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31 marzo 2012 6 31 /03 /marzo /2012 07:00

L'opera scientifica

Dina, 01

 

 

 

 

5B Assan Dina, il progetto del più grande osservatorio di Francia


Assan Dina ci trasmette la sua visione del mondo. Per questo egli utilizza le carte da gioco del tarocco sui muri della cappella blu, vestiti di simboli chimici e planetari. Pubblica anche tre libri per un pubblico più ampio. Poiché crede ai benefici della scienza e alla sua volgarizzazione, approfondisce anche la sua riflessione filosofica appoggiandosi sulle scoperte permesse dall'ultima generazione di strumenti scientifici.

 

Sin dal 1916 progetta un centro di osservazione della terra e del cielo: "Sto per costruire un grande osservatorio contenente una lente astronomica di 600 "/" di diametro effettivo, un laboratorio meteorologico completo, e un osservatorio sismologico anch'esso completo", scrive in una lettera datata 4 luglio di quell'anno.

 

Assan Dina dirige dunque alcuni cantieri. I mosaici che rappresentano le carte del tarocco della cappella blu sono in corso di realizzazione. I tre libri sono in via di completamento. La centrale elettrica delle Usses è in progetto, acquisterà presto i terreni necessari. Infine, Assan Dina ha la testa tra le stelle con questo progetto grandioso. Infatti questo progetto è una vera sfida alla scienza. È quasi irragionevole. È anche realizzabile?


Assan ragiona in grande, "per la gloria della Francia", egli scrive. Ragiona in grande per far progredire le sue conoscenze scientifiche. Ragiona in grande per far soprattutto progredire le sue conoscenze filosofiche, metafisiche. Non dimentichiamolo mai, Assan Dina è innanzitutto un umanista, animato dal desiderio della conoscneza, della conoscenza del mondo delle cause. E questo mondo causale, gli strumenti scientifici permetteranno di intravederlo. Questo è il credo della scienza trionfante durante questo inizio del XX secolo.

 

Ma il 1916 è un cattivo anno. La guerra è già sul territorio nazionale, falciante i giovani a centinaia di migliaia. La prima guerra mondiale è là. La Francia si batte. La Francia soffre.

 

Tuttavia il disastro è evitato per un soffio. Grazie alle nuove tecnologie impiegate durante il conflitto, il capitano Ferrié salva la nazione dall'esercito tedesco arrivato sulle rive della Marna. È uno specialista della telegrafia senza fili. Aveva fatto collocare sin dal 1909 sei antenne metalliche di 425 metri ognuna dalla cima della torre Eiffel sino al suolo, impiegando così un'antenna di proporzioni gigantesche, invisibile da lontano, aumentando così considerevolmente la portata degli ascolti radio. Un distaccamento dell'esercito tedesco giunge sulla Marna, ma sfinito, all'inizio di settembre 1914. È pronto a precipitarsi su Parigi che è perduta. Sicuri della loro vittoria i tedeschi trasmettono i loro messaggi in chiaro. Le loro comunicazioni sono intercettate. Il capitano Ferrié allerta l'alto comando francese subito. L'operazione dei "Taxi della Marna" è lanciata, salvando Parigi e la Francia da un disastro militare certo. Ferrié è promosso generale.

 

Alla fine del 1922 il generale Ferrié incontra Assan Dina attraverso l'intermediario del colonello Delcambre. Assan Dina ha 51 anni di età, Mary Shillito 44 anni. Alla fine della guerra il colonnello Emile Delcambre, nato nel 1871, è il capo dell'Ufficio Meteorologico Militare. Continua da civile la sua carriera in meteorologia e promuove la creazione dell'Ufficio Nazionale Meteorologico che egli dirigerà dal 1921 sino alla sua pensione nel 1934.

 

Infatti è a quest'epoca assolutamente imperativo sviluppare la comprensione delle "meteore", fenomeni naturali celesti di bassa e di alta atmosfera, come grandine, pioggia, fulmini, nebbia, tornadi. Bisogna anche studiare l'attività terrestre, la "fisica del globo", che include la sismologia e il magnetismo così come l'attività oltre l'atmosfera, come l'attività solare e l'attività delle comete, vagabondi dello spazio.

 

Assan Dina ha forse un'altra ragione per voler osservare queste "meteore". Torniamo indietro di alcuni anni. Infatti, il 1910 ha quasi visto la fine del mondo, la fine di un mondo.

 

 

L'inverno del 1910 porta ai parigini il Diluvio. Piove senza sosta, per due settimane. La Senna sale di livello, inesorabilmente. I parigini preoccupati vedono la Senna a poco a poco sommergere lo Zuavo del ponte dell'Alma. Poi, il 28 gennaio, la Senna esce dal suo letto, terribile, devastante, impetuosa. L'inondazione ricopre tutto, sommerge tutto. Porta la desolazione, la marcitura, la malattia. Dei cadaveri galleggiano alla deriva. Duecentomila persone sono colpite, 500 ettari vengono inondati, un'abitazione su sei devastata. La carestia incombe. L'acqua sale a di 8,60 metri alla d'Austerlitz. Parigi non è più che una palude nauseabonda dove si circola soltanto in barca. Parigi esce alla fine da quest'incubo di giornate inondate e glaciali. I bei giorni e la calure tornano.

