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20 ottobre 2010 3 20 /10 /ottobre /2010 09:11

 

 

   

Le XXII lame di Assan Dina 

 

   

  

Wirth--Tarocchi.jpgLe XXII lame si ispirano fondamentalmente al tarocco di Marsiglia, molto più antico e la cui iconografia si fissa tra il 1750 ed il 1890. Non è qui il caso di farne uno studio dettagliato. Soltanto le differenze contano. È in esse che cercheremo il "messaggio des Avenières", se esso esiste, Per vederle bisogna tuttavia conoscere il tarocco più prossimo a quest'ultimo. A mia conoscenza si tratta del Tarot des imagiers du Moyen-âge[Tarocco degli illustratori del medioevo] di Oswald Wirth (1860-1943) che fu segretario di Stanislas de Guaita (1861-1897) a partire dal 1887. Wirth redige un libro sul tarocco dietro richiesta del suo maestro. Invia il manoscritto nel 1822 ad un tipografo che lo perde. Wirth vi vede un segno del destino e si rimette al lavoro. Il libro definitivo è pubblicato nel 1926. Una prima pubblicazione ebbe luogo tuttavia sin dal 1889. Potete comparare il tarocco di Dina con questa rara edizione originale di Wirth, da cui si ispira ampiamente. Essa è dipinta da Oswald Wirth stesso. Ringrazio il proprietario di questo documento di permetterne qui la sua riproduzione.

 

I mosaici murali che vedremo ad uno ad uno attraverso specifici post, si trovano in quella che è chiamata la "cappella blu".  Vedremo poi il pavimento, il timpano ed il soffitto. Ed infine, la "cappella d'oro" che incastona l'altare.  

 

 

 

 

00, il Pazzo
00. Il Folle.

 

 

 

 

01--Le-Bateleur.jpg
01. Il Mago

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 
02--La-Papesse.jpg
02, La Papessa

 

 

 

  

 

  

 

  03--L-Imperatrice.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  04--L-Empereur.jpg

 

 

 

 

 

 05--Le-Pape.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 06, LìAmoureux

 

 

 

 

 

  07--il-carro.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

  

  

  

  

   08--La-Justice.jpg

  

 

 

 

 

 

 

  09, l'Eremita

  

  

  

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

  10--La-Ruota-della-Fortuna.jpg

 

 

 

 

 

 

 

11--La-Force.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12--l-Appeso.jpg

 

 

 

 

  

   13--la-Morte.jpg

  

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  14--la-Temperanza.jpg

 

 

 

 

 

 

 

  15--il-Diavolo.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16--la-Torre.jpg

 

 

 

   

 

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  18--la-Luna.jpg

 

 

 

 

 

  

   19, il Sole

  

 

 

 

 

 

 

  

  

  

  

  

  

 

 

 

  20--il-Giudizio.jpg

 

 

 

  

 

 

  21--Il-mondo.jpg

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pavimento della cappella blu è costituito da alternanze di quadrati chiari e quadrati con inscritte delle letterine gotiche "IHS". Queste lettere significano "Iesu Homine Salvator" e cioè Gesù salvatore degli uomini, così come si può trovare sugli affreschi di molte chiese, tra cui ad esempio il soffitto della sagrestia del monastero francescano di Cimiez a Nizza.

 

 

 

dallage de la chapelle

Pavimentazione della cappella

  

Il soffitto è interamente ricoperto di mosaici blu, incrostati da un ampio cerchio d'oro. Esso circoscrive i dodici segni dello zodiaco. Delle stelle sembrano formare delle costellazioni in ognuna delle parti definite dalla crociera ogivale. Al centro della crociera ogivale dei proiettori illuminano il soffitto e la cappella.

 

Soffitto-della-cappella-blu.jpg   Soffitto della Cappella blu

 

 

La cappella d'oro e la ricerca della rosa blu 

 

 

La cappella d'oro accoglie l'altare. Non è fatta che per il sacerdote che celebre il mistero eucaristico, il santo dei santi. Vediamo l'altare posto sotto la vetrata, dopo il passaggio costituito dall'arco spezzato nel terzo punto. L'oro esplode già sulle tre facce direttamente visibili dal visitatore.

