Wednesday 22 february 2012 3 22 /02 /Feb /2012 09:39

Assan Dina

 

 

L'opera scientifica, Dina ingegnere in idroelettricità

 

 

Dina, 01

 

 

 

5) Il messaggio pubblico di Assan Dina, la sua opera scientifica

 

 

Assan Dina sviluppa un lavoro scientifico su due piani.

 

Inanzitutto Assan è un ingegnere, specialista in idroelettricità. Fa dunque costruire delle centrali elettriche utilizzando il "carbone bianco", processo innovativo che  fanno concorrenza alle centrali elettriche che vanno a gas o a carbone. Si guadagna da vivere con questa attività.

 

Il secondo piano è il prolungamento della sua riflessione filosofica, sviluppata sui muri della cappella delle Avenières e nei suoi tre libri, in perfetta coerenza. Questa riflessione filosofica pone in modo centrale e ricorrente li legame tra la Materia e lo Spirito, su scala microcosmica o macrocosmica, l'uomo essendo posto in mezzo ad essi. Per appoggiare questa riflessione in campo macrocosmico Assan Dina intende utilizzare gli strumenti che la modernità dà all'uomo. Desidera sviluppare un insieme di strumenti geofisici per scrutare la terra e il cielo, al fine di sollevare un lembo del velo che ricopre l'Universo e la sua comprensione. Decide dunque di far costruire un osservatorio sul monte Salève, non distante dal castello delle Avenières, dotato degli ultimi perfezionamenti.

 

 

5A. Assan Dina, ingegnere in idrolelettricità

 

 

Poche informazioni affidabili sono disponibili attualmente. Avrebbe edificato delle centrali in diversi dipartimenti, dell'Isère, la Savoia, l'Alta-Savoia e l'Aube. A quest'epoca vi erano una moltitudine di piccole compagnie private, indipendenti, isolate. Sono tutte sparite, così come i loro archivi.

 

Due centrali elettriche di Assan Dina restano tuttavia visibili oggi, almeno il sito su cui esse sono state costruite.


 

5A-1. La centrale idroelettrica di Bar-sur-Seine.


A trenta chilometri nel sud-est della città di Troyes si trov, sul corso della Senna, la piccola città di Bar-sur-Seine, nel dipartimento dell'Aube. Il suo corso d'acqua è regolato, nel cuore della città da uno sbarramento che permette il funzionamento di un mulino, da una parte, e da una centrale elettrica, dall'altra.

 

Il giornalista Jacky Provence, pubblica un articolo il 29 giugno 2007 sul giornale on line "Auboisement" su questo patrimonio oggi in pericolo: "La seconda parte dell'insieme degli edifici è una centrale idroelettrica. I lavori iniziarono nel 1923. La produzione di elettricità cominciò nel 1929. È senz'altro la prima costruzione del sud del dipartimento a utilizzare una struttura in cemento armato (carpenteria, pilastri, terrazza). L'edificio ospitava quattro turbine. Esse alimentavano due alternatori di 220 e 125 kilowattora. La centrale era accoppiata con un altro edificio a Fouchères, che commandava a distanza. Esse fornivano elettricità a 14 comuni della valle della Senna tra Bar-sur-Seine e Bréviandes".

 

 

barsurseine1.jpg

A sinistra in arancione la centrale elettrica dal tetto piatto. A destra il mulino si eleva su quattro piani. La sala delle turbine e degli alternatori è fornita di grandi vetrate. Sotto le condotte evacuano l'acque delle turbine nella Senna (tutte le foto sono di Jacky Provence).

 

 

barsurseine2.jpg

Sullo sfondo, a sinistra, la casa alta ospita il trasformatore che eleva la tensione elettrica allo scopo di assicurare la sua distribuzione su lunghe distanze senza perdite.

 

 

Egli prosegue: "Il costruttore era un Mauriziano, Assan Dina. Era nato a Pamplemousses sull'isola Mauritius, il 12 aprile 1871.... Era uno scienziato che, grazie ai profitti che contava di trarre dagli impianti idroelettrici installati in Savoia e nell'Aube, doveva edificare l'Osservatorio dell'Alta Provenza, destinato a far recuperare alla Francia il suo ritardo nel campo dell'astrofisica... Il proprietario attuale ha posto delle nuove turbine e ha rilanciato la produzione di elettricità. Rimane il fatto che la costruzione meriterebbe un ammodernamento. La struttura in cemento armato si è molto degradata in alcune zone, in particolare a livello del cornicione. Esiste un articolo sulla costruzione e l'attivazione della centrale nel giornale "le Petit Troyen" del 1931, con una foto di Assan Dina davanti il pannello di controllo della centrale...".

 

 

 

5A-2 La centrale idroelettrica di Chosal che alimenta il castello delle Avenières, in Alta-Savoia.


Assan Dina progetta l'elettrificazione del castello delle Avenières e dei comuni circostanti. Elabora un piano su pergamena dove rappresenta i diversi comuni e l'impianto elettrico. L'ha chiamato l'UE, annotato con la matita rossa, a destra sul piano tracciato di sua mano, firmato e datato 14 agosto 1917. Precisa: "Per servire all'illuminazione elettrica del cantone".

 

 

Dina_piano_elettrificazione03.jpg

 

Si può vedere in alta definizione il centro della carta, che mostra il castello delle Avenières.


Qui sotto la firma di Assan Dina.

 

dina_firma.jpg

Quello stesso anno Assan Dina acquista dei terreni nella valle delle Usses, situati a quattro chilometri in basso, a volo d'uccello, dal castello delle Avenières. Scrive al prefetto il 5 marzo 1918 per chiedere l'autorizzazione di risistemare lo sbarramento sul fiume "les Usses". Questo sbarramento, attraverso una presa d'acqua, permette l'alimentazione in acqua del vecchio mulino Chosal. Assan Dina acquista quest'ultimo nel 1919 e risistema il canale di condotta d'acqua che preleva a un chilometro a monte del mulino una parte del piccolo fiume. L'acqua si dirige sino a una cisterna in muratura posta davanti alla centrale.

 

In fondo alla cisterna in muratura parte una condotta forzata in lamiera piegata e rivettata- di cui oggi non resta che una parte- secondo la tecnica dell'epoca, fortemente inclinata verso il basso. Essa raggiunge qualche metro più in basso la sala delle macchine, una grande sala di sui il livello del suolo è a due metri sotto terra.