 

Ma dopo il diluvio dell'acqua, Parigi e il mondo intero si preparano ad un diluvio del fuoco. Infatti una nuova cometa, la cometa di Halley, sfiora la Terra nella notte tra il 18 e il 19 maggio 1910. Gli astronomi la seguono da alcuni mesi. Annunciano la catastrofe. Sfiorerà la Terra senza toccarla ma, ahimè, la sua gigantesca coda penetrerà nella nostra atmosfera, con il rischio elevato di avvelenare una parte degli abitanti con il suo alito velenoso, il suo alito al cianogeno.

 

In Europa dei disperati si suicidano. La popolazione è impaurita, atterrita. Il nostro astronomo nazionale, Camille Flammarion, alimenta la grande paura. Alcune persone, credendo giunta la fine, si rovinano conducendo un vita ad alto tenore sino alla data fatidica.

 

Se Assan Dina vuole studiare questi fenomeni per la sua ricerca filosofica, il mondo moderno vuole studiarli per delle ragioni concrete e materiali evidenti. Non è più questione di subire la fatalità. La scienza deve sviluppare la previsione meteorologica a scopo di previsione. È in questo ampio contesto che si deve porre l'incontro di Assan Dina, "semplice" ingegnere in idroelettricità, con il capo della meteorologia nazionale, il colonnello Emile Delcambre, e il generale Gustave Ferrié, promosso all'osservazione astronomica.

 

Perché questo incontro, apparentemente incongruo, tra persone di mondi così diversi? Senza avere risposte certe, il progetto di osservatorio di Assan Dina è verosimilmente inteso da questi due signori. Assan Dina possiede un progetto. Soprattutto un finanziamento che sembra senza limite. I signori Ferrié e Delcambre sono incaricati dal governo di sviluppare la meteorologia e l'astronomia, ma il loro finanziamento è limitato. Vi è dunque convergenza di interesse.

 

Il 20 maggio 1923 il generale Ferrié scrive a André Danjon (1890-1967), aiuto-astronomo all'osservatorio di Strasburgo, per chiedergli di lavorare con Assan Dina sulla preparazione del progetto dell'osservatorio: "(Assan Dina e Mary Shillito desiderano installare sulla Salève un al di sopra del loro castello delle Avenières (...) un osservatorio di astronomia fisico, che si occupa anche di geofisica (sismologia, meteorologia, ecc.). Il legame dell'osservatorio con l'esterno sarebbe assicurato da alcuni mezzi. Esiste già una molto buona strada che giunge sino al castello. I ponti e i viali stanno per esssere costruiti inoltre, a spese del signor Assan Dina, un'altra grande strada che attraverserà tutto il Salève e di cui un ramo andrà sino al laboratorio. Una postazione telegrafica sarà installata tra l'osservatorio e la parte bassa del Salève, ed un'autocingolo Citroën è già stata acquistata...".

 

Il progetto è dunque in mani eccellenti e tutte le condizioni sono presenti. Una tale impresa è tuttavia di una così grande complessità tecnica che Assan Dina non può assicurarsene da solo l'insieme della manodopera. Non ne ha semplicemente del tutto la competenza, non essendo un astronomo professionista. È per questo che il generale Ferrié chiede al suo amico astronomo, André Danjon, de redigergli un rapporto, una bozza di progetto organizzativo di un osservatorio di astronomia fisica. Danjon consegna il suo rapporto, in data 15 luglio 1923.

 

Dobbiamo soffermavisi assolutamente perché esso pone tutta la problematica contenuta nel progetto: "Il piano organizzativo di un osservatorio dipende strettamente dal suo programma e dai metodi di lavoro che ci si propone di adottare. È dunque essenziale precisare ora questi due punti. 

È l'astronomia stellare che ha effettuato le scoperte più importanti degli ultimi venti anni (...). L'osservazione diretta non da nessuna informazione sulla struttura delle stelle (...). È l'analisi della loro luce che ci dice tutto (...) intensità, composizione spettrale (elementi chimici costitutivi)... ecco ciò che si deve determinare se si vuole trarre dalla luce delle stelle tutte le informazioni (...).

(...) Sono questi strumenti di fisica che rendono questa analisi possibile. In quanto al telescopio, il suo ruolo è soprattutto di condensare la maggior quantità di luce possibile sugli apparecchi d'analisi. È per questo che deve essere grande e perfetto.

(...) Si è già parlato molto, in Francia, della creazione di un grande osservatorio di montagna, e ho spesso affermato che una tale costruzione non sarebbe possibile nel quadro amministrativo degli osservatori ufficiali. La sua attività sarebbe effimera come un fuoco di paglia... L'abitudine si impadronirebbe presto del personale, costretto, come è d'uso, ad un servizio monotono... Così si vedrebbe questo osservatorio addormentarsi su qualche lavoro di lunga, molto lunga durata, affidato a dei funzionari zelanti, preoccupati di non turbare l'ordine stabilito (...).

(...) Gli Americani hanno evitato il pericolo, sia creando delle vere cittadelle scientifiche intorno ai loro osservatori, sia rintemprandosi nella vita universitaria con frequenti viaggi... Ma ciò che lo Stato non può fare, spetta all'iniziativa privata realizzarlo, in Francia come negli Stati Uniti (...).

(...) Grande telescopio: la costruzione e l'installazione del grande telescopio solleva importanti questioni che non possono essere risolte che dopo lunghi studi (...).

(...) metri (di diametro) creati, e ritengo che essi siano inesistenti (...). Affinché uno specchio sia realizzabile, bisogna che la sua superficie sia un paraboloide realizzato con una piccola frazione di lunghezza d'onda quasi (...) e cioè un decimillesimo di millimetro. Bisogna che la superficie non si deformi per flessione, anche inclinata in tutti i modi possibili (...). Tutte queste condizioni sono molto difficili da realizzare, e solo sino ad ora, lo specchio da 60 pollici (1,50 metri) del Monte Wilson (Stati Uniti) le realizza tutte perfettamente (...). Le officine di Saint Gobain (società specializzata nella fusione del vetro industriale, ancora oggi attiva) consentono di creare un disco di 265 centimentri. Comportano enormi difficoltà se si cerca di superare questa dimensione.