 

entrata-cappella-d-oro.jpg

  Entrata alla cappella d'oro

  

 

Due tipi di intarsi decorano quest'arco. Sulla parte riguardante il mosaico blu si dispiegano sette teste di angeli. Ognuno di essi coronati da un simbolo planetario o metallico. In maestà, alla cima della volta, si inscrive un cerchio vivo ed al centro apparente, segnato da un punto, simbolo del sole e dell'oro.

  

Da una parte all'altra è circondato da altri pianeti o metalli. Partiamo da basso a sinistra dove si trova la luna. Poi marte e venere salgono verso il sole. Alla sua destra ridiscendono Giove, Mercurio e Saturno.

  

angelo-e-luna.jpg

 Anghelo e Luna

  

 

angelo-e-marte.jpg

  Angelo e marte

 

 

 

angelo-venere-sole.jpg

  Angelo, Venere e Sole

 

 

angelo-giove-mercurio.jpg

  Angelo, Giove e Mercurio

 

 

angelo-saturno.jpg

  Angelo e Saturno

 

 

 

Essendo passati per i pianeti e la loro corsa intorno al sole nello zodiaco, raggiungiamo il mondo degli archetipi in cui soltanto l'idea è rappresentata.

 

L'astrazione, motore invisibile della creazione, è come l'asse del tornio del vasaio attorno a cui l'argilla sale per non lasciarci alla fine che il vaso, vuoto al suo centro. L'oro a profusione su tutti i muri di questa cappella attesta che siamo approdati in un mondo incorruttibile, eterno, il mondo dello Spirito, il mondo delle cause.

 

Sul muro di sinistra si trova una divinità egiziana seduta su di un trono. Sul muro di destra gli corrisponde il dio indù Brahma, il principio creatore, in posizione del meditatore seduto su un loto galleggiante sulle acque cosmiche.

 

cappella-dorata-sinistra.jpg

 Cappella dorata lato sinistro

  

  

 

cappella-dorata-destra.jpgCappella dorata lato destro

 

  

La divinità egiziana è seduta su un trono cubico. Quest'ultimo è posto su fregio composto da un volatile che regge un serpente tra le sue zampe, lotta del fisso e del volatile. Questo motivo è ripetuto otto volte. La dea è munita della piuma di Ammone dualizzata ed anche delle cora di Hathor a forma di lira. Un avvoltoio è posto sulla sua testa, attributo di Mut, la Vita ma anche la Morte, perché chi dà la vita dà la morte. Questa rappresentazione è dunque un condensato  di più divinità. La mano sinistra regge un papiro, la mano destra una chiave della vita, la croce ankh, rosse entrambi, così come la piuma doppia di Ammone sulla testa. Questo colore è un anacronismo nel canone egiziano. Né la doppia piuma né la chiave della vita né lo scettro devono avere questo colore che ricopre anche delle caviglie della divinità seduta come se essa fosse un arrossimento, un riflesso di qualche attività ignea.

  

Ammone è la divinità pià elevata del panteon tebano, l'invisibile, diremmo il Padre. Non si manifesta che attraverso il suo soffio, come lo attestano gli orifiamma che rumoreggiano al vento, sollevati molto in alto nel cielo dai pilastri delle torri dei templi. Questo soffio animatore genera le cose e gli esseri, secondo la legge di affinità. Hat Hor significa la Casa di Horus. Essa è la vacca celeste che porta i semi e li genera. È la legge di Armonia e di Amore perché essa è anche la dea. La lira, strumento musicale, ricorda che tutto si compie secondo dei ritmi nel senso musicale e nel senso fisico del termine. La creazione è un arte musicale, una grande sinfonia? Mut, infine indica che le cose create sono sottoposte al divenire perché transitorie e mortali.

  

Sul lato destro Brahma, primo principe creatore nella teogonia indù, prega, le mani giunte, le gambe incrociate, seduto su un grande lotto galleggiante sulle acque. Soffermiamoci un istante sulla teogonia indù e buddista che da essa è cresciuta. Il fiore di loto rappresenta il ciclo dell'universo, la sua creazione permanente.

  

  

loto

Fiore di loto  

  

Brahmâ porta dei capelli lunghi sino in fondo alla schiena, per indicare il tempo che passa. È un tempo, molto lungo, quasi l'eternità... Ha in testa una corona piramidale a sette piani. Una mandorla luminosa, di forma ovoidale, lo circonda. È il germe di un immenso uovo cosmico di cui l'arcobaleno è il guscio. Quest'ultimo è il luogo pacificato tra il cielo e la terra.

