispondenza con un alchimista di Barcellona, Josè Gifreda. Quest'ultimo è menzionato pubblicamente da Eugène Canseliet.

 

Josè Gifreda e Eugène Canseliet si scambiano una voluminosa corrispondenza. Al decesso di Josè Gifreda i suoi eredi trovano una corrispondenza di circa 130 lettere di Eugène Canseliet. La prima lettera di Canseliet data al 1930. Essa parla della "lettera G". Egli lavorava, secondo uno dei suoi eredi, con la galena. La prima volta in cui Canseliet lavorò con l'antimonio, fu verso il 1950, grazie ad un pezzo di antimonio nascosto sotto un dolce che gli offrì il suo amico di Barcellona, benché Canseliet conobbe questa terra già da molto tempo.

 

Josè Gifreda riceve così alcune lettere di Henri Coton-Alvart. Una di esse dice: "Non capisco la pubblicazione dei libri di Fulcanelli, infatti il mio amico Pierre Dujols mi aveva fatto leggere i manoscritti e li ha passati a qualcun altro che li ha pubblicati sotto il nome di Fulcanelli. Me li sono procurati, ma me ne sono presto sbarazzato. È un'impostura. Posso parlarne, ho conosciuto tutti i protagonisti di quest'epoca".

 

La testimonianza di questo ingegnere-chimico è chiara. Gli eredi di José Gifreda pubblicarono queste lettere, parte della Storia, all'intenzione di tutti? Aspettando avendo avuto queste lettere tra le mie mani, ne rendo testimonianza.

 

Nell'attesa avendo avuto queste lettere tra le mie mani, ne do testimonianza.

 

Cosa dobbiamo pensare di tutto ciò? Pierre Dujols presta ad Henri Coton, uno dei suoi discepoli, dei manoscritti. Dopo la lettura Henri Coton li restituisce, senza fornire alcun giudizio noto. Alla pubblicazione di Fulcanelli parla di impostura. Questo termine significa "inganno di una persona che si fa passare per ciò che non è". Per Coton questo Fulcanelli apparso così a titolo di redattore di queste opere è un impostore. Coton sa infatti da dove esse provengano.

 

Sfortunatamente non siamo maggiormente illuminati. Infatti è risaputo che un libraio-editore riceva dei manoscritti in via di pubblicazione. Il libario lo dà da leggere ad un comitato di lettura che validerà o meno l'interesse del manoscritto. Henri Coton svolge questo ruolo presso il suo amico libraio-editore ed allo stesso tempo suo Maestro in scienze ermetiche?

 

Quando il Mistero delle cattedrali è pubblicato, nel 1926, Julien Champagne ha 49 anni. È troppo giovane  per aver potuto scrivere una tale opera?

 

Fulcanelli scrive: "Ci rifiutiamo energicamente a riconoscere una donna di 25 anni (Jeanne de Vivonne, a Dampierre sur Boutonne) come beneficiaria di una sceinza che esige più del doppio degli sforzi e studi assidui...". Attraverso quest'esempio Fulcanelli menziona una durata di una cinquantina d'anni come tempo di studi necessari per poter realizzare la Grande Opera. Questo tempo può sembrarci oggi molto lungo, troppo lungo.

 

In difetto di poter sapere se Julien Champagne ha redatto le opere di Fulcanelli, per lo meno le ha illustrate. È gioco forza allora di constatare che egli disegna il frontespizio di I Misteri delle Cattedrali" molto prima. Infatti questo disegno alchemico è stato pubblicato sin dal 1912 nel terzo catalogo della famosa "Librairie générale des sciences occultes" fondata da Henri Charconac. È il luogo di incontro invevitabile del gran mondo della Parigi esoterica. 

 

Champagne_Chacornac.jpg

 

Provenienza da collezione privata, ringraziamo per la condivisione.

 

 

Questo catalogo è composto da alcuni capitoli: magnetismo, chiromanzia, cabala, magia, astrologia, alchimia... All'inizio di ogni capitolo Paul Charconac, che dirige la libreria con suo fratello Louis, in seguito al decesso del loro padre il 28 maggio 1907, redige una breve introduzione impreziosita da un'illustrazione. Al capitolo "Alchimia", Paul Charconac inserisce questa magnifica tavola di Julien Champagne.