 

Uno sfogo permette all'acqua in eccesso nella cisterna in muratura di partire direttamente nel canale sotterraneo, a otto metri sotto terra. Quest'ultimo evacua l'acqua turbinata e la riconduce in direzione delle Usses, utilizzando un tunnel di trecento metri di lunghezza. Questo tunnel si trasforma in seguito in un canale seminterrato, costeggiato da arbusti, che raggiunge più in là il corso d'acqua delle Usses.

 

La sala delle macchine è di circa cinque metri per dieci. Il suo pavimento piastrellato si situa a più di due metri sotto terra, rientrando dal lato del giardino. Esso stesso è più in basso di due metri del percorso situato sul lato opposto della casa. Ampie e alte porte vetrate, tuttora esistenti, permettono di ospitare le turbine e alternatori che sono fissati su una base in cemento che sporge rispetto al suolo. Qui la condotta forzata distribuisce l'acqua alle due turbine verticali. Esse azionano l'alternatore fissato all'altro capo della sala macchine attraverso una cinghia. In un angolo della sala una magnifica scala a chiocciola metallica molto stretta permette al tecnico di salire al piano superiore in cui alloggia con la famiglia. A quei tempi il rumore delle macchine non è un fastidio su cui ci si attarda. Oggi, ovviamente, non vi è nessuna macchina.

 

 


 

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Entrata alla sala delle macchine della fabbrica idroelettrica di Assan Dina. Varcata questa porta si deve scendere da una scala di 2 metri di altezza per arrivare a livello del suolo, delle turbine. Al piano superiore si trova l'abitazione del tecnico e della sua famiglia.

 

 

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Dalla sala macchine la scala raggiunge l'abitazione. Una scala a chiocciola a tre giri sale i sei metri di altezza.

 

 

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A destra, il serbatoio, piano inclinato molto ripido, che raggiunge con quattro gradini di cemento di un metro di altezza ognuno circa, l'acqua turbinata che viene evacuata dal tunnel. La foto è presa a livello del suolo, lato giardino.

 

usine07.jpgDopo aver sceso i quattro gradini, eccoci al livello meno sei metri sottoterra. L'acqua è ancora a più di due metri in basso.

 

 

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Da qui parte il tunnel di 300 metri sottoterra, prima di raggiungere l'aria libera! A destra parte un breve canale in fondo al quale di versa l'acqua turbinata.


usine09.jpg

In fondo a questo canale, a destra, si vede un cilindro scuro, marrone. È il cilindro metallico che evacua l'acqua una volta uscita dalla prima turbina. Giusto dietro quest'ultimo si indovina il secondo percorso dell'acqua. In fondo un muro ferma questo canale. Essi sono sotto la camera delle turbine.

 

 

Quest'impianto idroelettrico rappresenta un vero sforzo di genio civile, di costruzione. Il fondo del canale di evacuazione è a più di dieci metri sottoterra. L'insieme deve rappresentare quasi duemila metri cubi di terra e di roccia da scavare, puntellare, evacuare, poi altrettanto volume sgomberato da murare. Tutto è effettuato a forza di braccia perché non vi erano perforatrici ed escavatori. Questo compito titanico è stato effettuato tra il 1917 e il 1922 da muratori italiani, riforniti di materiali da camion con ruote gemellate della guerra del 1914-18.

 

In confronto l'impianto di Bar-sur-Seine è indubbiamente più facile da realizzare, i lavori del genio civile essendo minori in rapporto a Chosal.

 

Un rapporto tecnico fatto nel febbraio del 1933 da un ingegnere elettricista ginevrino, il signor Charles Roger Demole, indica con precisione l'equipaggiamento elettrico: "... L'installazione comporta due turbine verticali, sistema Francis, con regolatori automatici, costruiti dalla casa Escher-Wyss & Cie a Winterthur; esse sono situate un po' al di sopra della metà dell'altezza di caduta e lavorano per reazione; utilizzando un flusso di 0,925 m/3 sec., esse sviluppano una potenza da 100 a 110 cavalli ognuna, con regime di 350 giri al minuto, le due turbine sono accoppiate sullo stesso albero, che possono tuttavia essere utilizzate separatamente; questa disposizione permette durante le ore di debole utilizzazione della rete, un rendimento migliore di quel che sarebbe quello di una turbina sola con potenza doppia, la quale lavorerebbe allora in cattive condizioni. Attraverso una trasmissione a cinghie munite di un avvolgitore a contrappeso che asicura un'aderenza regolare, le turbile azionano un alternatore trifase Oerlikon che effettua 1000 giri al minuto e producono 140 KWA con 5000-5250 Volt a 50 periodi al secondo. La corrente di eccitazione è fornita sotto 100 volt, da una eccitatrice di 3 Kw montata in cima all'albero e regolata da un reostato a regolatore automatico sistema Thury. Un contatore generale e diversi altri strumenti di misura su un quadro permettono un controllo facile della produzione dello stabilimento....".

 

Questo lungo rapporto termina così: "... Conviene porre in evidenza che gli impianti summenzionati sono stati non soltanto costruiti con la più grande cura e per mezzo di materiale di prim'ordine, ma anche che essi hanno sempre goduto di una buona manutenzione di modo che sono attualmente in eccellente stato, e che le avarie sono state per così dire del tutto sconosciute, da quasi 15 anni da quando l'impianto ha preso a funzionare...".

 

Potete leggere qui il rapporto completo dell'ingegnere ginevrino.

 


Assan Dina trae dei benefici da questa attività industriale innovativa. L'elettricità erogata è venduta all'84% della sua produzione come "Luce" e per il 16% rimanente come "Forza", e cioè i motori, le pompe, ecc... Per via del suo prezzo iniziale elevato, l'elettricità tarda a sostituire le altre energie, come il gas e il carbone. È interessante leggere il bilancio di attività di questa fabbrica. Nel link che segue troverete il bilancio dell'anno 1928, anno del decesso prematuro di Assan Dina, nel 1931.


Mettiamo in rapporto il prezzo di acquisto da parte di Mary Shillito, nel marzo del 1906, degli 84 ettari di terreno nudo per un ammontare di 500 mila Franchi- valore del 1928, ossia 100 mila Franchi del valore del 1906-, con i 114 mila Franchi di utile netto che porta la vendita di elettricità nel 1928 questa piccola fabbrica.

 

La fabbrica idroelettrica di Chosal permette di illuminare il castello procurando anche al contempo degli utili al suo proprietario, Assan Dina, nel corso degli anni. Mary Shillito è stata parte pregnate finanziariamente in questa avventura? Sarebbe interessante saperlo, allo scopo di meglio distinguere il livello di indipendenza finanziaria di Assan in rapporto alla sua sposa Mary.