  

Posto al di sopra, il segno dello Yin e Yang blu e rosso è retto da due ali. Esso attira il nostro sguardo verso il vertice della composizione da cui irradia un enorme sole. Un sigillo di Salomone rosso, doppio triangolo dell'acqua e del fuoco invertito, a forma di cuore. La radiazione del sole è indicata da un'alternanza di trentasei raggi lunghi e da trentasei raggi corti. Anche lì il doppio triangolo dell'acque e del fuoco intrecciati, nel cuore del sole, indicano la presenza di un'armonia, di un giusto equilibrio, di nature contrarie pacificate.

  

Sotto questa composizione è scritto:

 

L'UNIVERS È UN UOVO - L'UOVO è UN UNIVERSO

  

A. DINA - 1917

 

 

che evoca il "En to pan"  dei greci, in "in Uno il Tutto", motto del serpente Ouroboros, il serpente che si morde la coda. Quest'ultimo è rappresentato sul mobile in legno ricoperto d'oro contenente i sarcofagi di Tut Ankh Amon di più di 3300 anni fa.

 

Queste due rappresentazioni congiungono il mistero dell'incarnazione dello spirito nella materia e l'azione di quest'ultima sulla prima. È il mistero di tutte le teogonie, riassunte anche in questa cappella dalla presenza dell'altare che ricorda che il "Verbo si è fatto carne".

  

Infatti l agrande epopea cosmica dello spirito e della materia si traduce con un vai e vieni costante dall'uno all'altra sulla grande trama del tempo, tessendo così la Coscienza, indumento dell'universo. Detto in altro modo: "L'umanità è chiamata a generare Dio, cioè a concepirlo, a portarlo in sé ed a donarlo al mondo" come scrive Monsignor Mutien-Léonard, il vescovo di Namur nel 1932.

  

Assan Dina afferma lì la sua fede. Si appoggia sulla cultura indù ricevuto certamente nella sua cerchia famigliare, si serve della sua conoscenza del panteon egiziano classico e li mette in scena nel quadro cristiano di una cappella, senza alcun problema. Ciò segna la prodezza di una spirito non convenzionale fuori del comune che seppe vedere l'Armonia là dove altri non vedono che differenza ed opposizione.

  

In questa ricerca dell'Armonia, della quintessenza delle idee, si iscrive nella ricerca della Risa Blu, che si trova da un aparte all'altra della vetrata eretta sull'altare.

 

Infatti la Rosa Blu è il fiore inaccessibile, il fiore mistico che non esiste sulla terra. Essa simbolizza una ricerca impossibile, la ricerca dell'Assoluto. Da una parte all'altra della vetrata ai piedi del muro sono rappresentati due vasi ad ansa rosso vermiglio, di fattura classica. Da questi vasi escono due roseti, uno rosso con spine, l'altro blu senza. Questi due roseti salgono lungo l avetrata e convergono verso un fiore solare, un bottone di loto. Sta per schiudersi, i suoi petali sono come una fiamma a spirale la cui punta si apre a fiore rosso posto tutto in alto.  

   

 

rosa-blu.jpg

 Rosa blu

 

 

Giunti al termine della visita dei luoghi, volgiamoci verso le persone all'origine di questa costruzione così originale, del castello des Avenières e dei suoi simboli.

 

Due nomi sono emersi: Mary Wallace Shillito, cittadina degli Stati Uniti e Assan Dina, originario dell'Isola Mauritius nell'oceano indiano, piccola isola strappata ai francesi dai britannici nel 1810.

 

Di fronte ad un'origine così dissimile dove nulla poteva portarli ad incontrarsi, quale destino ha potuto legare la trama della loro vita per un tempo della loro esistenza e far sì che essi dessero origine ad un'opera diventata comune, le Avenières? 

 

 

 

 

 [Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK ai post originali: 

Les XXII lames  du Tarot d'Assan Dina 

 

La chapelle d'or et la quête de la rose blue

 

 

LINK ad un video You Tube sui tarocchi di Assan Dina:


 


 

 

 

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La Via dell'Alchimia - in Architettura
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