(...) Taglio dello specchio: la superficie è realizzata per usura del vetro con l'aiuto di mole mosse da una macchina (...). La difficoltà non è qui, essa risiede nella verifica dell'operazione, che deve farsi passo passo, con un'estrema minuzia, e che esige una conoscenza profonda dell'ottica (...). Uno dei metodi (di verifica), detto della lama di coltello, pone in evidenza in modo notevole gli scarti tra la superficie realizzata e la superficie teorica (...). Essa presenta sotto la sua forma abituale il difetto capitale di essere puramente qualitativa. Essa dà il valore dei difetti, ma non la loro ampiezza che bisogna conoscere per condurre sistematicamente il lavoro di ritocco. L'astronomo americano Ritchey, autore dello specchio dell'osservatorio del Monte Wilson (vicino a Los Angeles), ha dato una variante del metodo. Essa fornisce delle indicazioni quantitative, così i suoi specchi sono di molto i migliori (...). Mi sembra inutile sottolineare l'interesse che vi sarebbe nel beneficiare dell'esperienza senza rivale di Ritchey per tutte le operazioni relative al taglio dello specchio.

(...) Bilancio: Grande telescopio di 2,65m, due telescopi da 1m, una tavola equatoriale e un piccolo telescopio rifrattore, degli strumenti ausiliari, delle costruzioni e cupole, delle abitazioni: 13 milioni di franchi del 1923.

(...) Ordine delle operazioni: il grande telescopio non può essere in grado di funzionare prima del 1928. Conviene, affinché esso sia pronto nell'arco di tempo dei quattro anni, cominciare sin da ora i lavori di fusione... Bisogna costruire sin dal prossimo anno il laboratorio di taglio e la macchina... Bisogna ordinare lo specchio sin d'ora (...) (bisogna) spingere la costruzione degli edifici e la sistemazione del terreno in modo da rendere possibile le prime osservazioni nel 1926".

 

Ecco riassunti i punti determinanti. L'osservatorio sarà installato in montagna, dovrà essere gestito in un quadro privato. I problemi tecnici si concentrano sulla dimensione dello specchio, che soltanto l'officina di Saint-Gobain sa fabbricare, come quello del Monte Wilson, e sulla sua molatura, di cui soltanto l'astronomo americano Ritchey padroneggia le tecniche. Finanziariamente il mecenate privato può soltanto apportare le somme necessarie.

 

Il progetto di Assan Dina è allora lanciato ufficialmente. L'osservatorio sarà costruito. Lo sarà sul monte Salève, non lontano dal castello delle Avenières, a 1.150 metri di altezza. Assan Dina vuole una fondazione privata, indipendente dallo Stato e dall'astronomia ufficiale. Questa fondazione sarà consigliata da eminenti fisici e astronomi. In questo consiglio scientifico si trovano tra gli altri Henri Chrétien (nel 1922 elabora una nuova combinazione ottica che permette di ottenere un telescopio aplanetico a specchi iperbolici, la realizzazione è affidata nel 1927 a Georges Willis Ritchey, allora direttore del laboratorio di ottica Dina dell'Osservatorio di Parigi e diventa noto con il nome di "telescopio Ritchey-Chrétien". I telescopi giganti sono stati a lungo concepiti secondo i suoi principi. La loro combinazione di specchi è stata tenuta in considerazione per il telescopio spaziale Hubble); Aimée Cotton (nel 1919 diventa presidente del Comitato di fisica alla Direzione delle invenzioni. Nel 1920, Aimé Cotton diventa professore creando la cattedra di fisica teorica e di fisica celeste alla Sorbona che diventa in seguito la cattedra di spettroscopia e di fisica celeste trasformata in seguito in cattedra di spettronomia. Nel 1923 è eletto all'Accademia delle scienze in sostituzione di Jules Violle); Esclangon (dopo l'armistizio del 1918 diventa direttore dell'osservatorio di Strasburgo. Nel 19129, diventa direttore dell'osservatorio di Parigi); Charles Maurain, direttore dell'Istituto di Fisica del Globo e Lucien Delloye, direttore delle officine Saint-Gobin, officine di fonderia di vetri industriali.

 

Sono queste le più alte cariche del momento che si chinano sul progetto di Assan Dina. Che grande impresa aver potuto, lui, semplice ingegnere idraulico, radunare tante competenze intorno al suo progetto che non è che un progetto amatoriale. È una cosa veramente incredibile!

 

Il mese seguente Assan Dina scrive, nell'agosto del 1923, una lettera a queste persone.

 

Estratti: "... Abbiamo formato il progetto, la signora Dina e io, di costruire a nostre sepse un osservatorio astronomico fisico (strumenti, edifici, abitazioni, mezzi d'accesso, ecc.) su un terreno di mia proprietà (...) sul monte Salève (Alta Savoia). Desideriamo dotare questo Osservatorio con i migliori e più potenti strumenti di astronomia fisica (...) e in particolr modo di un telescopio di 2,60 metri di diametro. Un centro neteorologico importante, edificato con l'aiuto del Colonnello Delcambre, direttore dell'Ufficio Nazionale Meteorologico, sarà installato nelle immediate vicinanze dell'osservatorio, contemporaneamente ad una potnte postazione di telegrafia senza fili, una posta radio comunicante unicamente in morse).