 

 

Ricordiamoci che c'è stato un contratto di matrimonio redatto davanti al notaio tra gli sposi, dunque separazione dei beni. 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale:

Assan Dina, l'oeuvre scientifique

Di La Via dell'Alchimia - Pubblicato in : Personaggi
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Monday 9 january 2012 1 09 /01 /Gen /2012 07:00

Il messaggio pubblico di Amina e Assan Dina

 

o la loro opera letteraria

 


Dina, 01

 

 

 

Essi pubblicano due opere nel 1917. Esse fanno parte di una trilogia. La terza opera esce soltanto nel 1927, benché già redatta nel 1916. In modo sorprendente il nome dell'autore differisce ogni volta. Pubblica anche, per quanto ne sappiamo sinora, due articoli. Il primo, di nove pagine, ha come titolo Magisme et sorcellerie malgache [Magismo e stregoneria malgascia]. È pubblicato sulla rivista Le voile d'Isis" di dicembre 1925. Il secondo, di dieci pagine, si intitola L'âme hindoue [L'anima induista] sulla Nouvelle Revue di marzo 1928, alcuni mesi prima della sua morte prematura.

 

 

 

Il primo libro di Assan Dina, "L'Astro-Dio"


La prima opera, firmata "Adina", si intitola La chair tangible de l’infini– L’Astre-Dieu [La carne tangibile dell'infinito- L'Astro-Dio].


 

Livre Adina.jpg (120158 octets)

 

Potete leggere integralmente l'opera "La Chair tangible de l'infini - ASTRE-DIEU" cliccando sulla fotografia qui sopra o consultare il suo indice per leggere alcuni capitoli. Potete anche scaricarlo in formato PDF.

 

 

 

Questo pseudonimo, benché vicino al nome vero, rende vana una ricerca per nome in biblioteca. In questo caso come lo conosciamo oggi? Per un caso incredibile del destino del bibliofilo accorto in ermetismo, Archer, prende un giorno quest'opera sullo scaffale di una libreria d'occasione. Nota la consonanza, prossima a "Dina", che conosce attraverso l'opera Fulcanelli dévoilé [Fulcanelli] di Geneviève Dubois e legge la dedica stampata dall'autore "A Madame Mary W. Dina". Non vi sono dubbi. Archer mostra per la prima volta quest'opera nel suo eccellente blog dedicato a Julien Champagne, l'illustratore dei libri di Fulcanelli, nel 2006. Dedica molte pagine a Dina e alle Avenières. Gli devo le scannerizzazioni di quest'opera.

 

Questo nome non doveva prestare a confusione all'epoca di Assan Dina. Il legame doveva essere evidente per le persone che lo conoscevano. Quest'opera, l'opera firmata Adina, sparisce tuttavia completamente dalla memoria collettiva e nessuno lo menziona più.

 

Questo libro è pubblicato a Parigi, alla Librairie de l’art indépendant, G. Revel ne è l'editore.


G. Revel è certamente Gaston Revel, membro della Società Teosofica. Tentiamo di situarlo. Egli crea, insieme a René Schwaller de Lubicz (1887-1961) e altre persone, il giornale L’Affranchi, pubblicato dal 1917 al 1919, per promuovere nuove idee sociali dopo il marasma della guerra.

 

Il gruppo dei Veglianti è fondato in seguito nel febbraio del 1919 con queste due persone e altre tra cui il poeta lituano Oscar Wladislas Milosz, "il solo mistico riuscito che io conosca" dirà di lui Nathalie Clifford Barney, e Henri Coton-Alvart, eminente alchimista ma rimastos conosciuto al grande pubblico sino alla pubblicazione delle sue famose Propos sur Les Deux Lumières [Discorsi sulle Due Luci] di Geneviève Dubois, per le edizioni del "Mercure Dauphinois".

 

Guardiamo anche la pubblicazione della Librairie de l’art indépendant.


Questa casa editrice pubblica circa 150 opere dal 1886 al 1917. La lista degli autori e opere conosciute è impressionante. Tutta la Teosofia è presente, con Héléna Petrovna Blavatsky, co-fondatrice della società teosofica, la "Revue théosophique" stessa e dei discepoli del movimento come Annie Besant che pubblica Pourquoi je devins théosophe [Perché sono diventata teosofa].


Ritroviamo anche dei poeti emergenti, solforosi a diversi titoli, come Pierre Loüys (1870-1925) la cui totale libertà sessuale commuove più d'uno, sia nelle sue opere letterarie sia personali, o come Jules Bois (1868-1943), emerito occultista, che si batte in numerosi duelli, amante della cantante Emma Calvé, quest'ultimalegata all'abate Saunière di Rennes-le-château e legata soprattutto alle belle mondane di Parigi... Sono editi anche Oscar Wilde, André Gide, Emile Burnouf che effettua la traduzione della Bhagavadgîtā, testo sacro induista e che Assan Dina citerà in una delle sue opere.


Senza sorpresa Léon e Gaston Revel pubblicano per questa stessa casa le loro proprie opere.


Infine bisogna citare due nomi importanti per la nostra storia: Marcelle Senard, che pubblica qui il suo libro sul filosofo inglese Edward Carpenter e René Schwaller de Lubicz che vi pubblica nel 1916 il suo Etude sur les nombres [Studio sui numeri].


Vediamo dunque che Assan Dina fa pubblicare la sua prima opera per una casa editrice di valore (Per coloro che ne vogliono sapere di più ecco qui di quest'editore la lista delle publicazioni.

 

 

Vi propongo un riassunto dell'opera: Questo libro è una riflessione scientifica sulla natura fisica e chimica del sole così come sui legami che lo uniscono al suo corteo di pianeti. Per lo meno così egli dice perché una riflessione filosofica sottende completamente lo sviluppo del suo pensiero e delle sue ipotesi.


 

Assan inizia con un richiamo alla visione del sole da parte delle civiltà anteriori. Spiega come il tracciato semplificato dell'occhio, costituito dalla sua pupilla e dalle sue palpebre, rappresenta per gli iniziati di alcuni popoli, africani soprattutto, il sole e la corsa ellittica dei pianeti intorno. Si appoggia qui sul suo vissuto in quelle contrade. Denuncia di passaggio alcune correnti di pensiero: "I negri, razze inferiori, non possiedono anima, il che permette di spogliarli e ucciderli senza scrupoli" (Astre-Dieu, p. 14-15). Ci gratifica anche con un magnifico messaggio: "Sarebbe sbagliato ridicolizzare qualcuno per le sue credenze. Ognuno sogna l'Infinito secondo le sue facoltà".