 

 

 

Chacornac_catalogo.jpg

 

 

 

Jean Artero, autore contemporaneo, fu il primo a segnalare ciò nella sua opera Présence de Fulcanelli pubblico presso Arqa nel 2008.

 

Una differenza salta agli occhi: il disegno di Julien Champagne ad illustrazione di questo catalogo non è datato, mentre nella pubblicazione di Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli il disegno si ritriva datato al 1910. Questa data si trova inserita in basso sulla sinistra del disegno, in modo simmetrico alla sua firma, posta in basso a destra "J. Champagne".

 

Nel 1910, egli dipinge anche la vetrata dei Saints-Innocents, acquarello che si ritrova in seguito in Il Mistero delle Cattedrali. Poi nel 1911 dipinge la vetrata della cappella di san Tommaso d'Aquino, a Parigi. Quest'acquerello trova posto anche nella stessa opera quindici anni dopo.

 

Generalmente l'editore di un'opera cerca un collaboratore per illustrare un manoscritto una volta che ha deciso di pubblicarlo. Qui, nel caso di Julien Champagne, la decisione di pubblicare il manoscritto risale al 1910 o prima? Impossibile, a vedere i riferimenti bibliografici nelle note che sono per alcune posteriori a questa data. Dobbiamo allora pensare che il testo e le illustrazioni sono state fatte congiuntamente? Possiamo anche pensare che il testo avrebbe preso corpo e sarebbe venuto in appoggio ad illustrazioni già parzialmente eseguite, essendo esse stesse il riflesso di una riflessione condotta a questo soggetto da una persona o un piccolo gruppo di persone?

 

Guardiamo la fotografia, elemento per elemento, del laboratorio di Julien Champagne  dotato di dedica del suo Maestro in scienze ermetiche Pierre Dujols e compariamola al frontespizio di Il Mistero delle Cattedrali.

 

   

Champagne_labo_frontispice.jpg

 

Per completare la nostra conoscenza di Julien Champagne bisogna fermarsi sulla sola sua pittura alchemica nota sino ad oggi, "La femme sur une tête de mort dans un matras de verre" [La donna su un teschio in un matraccio di vetro]. Ci insegna a conoscerlo meglio.

 

 

donna matraccio, 04

 

Allo stesso modo fermiamoci sul disegno originale di Julien Champagne della vergine dei metalli planetari di Notre-Dame di Parigi.

 

metalli planetari

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale: 

Fulcanelli l'alchimiste, Julien Champagne l'illustrateur de ses livres

 

 

 

 

 

 

©La Rue de l'Alchimie

 

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24 agosto 2010 2 24 /08 /agosto /2010 09:26

 

 

Fulcanelli

 

La via dell'Alchimia

 

attraverso l'architettura i libri e gli alchimisti

  

 

Ex-libris de Julien Champagne SPAGIRIA

Ex libris di Jean Julien Champagne

 

 

 

 

Il presente blog è la traduzione italiana dell'eccelente sito La Rue de l'Alchimie che si occupa prevalentemente dell'alchimista francese noto come Fulcanelli e del suo ambiente culturale, esso quindi si affianca al blog, anch'esso di traduzione da me curato da più di un anno dedicato a Jean Julien Champagne ed opera di Archer. Entrambi i blog, quindi si complementano ed esaltano a vicenda.

 

Il lettore che conosca il francese può utilmente riferirsi alle opere complete di Fulcanelli sono scaricabili qui in formato PDF.

 

Diciotto video sul canale video You Tube, dell'autore del sito La Rue de l'Alchimie, sono consultabili e raccomandati quali materiale illustrativo complementare ai saggi che saranno presto tradotti e posti on line, essi hanno una durata di 1H e 10'.

 

 

 

 

alchimia.jpg

 

Fulcanelli ci dice nel suo Il Mistero delle Cattedrali: "l'alchimia vi è rappresentata con una donna la cui testa tocca le nubi. Seduta su un trono, regge con la mano sinistra uno scettro, insegna di sovranità, mentre con la destra regge due libri, uno chiuso (esoterismo), l'altro aperto (essoterismo). Rette tra le sue ginocchia ed appoggiata al suo petto si erge la scala dai nove gradini, scala philosophorum, geroglifico della pazienza che deve essere posseduta dai suoi fedeli, nel corso delle nove operazioni successive del lavoro ermetico".