(...) che il centro scientifico così creato sia dotato di risorse finanziarie che assicuri la sua esistenza indipendentemente dallo Stato e sia diretto da un Consiglio costituito senza alcuna subordinazione a un qualunque organismo ufficiale.

(...) il nostro solo scopo è di dare alla Francia una nuova prova del nostroi profondo affetto e di contribuire allo sviluppo della Scienza.

(...) Il mio amico, il generale Ferrié, (...) ha consentito ad assecondarmi per la preparazione e l'esecuzione degli studi e lavori dovuti alla realizzazione del progetto... Il signor Danjon, astronomo all'oservatorio di Strasburgo, ha anche accettato di incaricarsi sin d'ora di tutta la preparazione dei lavori preparatori...".


 

Vediamo che Assan Dina sa utilizzare le sue eccellenti relazioni con il mondo militare, il colonnello Delcambre e il generale Ferrié. In questi anni del dopoguerra vi è qui un prestigio e una garanzia di serietà evidente.

 

Ma proseguiamo la storia dell'osservatorio continuando con la lettura del libro di Charles Fehrenbach, padre dell'astronomia francese. Danjon accetta di occuparsi del progetto ma rifiuta gli onorari. Sarà il direttore dell'osservatorio? Sin dal 14 luglio 1923 dei giornali discutono su queste trattative ancora segrete. L'astronomo Emile Schaer (1862-1931) dell'osservatorio di Ginevra propone già di tagliare i futuri specchi. Delle società svizzere di ottica così come la società tedesca Zeiss fanno delle proposte per la fabbricazioni delle lenti. Danjon deve essere aiutato da un collaboratore. Chi sarà? Il nome dell'astronomo americano Ritchey viene fatto.

 

Dei piani per gli specchi e la loro montatura cominciano a essere tracciati. Dina vi è associato in quanto progettista.

 


 

 

miroir armature10

 

 

 

 

Estratto del commento di questa figura, tratta dal libro di Charles Fehrenbach, Des hommes, des télescopes, des étoiles [Di uomini, telescopi e stelle], pubblicato dalle édition du CNRS, Marsiglia, 1990): "La legenda di Dina per questa figura è: 'Infine, sarebbe senza dubbio interessante trasformare le pressioni dovute all'inclinazione dello specchio in tutte le posizioni in trazione, con l'artificio dei raggi tangenti, posti intorno allal cintura in acciaio che dovrà essere munita di grappe allo scopo di reggere lo specchio (fig. 3). Facendo agire questi raggi sarà possibile trasportare le concentrazioni e espanderli su tutta la superficie dello specchio, in modo da dargli un massimo di rigidità possibile'.

 

 

Questo schema e la sua spiegazione sono tratti da una nota di Dina del 26 settembre 1923... Chi ne è l'autore? Ad ogni modo Dina dimostra che è un ingegnere".

 

Continuiamo la lettura del libro di a pagina 57, leggiamo: "Dina non è molto soddisfatto che Danjon abbia proposto di ridurre la taglia dello specchio a 2,65 metri e lui, che è ingegnere, propone uno specchio di 4 metri più sottile ma meglio sostenuto; effettua una descrizione dettaglaiata di uno specchio complesso vetro-metallo, poco realista e ancor meno realizzabile malgrado i progressi fatti sugli acciai speciali".

 

Assan Dina pensa in grande, molto in grande, per il suo telescopio, per quanto desidera poter sollevare un lembo che ricopre la Creazione. Con uno specchio di 4 metri, cosa non potrebbe veder? Ma i consiglieri scrivono dell enote che incitano alla moderazione, alla prudenza. Si deve agire per tappe, attraversoo difficoltà crescente, salire un gradino alla volta. I primi specchi saranno molto più piccoli. "Nel novembre del 1923 Dina decide di finanziare due telescopi da 1,37 metri di diametro, questo in più al grande telescopio il cui diamtero resta da definire" (op. cit.).

 

Ordina allora un disco di 1,37 metri all'officina di vetri, Saint Gobain, poi l'invio a Emile Schaer, l'astronomo svizzero costruttore di telescopi, citato precedentemente. Quest'ultimo ne assicura il taglio. I primi esemplari presi da Schaer con questo specchio si rivelano difettosi. Schaer è relegato al rango degli ottici empirici, "amatoriali", inferiore agli ottici teorici. Dina tuttavia non l'abbandona del tutto. "Daremo un altro specchio da tagliare al signor Schaer", scrive Dina in una lettera nel maggio 1924.


 

Parallelamente agli studi tecnici e alle prime realizzazioni, il progetto della "Fondazione Dina", si precisa sul piano giuridico e finanziario. "Un notaio è incaricato della redazione degli statuti. Diversi professori di diritto vengono consultati (p. 62). I Dina si riservano, in quanto fondatori, il diritto di decidere, finché in vita, degli strumenti e della loro collocazione. Si prevede anche che i redditi fissi delle officine idroelettriche dell'Aube e della Savoia devono coprire le spese di funzionamento. Danjon rifiuta categoricamente che i Dina fissino i programmi di ricerca".

 

È molto chiaro in questo passaggio che i Dina, che danno luogo all'idea di un telescopio gigante, non ne avranno la libertà d'uso. I Dina lanciano il progetto, determinano quali strumenti saranno posti, perché essi li pagano, ma, dopo aver pagato, si chiede loro di lasciare i ricercatori lavorare su un programma che essi non dirigeranno.