Oggi ancora, egli ci dice, l'eliocentrismo è difficilmente ammesso in alcuni ambienti. Negli Stati Uniti, ad esempio, delle persone facoltose promettono dei premi a chiunque possa portare delle prove a favore del sistema geocentrico.

 

 Dopo questo preambolo Assan Dina sviluppa un argomento scientifico. Si appoggia sull'analisi spettrale del sole fatta dagli astronomi per dedurne la sua composizione chimica. Nota l'abbondanza decrescente del ferro, del manganese, del cobalto..., tutti corpi che cristallizzano nel sistema cubico. Si interroga sulla natura del sole: "Grandi alchimisti dissero che il sole è un blocco d'oro" (p.47). L'oro cristallizza anch'esso come cubo. Assan deplora che: "Gli alchimisti si dedicarono soprattutto alla ricerca dell'oro...". (p.56). Fa in seguito l'apologia del ferro, questo parente povero dei metalli, parlandone come di una persona umana. Il pensiero ricorda Fulcanelli. Esamina in seguito il nucleo, che costituisce l'interno del sole, che egli paragona a un giroscopio, per il fatto che il suo movimento proprio di rotazione rapido nel vuoto dell'universo. Attribuisce lo stesso effetto giroscopico ai pianeti.

 

La sua composizione chimica ne fa "un ambiente magnetico e elettrico di prim'ordine, il che fa del sole un mostruoso magnete naturale", dotato di un polo sud che attira e di un polo nord che respinge. Delle forse esterne gli procurano la sua energia, siano essi i pianeti attraverso il loro irraggiamento o degli universi remoti. "Tutte queste emanazioni semi-materiali formano una vera catena attraverso l'universo solare". "Il nucleo solare è nascosto da una spessa crosta, che presenta l'aspetto di un globo abbagliante, come la carne sulle ossa".

  

Evoca "la delicata questione" del calore sprigionato da questa stella. Al contrario dell'ipotesi classica del sole braciere, Assan Dina sottintende l'irraggiamento freddo dell'astro, il che era noto agli antichi: "Osiride è un Dio nero" - come scrisse Fulcanelli -. Prende molto giustamente l'esempio della temperatura sulla nostra terra: "Più si sale verso i confini della nostra atmosfera, più la temperatura è bassa". Rifiuta la teoria del sole-fuoco, di cui il principale fattore sarebbe la combustione del gas idrogeno nella corona solare. Così riassume: "Il sole darebbe l'impressione di un androgino... che soffierebbe il fuoco e il freddo". "Il suo bagliore gli deriverebbe dai suoi influssi magnetici e elettrici". Per irradiare, il sole "smaterializza delle particelle materiali per crearne delle onde luminose, elettriche con cui bombarda le distese celesti". Precisa che per un ciclo così grande alcuni miliardi di anni non contano nulla.

 

 

Il sole è costruito sullo stesso piano di un atomo. "Il suo essere comprende anche i pianeti e tutti gli spazi interplanetari", un universo come un organismo vivente. "Quest'universo è l'uovo di Brahma, quest'uovo del mondo gigantesco e così scintillante" (p.80).

 

 

cappella dorata destra

Brahma crea incessantemente il mondo, come un loto galleggiante sull'oceano cosmico. (Cappella dorata).


 

 

Lo abbiamo appena visto nella cappella dorata! Abbiamo qui la perfetta giunzione della sua opera letteraria, che prosegue e sviluppa ciò che i mosaici mostrano.

 

Il sole è allora paragonato a un indotto e i pianeti a degli elettromagneti. Abbiamo qui una dinamo cosmica. Dina impiega dei termini da tecnico, da ingegnere elettrico. Prosegue su questo registro: "Il sole ha un cuore in metallo, poiché le nostre dinamo hanno un collettore in ferro dolce. I pianeti svolgono funzione di elettromagneti, bombardano il sole con tutte le loro energie elettriche e le loro forze".

 

L'elettricità sarebbe calda, la magnetizzazione fredda. La prima disaggrega e dissolve. La seconda magnetizza e coagula. "Si ritrova qui il simbolo di una delle grandi scuole filosofiche dei giorno nostri", precisa. Egli cita l'esempio della tecnica della galvanoplastica e della luna nera e della luna bianca, che ritroviamo sulla lama 15 del tarocco- il Diavolo- della cappella blu.

 


 

15, il DiavoloLama XV il Diavolo. (Cappella blu).


 

"Gli alchimisti degni, e cioè che professano la scienza chimica, vi ricercarono meno malizia" precisa per allontanare una interpretazione moralistica del bianco e del nero.

 

L'universo solare essendo un giroscopio dotato di una velocità vertiginosa, quest'ultima sostiene l'insieme solare nello spazio. I pianeti formano il piano della ruota giroscopica. L'equatore solare è il centro vitale delle creazioni fisiche e dei corpi materiali. Il sole proietta delle materie solide soltanto soltanto nel rigonfiamento equatoriale, perché la grande velocità di rotazione vi diminuisce la forza attrattiva, la gravitazione, aumentando la forza centrifuga. I materiali della scorza essendo coagulati, fuggono per la tangente e volano attraverso lo spazio. Tra gli uranoliti proiettati, alcuni provengono dagli strati profondi della stella. Sono i germi di vita. È il fiore di loto che lancia i suoi semi nell'aria. Quest'immagine evoca la lama della cappella dorata, Brahma seduto su un loto, racchiuso dentro un arcobaleno a forma d'uovo.

 

Assan Dina termina la sua esposizione con un'immagine metafisica: "Il sole è dunque un'anima immensa, che ci contiene nei suoi fianchi come una goccia di rugiata nel calice di un fiore. Il suo "sé" non risiede soltanto nel nucleo, ma ma in tutto, nella pietra".

 

 

 

soleil_lune.jpg (103237 octets)Il sole è un'anima immensa che ci contiene nei suoi fianchi 


    

 


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Il Sole svelante il suo centro cubico, secondo Assan Dina.

 

 


In conclusione, questa visione del nostro "universo solare" è oggi falsa.

 

La soluzione fu data nel 1921 da Jean Perrin, che propose una fonte alternativa di produzione di energia: le reazioni nucleari tra nuclei atomici. Ma Assan Dina non fu premio Nobel di fisica come Jean Perrin e la sua visione del cuore dell'astro, sdoppiato dalla sua corona luminosa, rimane del tutto giusta ancora oggi.