 

Alla sua sinistra una donna inalza un matraccio. Esso contiene la quintessenza delle piante, le digitali situate dietro di lei, piante tossiche. Si tratta di un male da cui l'arte può ricavare un bene. A destra, l'altra donna regge un astrolabio, strumento astronomico. Il punto comune di queste tre raffigurazioni è quello di permettere di manifestare l'invisibile, che si tratti in possibilità naturali o comprensione di leggi sottili.

 

Queste pagine illustrano le opere di Fulcanelli attraverso numerose foto che ne rappresentano la trama. Molti lettori non potranno vedere i monumenti in questione, queste fotografie sono allora un aiuto ed un complemento ai testi di Fulcanelli.  

   

Fulcanelli, il mitico adepto parigino degli anni Venti, ha publicato due opere: I Misteri delle Cattedrali (vedere laFoto dell'edizione originale) e Le Dimore Filosofali, editi negli anni tra il 1926-30 e da allora ristampati regolarmente presso Jean-Jacques Pauvert.

 

Fulcanelli dimontre che l'alchimia, ben prima che sui libri si carta, si basava sui libri di pietra sviluppati sui muri di cattedrali e palazzi. È sulle tracce di questi libri di pietra e di carta che co basiamo soprattutto oggi.

 

Infine è sulle tracce di Fulcanelli stesso che partiamo anche. Infatti, attraverso l'opera, è l'uomo, nascosto sotto lo pseudonimo Fulcanelli, che cerchiamo di imparare.

  

  

  

 

 

Fulcanelli e l'agnello dell'Apocalisse dai sette occhi. Affresco di una chiesa romana della Catalogna.

Fulcanelli apocalypse.jpg (27340 octets)

Fulcanelli cita tredici volte l'Apocalisse nelle sue due opere.

Frontespizio di Julien Champagne illustrante I misteri delle Cattedrali di Fulcanelli.

Fulcanelli et le frontispice de Julien Champagne

Julien Champagne, illustratore delle opere di Fulcanelli

La Forza di Michel Colombe, commentata da Fulcanelli in Le Dimore Filosofali.

Fulcanelli alchimie alchemy force.jpg (17172 octets)

Fulcanelli, pseudonimo utilizzato dall'autore per nascondere il suo patronimico.

 

  

 

 

Mi auguro che la bellezza dei simboli qui riuniti vi solleciti, vi commuova, vi attiri. Attraverso questi luoghi di pellegrinaggio segnalati da Fulcanelli, vi invito alla scoperta di un patrimonio storico e simbolico. La sensibilità e l'intuizione possono avervi la meglio rispetto alla ragione e l'intelletto.

 

Questo sito, Fulcanelli e la via dell'alchimia, è un po' un crocevia, un ripostiglio in cui le cose sono poste alla rinfusa. Esso è in perpetua evoluzione. Amico lettore, buona navigazione in questo labirinto che vuole essere una versione ad immagini dei libri di Fulcanelli.

 

La via dell'alchimia esiste realmente. Essa è situata in una bella città della Francia. In questa via non vi sono edifici. Nessuno dunque può avere quest'indirizzo!

 

 

via-dell-alchimia.jpg

 

 

 

Questa foto è presa dal capezzale della cattedrale di Bourges, nel dipartimento del Cher, nel centro della Francia. Fulcanelli ci parla del palazzo Lallemant e dei suoi cassoni alchemici della sua cappella e del simbolismo del palazzo di Jacques Coeur, tesoriere di Carlo Carlo VII.

 

Questo sito, iniziato nell'aprile del 2001, contiene più di 500 foto suddivise in più di 500 pagine e 15 Go di video ospitati sul mio canale video su You Tube, dedicato all'alchimia ed ai suoi uomini.

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

 

 

 

LINK al post originale:

Fulcanelli, la rue de l'alchimie à travers l'architecture, les livres e le alchimistes

 

 

©La Rue de l'Alchimie

 

 

 

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