 

La redazione degli statuti, estremamente complessa, procede a rilento. Affinché l'Accademia delle scienze, una delle cinque accademie che compongono l'Istituto l'Istituto di Francia, si interessi effettivamente al progetto dell'Osservatorio Dina, un professore lancia l'idea di una donazione immediata all'Accademia. Questa donazione è firmata il 4 aprile 1925 tra gli sposi Dina e due segretari perpetui di quest'accademia.

 

Riassumendo i coniugi Assan Dina, i fondatori, danno all'Accdemia dell eScienze un osservatorio consacrato all'astronomia. Degli studi sono in corso. Un Consiglio amministrerà le realizzazioni. Sarà composto da diciasette membri, di cui sei nominati dall'Accdemia e undici dai fondatori, i coniugi Assan Dina. La Fondazione porrebbe a disposizione dell'Office National de Météorologie [Ufficio Nazionale di Meteorologia] le sue capacità scientifiche. Per assicurare il funzionamento su un piano finanziario i fondatori utilizzeranno delle entrate tratte dal funzionamento delle centrali idro-elettriche attualmente in corso di realizzazione.

 

L'Académie des Sciences [l'Accademia delle Scienze], da parte sua, si associa scientificamente ai lavori, soprattutto per lo studio e la realizzazione degli strumenti. A titolo di impegno formale i coniugi Dina versano subito un milione di franchi all'Accademia, come base dei futuri lavori. Questo dono porterà il nome ufficiale di "Fondation Dina". Non è sette mesi più tardi, il 18 novembre 1925, che il milione viene versato in Buoni della Difesa.

 

La creazione di questa Fondazione non è che la conseguenza logica di avvenimenti verificatisi in precedenza. Infatti sin dal 1923, Danjon ha già contattato l'astronomo americano W. Ritchey per associarlo al progetto del grande telescopio e chiedergli di associarvisi.

 

Ritchey ha preso le cose nelle sue mani, per via epistolare, prima ancora di trasferirsi in Francia. Assan Dina è già in relazione con la Compagnie des glaces [Compagnia degli specchi] di Saint Gobain per costruire uno specchio di 2,65 metri di diametro. Assan Dina infatti procede nella realizzazione del suo progetto. Non è uno che perde tempo. Ricthey solleva problemi di cottura del vetro, di colata, così come delle inevitabili deformazioni dello specchio in seguito alla sua fissazione definitiva nella montatura del telescopio. Chiede allora di aggiornare l'ordinazione, e propone in sostituzione di costruire degli specchi di nuovo tipo, degli specchi cellulari. Danjon e Assan Dina obbediscono.

 

La Francia perde così l'occasione unica di avere il suo telescopio gigante.

 

Assan Dina prende in carico le spese di viaggio di Ritchey che giunge definitivamente a Parigi nell'aprile del 1924. Ritchey parte in seguio il 1° maggio 1924 a Bar sur Seine per lavorare con Assan Dina che dirige la costruzione di un impianto idroelettrico, come abbiamo già detto in precedenza.

 

Charles Fehrenbach, p. 75 (op. cit.): "All'inizio, l'intesa tra Ritchey e Assan Dina è perfetta e quest'ultimosi entusiasma di fronte alle idee grandiose di Ritchey. Questi progetti di Ritchey sono naturalmente accolti con scetticismo dagli astronomi e il generale Ferrié... Ritchey sviluppa l'idea di un telescopio-coelostat (telescopio torre, con pozzo verticale)... Dina propone la dimensione di 6 metri per gli specchi piani".

 

Ritchey rivendica infatti di riuscire a far costruire degli specchi di tali dimensioni. Calcola che lo specchio di 6 metri peserà 260 tonnellate e che uno specchiodi 5 metri peserebbe anche 150 tonnellate. "All'annuncio di queste masse, anche Assan Dina si spaventa e il progetto viene ridotto a 4 metri". I consiglieri della Fondazione chiedono con maggior realismo che questi progetti ambiziosi siano dapprima condizionati dalla riuscita di un primo specchio di 1,50 metri.

 

Il 18 giugno 1924 Ritchey tiene una conferenza alla "Société Astronomique de France" [Società Astronomica di Francia] dove egli descrive le sue idee innovatrici sugli specchi cellulari. Riporta un successo e ricevela medaglia Janssen. L'idea dello specchio cellulare è la seguente: di uno specchio classico, pieno, non si conserva che il sottile strato di vetro, da due a tre centimetri di spessore, della parte superiore, con la curva necessaria, e la stessa cosa vale per la parte inferiore. Tra le due lamine di vetro lo spessore mancante è sostituito dall'aria. Le due lamine di vetro sono legate tra di loro da dei tramezzi o alveoli di vetro sottile, costituendo lo spessore necessario, ma senza il peso di un vetro pieno, i sottili alveoli di vetro essendo piebi di aria. Ritchey propone di costruire così un primo specchio prototipo da 1,50 metri di diametro. Le prove iniziano con degli specchi di 40 o 50 centimetri di diametro. Sin dal 13 maggio 1924, a Bar sur Seine, Ritchey disegna i piani della sua macchina per molare gli specchi sino a una dimensione 1,75 metri.