 

Si deve conservare l'idea di Assan Dina che desidera ricercare gli arcani della creazione, sollevare un lembo del cielo per ritrovarvi Dio, per mezzo dellaconoscenza scientifica, discorsiva, in consonanza con la sua educazione scientifica e il positivismo del suo tempo. Ciò è talmente vero che vedremo poco dopo Assan trasformarsi in astronomo. Ricordiamoci che il Vatican ha il suo telescopio sin dal 1582. Oggi ne ha due, quello di Castelgandolfo, nella lontana periferia di Roma, e uno meno mediatizzato ma ultra-moderno, edificato nel 1981 sul Monte Graham in Arizona ngli Stati Uniti, il Vatican Advanced Technology Telescope (VATT).


Assan studia gli arcani della creazione con mezzi scientifici, ma secondo lui questa nuova conoscenza scientifica non fa che confermare l'intuizione degli antichi popoli, trasmessa sotto il sigillo dei imboli, l'intuizione dell'unità di un grande tutto, dell'esistenza di un grande essere vivente cosmico di cui non siamo che una parte.

 

 

 

Il secondo libro di Assan Dina, "La Scienza filosofica"

 


Questa seconda opera di 345 pagine è firmata con lo pseudonimo A.M.A. Si intitola La Science philosophique [La scienza filosofica]. È nella continuità filosofica del precedente.

 

È edita a Ginevra nel 1917 presso la tipografia "La Sirène". La redazione di quest'opera è terminata il 16 dicembre 1916 a Marsiglia, come indicati nell'ultima pagina. In una pagina di guardia egli annuncia la pubblicazione di una terza e ultima opera, La Destinée, la mort et ses hypothèses [Il Destino, la morte e le sue ipotesi].


Ringrazio il mio amico F. T. per aver messo a nostra disposizione questo libro, così come il successivo, libri introvabili quanto il primo.

 

Livre d'Assan Dina : la Science philosophique

 

Potete leggere integralmente l'opera La Science philosophique oppure consultar il suo indice per leggere alcuni capitolisoltanto. Potete anche scaricarlo in formato PDF.

 

 

Queste iniziali non si riferiscono a nulla di noto se non al nome mistico di "Ahor Mahomt Ahliah" assunto da René Schwaller de Lubicz per firmare un piccolo opuscolo intitolato Nécessité, edito nel 1918. Nel suo libro L'oeuvre au rouge [L'opera al rosso], edita nel 2006, Emmanuel Dufour-Kowalski vede in questa identità un legame tra Assan Dina e René Schwaller, essendo il primo il maestro del secondo. Non ritengo come certo questo legame, allo stato attuale dei documenti accessibili.

 

Un capitolo di questo blog sarà dedicato in futuro agli Schwaller de Lubicz, René e la sua compagna Jeanne Germain. Essi sono conosciuti sotto i nomi mistici di Aor e di Isha. Oltre alla loro opera simbolica ed egittologica, vedremo i legami con l'alchimia, Fulcanelli e Julien Champagne illustratore dei suoi libri.

 

 

 

 

Il terzo libro di Assan Dina "La Destinée, la mort et ses hypothèses"

 

Livre d'Assan Dina, la Destinée, la mort et ses hypothèses

 

Potete leggere integralmente l'opera La destinée, la mort et ses hypothèses" oppure consultare il suo indice per leggere alcuni capitoli soltanto. Potete anche scaricarlo in formato PDF.

 

 

 

Un primo articolo di Assan Dina, "Magisme et sorcellerie Malgache".


Grazie al suo lavoro di ricerca, Archer, bibliofilo appassionato in ermetismo, autore del blog dedicato a Julien Champagne già citato per aver reperito l'opera di Adina, L'Astre-Dieu, trova un altro documento. Si tratta di un articolo appassioanate di Assan Dina, firmato un'altra volta "Adina". È pubblicato nel dicembre 1925 nella rivista parigina dedicata all'esoterismo e alla spiritualità, Le Voile d'Isis. L'articolo di nove pagine è la riflessione di un uomo maturo- ha 49 anni- su alcuni aspetti della spiritualita e della relazione magica al mondo terrestre di piccole comunità di uomini o di donne nel Madagascar, all'inizio del suo secolo. Ricordiamoci che Assan Dina ha percorso, tra l'altro, l'Africa del sud e il Madagascar, prima terra vicina a 900 km dall'isola Mauritius, nella sua giovinezza.


 

Adina, revue Le voile d'Isis, décembre 1925

 

Leggere l'articolo


Le Voile d'Isis [Il Velo d'Iside] è una pubblicazione periodica della casa editrice parigina "Bibliothèque Chacornac", essa stessa legata alla famosa libreria esoterica Chacornac. Potete scaricarlo in formato PDF.

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK:

Le message public d'Amina et Assan Dina, ou leur oeuvre littéraire

Di La Via dell'Alchimia - Pubblicato in : Personaggi
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Saturday 17 december 2011 6 17 /12 /Dic /2011 07:00

Le carte del tarocco di Assan Dina

 

 

Il suo messaggio privato

 

 

 

 

Dina, 01

 

 

All'inizio di queste pagine abbiamo visto che Assan Dina firma i mosaici nella cappella d'oro con il suo nome, nel 1917. Quest'anno è per lui un anno di pienezza, è la maturità filosofica. Ha 46 anni.

 

Infatti la realizzazione dei mosaici si compie.

 

Avete visto le 22 lame nella cappella blu, sovrastate da un cielo azzurro punteggiato dall'oro delle costellazioni. Esse vi hanno condotto nella cappella d'oro, il naos che racchiude l'immagine del divino. Assan ci dà qui il suo messaggio metafisico e simbolico sotto forma di immagini e di geroglifici diversi.


cappella blu, voltaLa cappella blu


 

Ma questo messaggio è ad uso privato. Il castello delle Avenières non è un luogo pubblico. Soltanto gli amici visitatori possono beneficiare della lettura di questo messaggio, con certamente come privilegio supplementare un commento chiarificatore dell'ideatore.

 

Dobbiamo fermarci un momento sul tempo necessario alla concezione e all'elaborazione di questi mosaici, così come per le modificazioni da intraprendere affinché lo scrigno, la cappella, possa ricevere questo messaggio. Ideare interamente un tarocco è una cosa molto lunga: le fatiche di Oswald Wirth, che abbiamo incontrato all'inizio della nostra visita, lo testimoniano. Un anno o più di riflessione è stato necessario per approdare a questa formulazione grafica delle lame, anche se il tema di fondo di ognuna di esse non è che una semplice ripresa del tarocco di Marsiglia noto da tanto tempo.


diavolo1

 

Successivamente si deve passare alla realizzazione materiale.