 

Ma sin da quest'epoca delle nubi oscure si frappongono tra Ritchey e Assan Dina. Infatti un accordo era stato trovato tra i due che riguardavano gli appunti di Ritchey, rivisti al ribasso in vista delle sue pretese esorbitanti. Quest'accordo è denunciato dalla moglie di Rithey. Quest'ultimo si mette a fare dei ricatti sulla sua presenza. Cosa ancora più importante Ritchey dichiara a Assan Dina "che non vuole fare il suo colosso per la Francia, perché non esiste nessun luogo adatto". Assan Dina accetta un aumento degli onorari di Ritchey del 50%, ma la fiducia è sparita tra Ritchey da una parte e Assan Dina, il generale Ferrié e Danjon dall'altra. "Dietro il brillante astronomo si scopre un businessman" (lettera di Ferrié a Danjon del 16 maggio 1924).

 

Ritchey alloggia a Parigi, al secondo piano dell'Osservatorio, il suo laboratorio, vicino all'istituto d'ottica. Una convenzione Ritchey-Dina viene firmata il 20 giugno 1924, sotto l'egida del vetraio Saint-Gobin. A meta di novembre un primo specchio cellulare di 40 cm è assemblato,posto in forno e raffreddato per 18 ore. Compare una piccola incrinatura. Finisce con l'attraversare tutta la faccia anteriore. Lo specchio viene tuttavia molato, Dei rigonfiamenti regolari di 1/50 di micron, simili a piccole bozze, compaiono.

 

Molti mesi di ricerca e di lavori sono necessari per rimediare a questi problemi. Ritchey vuole bruciare le tappe e inizia la costruzione di un altro specchio di 75 cm, che sarà il vero prototipo dello specchio di 1,50 m, scopo fissato da Assan Dina. Quest'ultimo emette diverse osservazioni pertinenti sulla foratura dei tramezzi previsti per la circolazione dell'aria all'interno degli alveoli dello specchio cellulare. Questo specchio di 75 cm è ultimato nel novembre del 1925. Immaginate una lamina di vetro di 75 cm di diametro che non ha che 1,3 cm di spesore! Tuttavia sin da giugno 1925 1925 Ritchey inizia a lavorare anche sullo specchio di 1,50 m perché Saint Gobin ha consegnato i dischi di vetro ei tramezzi che si intercalano tra le due lamine.

 

In quel momento l'assistente americano di Ritchey, Bower, lo lascia. Ritchey esige che suo figlio, Ritchey junior, sia assunto. Ma dovrà accettare anche Couderc, brillante dottore in chimica e giovane astronomo di Strasburgo. Una volta  di più Assan Dina accetta di pagare le spese extra: le due persone sono assunte nel settembre e ottobre 1925.

 

Sorgono dei contrasti sulla valutazione delle difficoltà tecniche e la loro soluzione tra Ritchey e Couderc, menter lavorano allo specchio di 1,50 m. Le relazioni sono tese. Nel dicembre del 1925 l'assemblaggio dei tramezzi che devono ricevere il menisco di vetro da 1,50 m è terminato.

 

In una lettera del 4 marzo 1926 spedita a Danjon, Assan Dina fa il punto della situazione. Scopriamo che Dina è tenuto distante dalle ricerche da parte dell'equipe del laboratorio di ottica dell'osservatorio di Parigi. Capiamo la sua delusione e cattivo umore. Lo specchio da 1,50 m, completamentemontato e attaccato, è collocato in forno. La cottura inizia il 20 marzo 1926. Il 14 aprile lo spegnimento molto progressiva dei bruciatori inizia.

 

Un giornalista scientifico, il signor F. Honoré, della celebre rivista parigina "L'Illustration" è ammesso a visitare il laboratorio di ottica durante la fase terminale, la fine del riscaldamento. Pubblica un articolo do elogio su Assan Dina, ingegnere e mecenate, e Ritchey, tecnico astronomo di fama.

 

L'articolo sarà pubblicato 10 giorni più tardi, il 24 aprile del 1926.

Leggete quest'articolo cliccando sulle sei foto qui sotto.



 

 

 

 


 

 

pagina 1

Revue L'Illustration d'avril 1926

 

 

   

 

 

 

 

pagina 2

Revue L'Illustration d'avril 1926

pagina 3

Revue L'Illustration d'avril 1926

pagina 4

Revue L'Illustration d'avril 1926

 

pagina 5

Revue L'Illustration d'avril 1926

 

pagina 6

Revue L'Illustration d'avril 1926

 

 

Due punti sono molto importanti. La foto in basso a sinistra della prima pagina dell'articolo mostra tre persone che si stanno chinando su uno strumento di osservazione. La persona a sinistra è Assan Dina. Si tratta di una delle rare foto note di lui. Infine alla sesta pagina F. Honoré scrive questa frase: "Lo specchio da 1,50 m è oggi quasi terminato, e il signor Ritchey... preferisce non pubblicarne la fotografia prima di aver verificato le sue qualità ottiche".

 

Cosa si deve dedurne?...


Si produce un grande trambusto! F. Honoré deve riscrivere la fine del suo articolo cinque giorni prima della sua pubblicazione. Il 19 aprile, durante il processo di raffreddamento, lo specchio si rommpe.

 

Couderc spedisce un telegramma: "Parigi, 19 aprile 1926 ore 10h 05: Estrazione dal forno non ancora completata - gravi rotture scoperte - confidenziale - Couderc".

 

È la catastrofe!

 

Ritchey richiede il segreto più assoluto nei confronti di Danjon ma anche di Assan Dina. Quest'atteggiamento puerile di una persona che si sente colpevole non è giustificabile. Couderc scrive allora a Danjon: "...la povera Fondazione reggerà il colpo?". Assan Dina non è avvertito da Ritchey, Couderc o Danjon. Tuttavia un tecnico del laboratorio, il signor Delloye, gli telegrafa per dirgli che ha bisogno di vederlo.