 

La scelta tecnica di impiego del mosaico sorprende. Ci si sarebbe aspettato di più degli affreschi, scelta più classica. Bisogna ricollocare questa scelta nel contesto di quest'epoca, in cui vi era una vera frenesia di riscoperta delle tecniche antiche. Molti frontoni di costruzioni di edifici a Parigi durante quest'epoca riutilizzano il mosaico. Abbiamo ricordato Salomon Reinach poco fa. Uno dei suoi due fratelli, Théodore, fa eseguire dei mosaici per decorare le stanze della sua famosa Villa Kérilos, costruita tra il 1902 e il 1908 sulla riva del mare vicino a Nizza.

 

Soffitto della cappella blu

 

Come per questa villa, Assan deve ricorrere a degli operai italiani per la realizzazione di questa tecnica. Due anni sono forse necessari per la realizzazione dei mosaici.

 

Dall'inizio dell'ideazione sino al compimento, occorrono ragionevolmente tre anni,

il che fa risalire al 1914 l'arrivo di Assan Dina nel mondo di Mary Shillito, e forse anche al castello delle Avenières.

 

Ma non è tutto.

 

La cappella blu doveva in origine essere la sola cappella. Le volte indicano la ripartizione dello spazio di questa cappella. Sotto la grande volta a crociera ogivale si trova la parte pubblica. Sotto la crociera ogivale stretta si trova il luogo della celebrazione del culto, con l'altare. Non dimentichiamo che Mary si è convertita al cattolicesimo e che è una credente praticante. Abbiamo visto che ha acquistato una pala d'altare e una statua della Vergine con Bambino, tra le altre cose. La pala doveva essere vicina all'altare.

 

Riprendiamo il piano visto in precedenza, ma con questa variante.

 

planchapelle00.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

planchapelle10.jpg

 

 

 

 

Per creare la cappella dorata, nel prolungamento della cappella d'origine, diventata blu in seguito, sono stati compiuti dei lavori molto importanti. Questi lavori sono proseguiti con la creazione di una nuova entrata, rendendo obsoleta l'entrata attraverso il vestibolo dalle vetrate sigillate rivolte verso l'ingresso originale, come l'abbiamo visto precedentemente.


cappella dorata destra

La cappella dorata

 

 

Questa estensione importante obbliga a nuovi lavori di costruzione, e forse anche precedentementealla costruzione parziale. Essa permetterebbe di risolvere l'enigma sollevato dal signor R. R.: "Si vuole ancora oggi che i due primi livelli dell'edificio dovettero essere smontati del tutto, per delle ragioni rimaste inspiegate".


Senza che i due primi livelli siano stati smontati, questi lavori comportano sicuramente importanti ristrutturazioni di grandi opere. A sinistra l'estensione della cappella si vede facilmente. I musi sono spostati verso l'esterno. La facciata è nuova e la vetrata precedente spostata e reinserita nella nuova arcata.


mur-nord-ouest-1.jpg

 

 

A destra un arco doppio ci porta verso la nuova entrata attraverso un corridoio illuminato pur essendo al riparo delle intemperie. Ma perché non fare un'altra veranda in legno come quella che vediamo dipinta in blu sulla foto, o spostare quest'ultima? Secondo logica, per portare il peso della nuova stanza superiore, che è illuminata dalle due finestre slanciate della sua facciata. Le balaustre orizzontali in pietra bianca alla sua sommità indicano la presenza di una terrazza.


mur-nord-ouest-2.jpg

 

 

A cosa serve questa nuova stanza, il castello avendone già una trentina? Questa stanza è accessibile attraverso la grande scala d'ingresso. Ma sulla destra, la parte più antica, un muro o un tramezzo nasconde il suo accesso, cioè la sua esistenza. Qual è la storia di questa stanza aggiunta all'epoca dell'ampliamento della cappella da aprte di Assan Dina e Mary Shillito?

 

 

cliccate sulla foto

 


Hall d'entrée, deux époques différentes

Grande ingresso. Su queste due foto scattate in epoche diverse, l'ingresso degli anni 1980/90 è a sinistra. A destra la foro è anteriore ma non può risalire oltre al 1960, visti i neon fissati alla trave del soffitto. La comparazione mostra una differenza importante. Negli anni 80 la stanza traforata in alto alla scala si vede chiaramente, essa non lo è negli anni precedenti. È nascosta dietro una grande carat murale topografica che mostra i massicci montagnosi alpini, di Grenoble, al sud, a Ginevra certamente, al Nord. È una semplice tappezzeria pendente o una pittura che ricopre un muro? Se sì, da dove si effettua l'accesso a questa stanza occultata?

 

 

 

 

 

Resta da compiere uno studio tecnico delle costruzioni per determinare con esattezza dove i lavori più importanti sono stati effettuati allo scopo di capire l'intenzione del committente.

 

firma di Dina in mosaico  Firma di Assan Dina.


 


 

LINK a un video in cui vede il castello delle Avénières:

Il fantasma di Assan Dina


 

 

LINK al post originale:

 Les cartes de tarot d'Assan ou Amina Dina, leur message privé 

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Friday 11 november 2011 5 11 /11 /Nov /2011 07:00

Assan Dina arriva alle Avenières

 

Dina, 01

 

 

 

Il signor Pascal Hausermann, antico proprietario del castello, nel suo libro citato, non dà schiarimenti sulle circostanze dell'arrivo di Assan Dina alle Avenières. La signora Dubois, nel suo libro Fulcanelli dévoilé, non si sofferma anch'essa su questo punto, benché dia in poche pagine (pagina 38 e seguenti) molte informazioni inedite.

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J. F. de Roussy de Sales nell'articolo citato scrive: Mary Shillito ha conosciuto Salomon Reinach, il grande erudito archeologo, per via di di Pauline Tarn - Renée Vivien come pseudonimo-, e l'invita a soggiornare alle Avenières. Salomon Reinach porta nel 1913 un collega indù, Assan Dina, che si occupa di Assirologia.

 

shillito.jpg

 

L'ipotesi che segue è anch'essa possibile. Assan Dina è ingegnere idroelettrico. Dall'invenzione dell'"carbone bianco" da parte di Aristide Bergès di Grenoble e la sua presentazione all'Esposizione Universale di Parigi nel 1889, in cui il termine fu consacrato, i primi impianti idroelettrici fiorirono lungo i corsi d'acqua di montagne allo scopo di produrre l'elettricità necessaria alle fabbriche e, in caso di sovrappiù, la luce alle case fortunate. Il castello delle Avenières ha bisogno di elettricità. È Mary Shillito che sollecita i servizi del signor Assan Dina, o è lui che, dopo averla incontrata, gli propone di farlo? La questione non è determinata, ma Assan Dina installa delle centrali idroelettriche nella regione, come menzionato nel libro del signor Fehrenbach, e nell'Aube da cui sua madre sarebbe originaria.

 

Nel 1907 la costruzione del castello inizia sotto l'egida di Mary Shillito, la committente. È consigliata dalla sua "segretaria" e amica, Marcelle Senard. Essa termina nel 1913.

 

Quello stesso anno Mary e Assan si conoscono già e decidono di sposarsi a Parigi. Il matrimonio è celebrato il 22 gennaio 1914 alle 17.45 al comune del XV circoscrizione. Assan ha 43 anni.

 

Dina_Shillito_invito_matrimonio.jpgLista degli invitati al matrimonio di Assan Dina e Mary Shillito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dina_Shillito_atto_matrimonio.jpgAtto di matrimonio di Assan Dina e Mary Shillito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dina_Shillito_addentum.jpgAddentum al contratto di matrimonio di Assan Dina e Mary Shillito, scritto sul margine sinistro dell'atto.

 

 

 

Mary Shillito è domiciliata al numero 45, Avenue de Friedland. Assan Dina risiede al numero 150, avenue Emile Zola, nel XV distretto, con sua sorella Amina Dina.

 

Amina è nata il 1° marzo 1873 in Francia. Divenne moglie a 26 anni di Rudolf Heinrich Schneebeli, cittadino svizzero, il 27 aprile 1899. Le sue nozze si svolsero a Beira, in Mozambico, dove lavorava con il signor Schneebeli, ingegnere come lei dei ponti e strade ferrate. Essi vi realizzarono una ferrovia a destinazione Johannesbourg. Questa sorella sembra aver avuto una parte determinate in quanto ai progetti di suo fratello Assan. Uno studio a questo soggetto dovrebbe essere effettuato.

 

Sarebbe estremamente interessante conoscere la lista degli invitati a questo matrimonio, in risposta alla lista degli invitati, minimalista, di Mary e di Assan. Marcelle Sénard è presente, così come le loro amiche parigine? Stewart e Wallace Shillito, gli zii di Mary Shillito, hanno compiuto il viaggio dagli Stati Uniti d'America? Béatrice Shillito, la cugina che svolge l'ultimo atto alla morte di Mary, è présente?

 

Per una risposta precisa a queste domande, potremmo capire un po' meglio questo matrimonio, e cioè se ha l'accordo familiare, valutare il grado dell'indipendenza di Mary e di Assan nei confronti della loro rispettiva famiglia.

 

Che colpo di fulmine in questo microcosmo femminile irreducibile! Quale strano rovescio di situazione!

 

Mabel-Dodge-Luhan.jpg Perché Mary ha messo gli occhi e fermato il suo sguardo su quest'uomo dipinto in modo poco elogiativo da Mabel Dodge Luhan, un'amica americana di Mary Shillito, nel suo libro autobiografico pubblicato nel 1932 Intimate memories: "...(Assan Dina)... era molto basso, ma piuttosto forte, con un viso dai tratti pesanti. Gli occhi neri distanti, un po' alla Picasso, brillavano di un violento e selvaggio luccichio. In fondo alle sue pupille si sarebbe detto che un fuoco brillava in permanenza... Aveva una grande testa incassata tra le spalle, il viso pallido dalla tonalità d'avorio, segnato da profonde rughe. La bocca, dalle labbra curiosamente spesse e pendenti, ricordava qualche mostro marino, con qualcosa di Assiro insomma...".

 

Mabel descrive in tal modo dei tratti dovuti all'ascendenza indiana di suo padre. I suoi occhi, ciglia e palpebre sono tipici dell'India, così come la tonalità della sua pelle. Il resto del viso, per contro, è conforme al volto francese delle nostre terre. La descrizione di Mabel rivela anche tutta l'indifferenza, addirittura l'animosità e il disgusto che Assan Dina ispira ad alcune donne vicine a Mary Shillito.

 

Quest'ultima deve avere delle difficoltà a convincere le sue amiche del suo interesse per Assan Dina, addirittura, se la parola non è eccessiva, del suo nuovo amore, di una nuova specie di amore anche, perché questa volta di tratta di un uomo. Che tradimento! Mary Shillito è stata colpita dall'amore di un uomo.

 

Mabel prosegue: "Non ho fatto che accettarlo con il resto del castello, come nell'antico tempo si sarebbe preso un buffone o un nano... Viveva nel periodo in cui decifrava notte e giorno delle tavolette di pietra (assire). Non appariva che durante i pasti, lo sguardo perduto e assorto a tavola, lo spirito del tutto occupato nell'antichità suppongo... Parlava raramente e sembrava sempre assorto dai suoi pensieri. Quando parlava, era a proposito degli Antichi e arrivava a fare, all'occasione, delle dichiarazioni sulle razze e sulla nostra propria razza ariana, che confutavano sempre le nostre antiche convinzioni".


Questo passo di Mabel è molto ricco di informazioni. Mostra innanzitutto che Assan Dina si isola quando Mary Shillito "riceve" le sue amiche. Non le interessa, ma la cosa reciproca sembra anche vera perché "ha lo sguardo perso, è assorto nei suoi pensieri, parla raramente". Queste signore frivole, ripiegate su se stesse nel loro narcisismo, non dovevano affatto interessarlo. Lo si può capire. Mabel percepisce anche il decondizionamento del pensiero di Assan Dina, decondizionamento in rapporto al nostro, evidentemente, perché "confuta sempre le nostre antiche convinzioni". La sua educazione, la sua cultura, sono vissute non sono centrati effettivamente sul puritanesimo dell'Ohio e il saffismo di una parte della comunità americana di Parigi. In altre parole turba doppiamente, sia nelle sue idee sia nella sua appartenenza al sesso dei "maiali".