 

Assan Dina capisce subito. Charles Fehrenbach, (op. cit. p. 96): "Egli inviò a Couderc una posta pneumatica che gli chiedeva di poterlo incontrare. La sua reazione è immediata e brutale: decise di separarsi da Ritchey". Ritchey, Couderc e Danjon si stringono i fianchi. Assan Dina, durante colloqui tempestosi, "straripa di ingiurie, di accuse...". "Il nostro uomo (Dina) non è forte, e la sua tattica è pietosa... ecco Dina vessato e umiliato..." scrive in una lettera ancora Danjon al generale Ferrié.


Al di là di tutte queste schermaglie verbali tra i protagonisti dell'affare, una cosa è chiara: Assan Dina è un uomo d'onore. Se Ritchey gli aveva telegrafato immediatamente durante la rottura avvenuta durante il raffreddamento dello specchio, invece di tenere nascosta questa catastrofe, vero segreto di Pulcinella, Assan Dina sarebbe stato più paziente e comprensivo. Altri specchi, più piccoli, si erano incrinati o spezzati durante il raffreddamento, vera fase critica in materia. Assan Dina lo sa. Ma qui, è stata fatta una congiura del silenzio attorno a lui, lui il mecenate, lui e a sua moglie Mary Wallace Dina. La coppia Dina è ridotta ad essere un semplice finanziatore. "Pagate e state zitto", oserei scrivere.

 

Assan Dina rimprovera a giusto titolo a Ritchey di aver lavorato per suo proprio tornaconto in alcuni momenti, mentre il progetto del grande telescopio era prioritario. Il comportamento di Ritchey di fronte al laboratorio di ottica del'osservatorio di Parigi, dopo la scomparsa di Assan Dina, mostrerà che Dina aveva ragione.

 

Fehrenbach, scrive nella medesima opera già citata: "Perché la rottura tra Dina e Ritchey fu così violenta? Dina è l'uomo d'affari della Signora Dina. È lei che desidera realizzare il grande progetto. Come uomo d'affari Dina ha fissato termini, accettati da Ritchey: il completamento dello specchio cellulare da 1,50 m per giugno del 1925. Ora arriviamo ad una sconfitta nell'aprile del 1926.

 

Le somme sborsate sono considerevoli. Si possono stimare in molte centinaia di migliaia di franchi per il laboratorio di ottica. Assan Dina ha finanziato una parte della strada del Salève, ha fatto delle spese per il Monte Bianco, ha acquistato degli aerei e fatto dei paracadutaggi sulla cima (torneremo su questi avvenimenti non ancora affrontati). A queste spese si aggiunge il milione di franchi della Fondazione Dina dell'Accademia.

 

D'altra parte, i piani del telescopio da 1,50 m, stabiliti sotto la direzione di Ritchey, sono stati fortemente criticati da Dina. Danjon è del tutto d'accordo con queste critiche. È allo stesso tempo la concezione globale di Ritchey e l'esecuzione di dettaglio da parte dei suoi disegnatori che sono oggetto delle sue critiche. D'altra parte, il laboratorio ha studiato il Telescopio-coelostat di Ritchey senza l'accordo formale di Dina".

 

La signora Dina interviene nell'affare e scambia alcune lettere  con Danjon, cercando di gestire le due parti. Si rivela essere una persona dai poteri decisionali a parte intera. Il 7 maggio 1926 Richey viene rimosso. La signora W. Dina telegrafa a Danjon: "Sono del tutto dello stesso parere del signor Dina e sostengo definitivamente rimozione Ritchey ritirando tutte le mie valutazioni e lettere precedenti su questo argomento. Ciò non implica affatto cessazione Fondazione Dina. Stop. Avvertite Ritchey che accomondamento non ha potuto verificarsi - Mary W. Dina -".

 

Il generale Ferrié ha incontrato direttamente la signora W. Dina a Parigi. Scrive a Danjon il 12 maggio 1926: "Ho appena trascorso due ore con la signora Dina. La povera donna pensa certamente come noi, ma vuole innanzitutto conservare suo marito, così obbedisce ai suoi istinti ed i suoi cambiamenti vengono da lì. Non ha grandi speranze  di salvare l'amore in queste condizioni ma tenterà ancora. Il suo parere è che il signor Dina non demorderà dalla sua opinione riguardante la sospensine di Ritchey... I Dina saranno a Marsiglia il 15 ed in seguito andranno alle Avenières".

 

In una lettera scritta il giorno seguente egli spiega ancora: "... La signora Dina sta bene, è ringiovanita ed era vestita allegramente, la B. non essendo più là per vestirla criticando... Le ho detto che suo marito era molto stanco, lei ha risposto che lo sapeva... e che non si era fatto visitare dal suo medico...". La lettera parla della prosecuzione del laboratorio di Ottica, all'Osservatorio di Parigi. Assan Dina non pagherà più o soltanto la metà delle assegnazioni di Ritchey e di suo figlio, il resto sarebbe stato preso in carica dall'Accademia. La lettera termina con: "La signora Dina (ci) capisce molto bene e sono certo che combatterà per noi, ma perde la testa quando suo marito le dice che la lascerà se vuole dirigere l'opera contro le sue proprie idee".

 

Veniamo a conoscenza di un aspetto importante della vita della coppia Assan Dina e Mary Shillito. Sono nate delle tensioni. Assan Dina ha certamente in quel momento un'altra donna, "la B." come scrive il generale Ferrié. Evidentemente la signora Dina ha finito con il confidarsi al generale Ferrié, persona alla quale una relazione di fiducia è nata. Chi è questa signora B.? Nessun elemento permette di avvicinarci alla soluzione di questa domanda che, presentemente, è marginale. Se Assan Dina ha avuto quest'avventura extraconiugale, ricordiamoci che Mary non era spinta verso il sesso maschile. È innanzitutto un'avventura spirituale che lega Assan Dina e Mary Shillito. La coppia rimane senza figli. È appena importante notare che la frequentazione di quest'altra donna ha finito con il minare la signora Mary W. Dina nella sua sicurezza di sé. Cerca dunque di riconquistare suo marito, a conservarlo ad ogni costo, persino a ritrovarsi sistematicamente d'accordo con il suo parere, malgrado a volte abbia un parere diverso. Ricordiamoci anche che tutta la famiglia di Mary è deceduta. È sola, ricca, ma sola.


L'avventura del Laboratorio di Ottica dell'Osservatorio di Parigi, chiamato anche Laboratorio Dina, continuerà. Non entrerò nei dettagli. Ritchey rimase ma con un nuovo incarico e con una nuova funzione. Gli studi sfuggono sempre di più ad Assan Dina. Il suo progetto si trasformerà. Il progetto iniziale è morto. Gli studi atmosferici sono d'altronde senza appello: l'atmosfera del monte Salève non è assolutamente propizia alle osservazioni con telescopio, tutt'al più tre notte all'anno. Il sito ideale è a Fortcalquier, in Alta Provenza.

 

Le produzione e gli studi del "laboratorio Dina" si ritroveranno a Fortcalquier, in quel che diventerà l'attuale osservatorio di Saint Michel di Haute-Provence. Il signor Charles Fehrenbach, op. cit., scrive a p. 112: "... La decisione di Assan Dina di separsi da Ritchey, di cui si può rimproverare la brutalità, è stata una buona posizione perché si doveva cambiare l'organizzazione e la vita del laboratorio...".

 

La situazione si degrada ancora, Assan Dina non ha più fiducia nelle persone. Il 3 febbraio 1927 Assan Dina richiede al generale Ferrié, attraverso la mediazione di un ufficiale giudiziario "di dover effettuare una revisione dei conti precisa nell'arco di otto giorni sotto pena di vedersi costretto di ricorrere a vie legali". Il 15 marzo 1927 il Presidente del Tribunale di Parigi designa un esperto. Il Generale ferrié e il signor  Danjon rispondono.


Un anno dopo, le cancellerie del tribunale civile della Senna scrivono, in data 7 marzo 1928: "Il Generale Férrié dichiara essere stata posta in relazione con M. Dina alla fine del 1922 dal Generale Delcambre... Si trattava di studiare lo stabilimento di una grande stazione di Telegrafia Senza Filo da installare sul Monte Salève in vista di trasmettere le informazioni meteorologiche raccolte da una importante organizzazione progettata dai signori Dina e Delcambre. All'inizio del 1923, il signor Assan Dina richiese anche al Generale Ferrié la sua collaborazione in vista della costruzione di un telescopio per studiare alcuni fenomeni astronomici... Il signor Dina progettò inoltre la creazione di una "Fondation Dina" che disporrebbe di osservatori e strumento la cui esistenza sarebbe assicurata dai redditi provenienti dalle officine idroelettriche già in corso di costruzione nell'Aube e nell'Alta-Savoia...".

 

Il Generale Ferrié incontrò delle difficoltà per l'ottenimento di alcune agevolazioni amministrative che richiedevano quest'ultimo (Assan Dina) nel dipartimento dell'Aube a favore dei suoi impianti idroelettrici. Per risolvere queste difficoltà e convincere le autorità e industriali dall'intenzione del signor Assan Dina, il Generale Ferrié suggerì a quest'ultimo di versare 1.000.000 di Franchi all'Accademia dell Scienze a suo nome e a nome di sua moglie... D'altra parte il Generale Ferrié dice di aver iniziato delle trattative con una Compagnia di Elettricità, la Société Lyonnaise des Eaux et de l'Eclairage, 73 bd Hausmann a Parigi, per l'acquisto della corrente delle fabbriche delm signor Dina dopo il loro completamento. Un trattamento molto vantaggioso fu così accordato a quest'ultimo. Inoltre il Generale Ferrié dichiara di aver più volte, per risultare gradito al signor Dina, accettato di incaricarsi dell'acquisto a prezzo ridotto di impianti per l'uso personale di quest'ultimo".

 

Charles Ferhenbach, scrive: "L'atteggiamento della signora Dina è sorprendente. È contrariata dal comportamento di suo marito e lo dice chiaramente ai Ferrié. Quest'ultimi  continuano a riceverla quando il marito non è a Parigi... Tuttavia i Ferrié hanno pietà di lei, soprattutto quando cadde gravemente ammalata. La signora Ferrié effettuerà numerose visite all'ospedale in cui la malata soggiornerà alcuni mesi. Si aveva paura per la sua vita però si riprenderà. La signora Dina prende dunque il partito del Generale Ferrié e di Danjon, giungerà sino ad offrire 8.000 Franchi alla signora Ferrié per coprire le spese legali.... La signora Dina ha una vita molto difficile, è una donna ricca, suo marito non ha una fortuna personale. Ma nel corso del tempo, ottiene delle lettere di donazioni dalla signora Dina e vedremo come dopo il suo decesso la situazione sia molto complessa".


Il decesso improvviso di Assan Dina fermerà tutti questi affari.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]



 

 

 

LINK al post originale: 

Assan Dina, le projet du plus grand observatoire de France

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