 

Mary Shillito, in quanto a essa, sembra aver trovato il nuovo ancoraggio che gli manca. Riceve sempre le sue vecchie amiche, ma dà un posto crescente a Assan Dina nella sua vita. Lui da parte sua ha saputo egualmente fermare il suo sguardo su di lei, la donna dal viso ingrato, dai tratti pesanti, lei, Mary Wallace Shillito. Se Wallace è un nome anglo-sassone che si è anche fatto un blasone, Shillito non sarebbe l'americanizzazione di un nome indiano, d'America questa volta? Non si ritrova questa ascendenza nella pesantezza dei suoi tratti?

 

In ogni caso per Mary la separazione del suo antico mondo prosegue. La sua "segretaria", la sua amica del cuore, l'amica della sua sorella, la sua Violet in contumacia, nota il cambiamento e avverte la nuova impresa nello spirito e il cuore di Mary. Non c'è via d'uscita, Marcelle abbandona la partita  di ritira dal castello delle Avenières l'anno in cui mary si sposa. Mary shillito ha 35 anni e Assan Dina 42.

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo cardellini]


 

LINK al post originale:

 Assan Dina arrive aux Avenières 

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Monday 17 october 2011 1 17 /10 /Ott /2011 07:00

Assan Farid Dina

 

 

 

Dina--01.jpg

 

Assan Dina nasce il 12 aprile del 1871 nella località di Pamplemousses, sull'isola Mauritius da cui i britannici cacciarono i francesi nel 1810. Essi importarono delle popolazioni provenienti dall'India allo scopo di sviluppare le piantagioni. I francesi lo avevano fatto prima di essi con degli africani, per sfruttare questo pezzo di paradiso perduto che, non ne dubitiamo, non chiede che di servire i bisogni economici degli uni e degli altri.

 

 

1- La giovinezza di Assan Dina.

 

Non abbiamo che pochi documenti e nessuno risale direttamente a quest'epoca. J. F Roussy de Sales pubblica un articolo sul castello delle Avenières nel 1996 sulla Revue Savoisienne dell''Académie Florimontane di Annecy. Gli errori genealogici contenuti in questo articolo sono stati corretti: Assan Dina è nato a Pamplemousses nell'Isola Mauritius, il 12 aprile 1871. Suo nonno è Maragià di Lahore nell'attuale Pakistan. Suo padre Nourredine Aly Farid Dina, ingegnere del governo delle Indie, sposa Mademoiselle Mariquitta de Germonville, figli di Monsieur De Germonville e di Madame Charlotte Bosselet.


dina2.jpg

 

Assan Dina riceve un'eccellente educazione che è, come suo padre, un ingegnere. Non appena terminato i suoi studi, parte per compiere dei viaggi. Sarà un esploratore audace: percorre l'Algeria, poi il Sudafrica, l'Uganda dove studia il lago Vittoria Nianza, Madagascar e soprattutto la Cina. Conosce il cinese correntemente, entra in contatto con dei mandarini. Studia dei progetti di strade e linee ferroviarie, soprattutto in Manciuria.

 

Pascal Hausermann, nella sua opera del 1994 intitolata Assan Farid Dina ou le sphinx des Avenières [Assan Farid Dina o la sfinge delle Avenières], cita un articolo di L'Echo des Savoies, di Monsieur Sylvestre, apparso il 19 febbraio 1926: Assan Dina, di origine indù, fu orfano di sua madre all'età di tre anni morta prematuramente a Ceylon. Suo padre, che è ingegnere del governo delle Indie, gli diede una seria istruzione e lo mise molto giovane di fronte alle difficoltà della pratica. Condusse con lui una vita di viaggi e di esplorazione attraverso l'isola di Ceylon.

  

Attratto sin dall'infanzia dal grande spettacolo presentato dal cielo stellato delle Indie, si appassionò alle ricerche astronomiche. Frequentò dei ricercatori archeologici e importanti personalità religiose di questi paesi molto versati nelle Sacre scritture, che impressero nel suo spirito il desiderio di allineare, se possibile, le scienze occidentali con le tradizioni plurimillenarie dell'Estremo Oriente.

  

Tornato in Europa durante la sua giovinezza, rimase per un certo periodo in Algeria dove continuò con perseveranza i suoi studi nella stessa direzione. Soggiornando in Madagascar, prima della conquista francese del 1895, studiò gli indigeni e raccolse dei documenti inediti sulle loro origine.

 

Iniziò la sua grande carriera di esplorazione. Si trova nel Transvaal tre anni prima della guerra anglo-Boera del 1899, ha 25 anni. È di ritorno in Europa dopo la conquista del Transvaal da parte dell'Inghilterra e parte per la zona occidentale della Cina dove soggiorna per molti anni. Si dedica a far adottare un progetto di giunzione per strada ferrata dalle Indie alla Cine attraversando la regione del basso Himalaya, rivale felice della transiberiana.

 

Dai punti precedenti risulta che Assan Dina è ingegnere e che viaggia molto in Asia e nel Sudafrica. Non ne sappiamo molto ma possiamo cercare di porre in rilievo delle evidenze.

  

A Pamplemousses dove nasce Assan Dina non vi sono scuole per ingegneri. Suo padre ha dovuto farlo istruendosi all'estero. Ma dove? Certamente non nelle Indie in cui la cultura tecnologica non è sufficientemente sviluppata. Poiché Pamplemousses è sotto il dominio inglese, Assan compie probabilmente i suoi studi in Inghilterra.

 

È quanto scrive d'altronde Charles Fehrenbach, uno dei padri dell'astronomia francese nel suo libro Des hommes, des télescopes et des étoile [Di uomini, telescopi e stelle], pubblicato nel maggio del 1990 presso le edizioni del CNRS a Marsiglia, a pagina 32: "Assan Dina è un ingegnere elettrotecnico di nazionalità britannica, ma di origine indiana, che costruiva degli impianti idroelettrici in Alta Savoia e nell'Aube; sua madre era francese...". Questa frase estremamente importante ci informa della specialità di Assan ed i luoghi in cui esercita.

 

Per contro non c'è nessun rapporto tra le ferrovie in Manciuria e la specialità di ingegnere  in elettricità, e soprattutto in idroelettricità di Assan Dina. Suo padre sarebbe stato uno specialista della costruzione ferroviaria? Sua madre essendo deceduta, Assan Dina segue suo padre alla fine della sua adolescenza nel Transvaal e può essere in Cina? È una spiegazione plausibile e per me la sola possibile allo stato attuale della comunicazione esistente.


Di fronte ad ambienti sociali e culturali così dissimili e da luoghi di vita così distanti, soltanto un destino particolare può fungere da tramite tra Mary e Assan che tutto separa a priori.

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo cardellini]

 

 

 


 

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La jeunesse d'Assan Dina

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