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22 febbraio 2012 3 22 /02 /febbraio /2012 09:39

Assan Dina

 

 

L'opera scientifica, Dina ingegnere in idroelettricità

 

 

Dina, 01

 

 

 

5) Il messaggio pubblico di Assan Dina, la sua opera scientifica

 

 

Assan Dina sviluppa un lavoro scientifico su due piani.

 

Inanzitutto Assan è un ingegnere, specialista in idroelettricità. Fa dunque costruire delle centrali elettriche utilizzando il "carbone bianco", processo innovativo che  fanno concorrenza alle centrali elettriche che vanno a gas o a carbone. Si guadagna da vivere con questa attività.

 

Il secondo piano è il prolungamento della sua riflessione filosofica, sviluppata sui muri della cappella delle Avenières e nei suoi tre libri, in perfetta coerenza. Questa riflessione filosofica pone in modo centrale e ricorrente li legame tra la Materia e lo Spirito, su scala microcosmica o macrocosmica, l'uomo essendo posto in mezzo ad essi. Per appoggiare questa riflessione in campo macrocosmico Assan Dina intende utilizzare gli strumenti che la modernità dà all'uomo. Desidera sviluppare un insieme di strumenti geofisici per scrutare la terra e il cielo, al fine di sollevare un lembo del velo che ricopre l'Universo e la sua comprensione. Decide dunque di far costruire un osservatorio sul monte Salève, non distante dal castello delle Avenières, dotato degli ultimi perfezionamenti.

 

 

5A. Assan Dina, ingegnere in idrolelettricità

 

 

Poche informazioni affidabili sono disponibili attualmente. Avrebbe edificato delle centrali in diversi dipartimenti, dell'Isère, la Savoia, l'Alta-Savoia e l'Aube. A quest'epoca vi erano una moltitudine di piccole compagnie private, indipendenti, isolate. Sono tutte sparite, così come i loro archivi.

 

Due centrali elettriche di Assan Dina restano tuttavia visibili oggi, almeno il sito su cui esse sono state costruite.


 

5A-1. La centrale idroelettrica di Bar-sur-Seine.


A trenta chilometri nel sud-est della città di Troyes si trov, sul corso della Senna, la piccola città di Bar-sur-Seine, nel dipartimento dell'Aube. Il suo corso d'acqua è regolato, nel cuore della città da uno sbarramento che permette il funzionamento di un mulino, da una parte, e da una centrale elettrica, dall'altra.

 

Il giornalista Jacky Provence, pubblica un articolo il 29 giugno 2007 sul giornale on line "Auboisement" su questo patrimonio oggi in pericolo: "La seconda parte dell'insieme degli edifici è una centrale idroelettrica. I lavori iniziarono nel 1923. La produzione di elettricità cominciò nel 1929. È senz'altro la prima costruzione del sud del dipartimento a utilizzare una struttura in cemento armato (carpenteria, pilastri, terrazza). L'edificio ospitava quattro turbine. Esse alimentavano due alternatori di 220 e 125 kilowattora. La centrale era accoppiata con un altro edificio a Fouchères, che commandava a distanza. Esse fornivano elettricità a 14 comuni della valle della Senna tra Bar-sur-Seine e Bréviandes".

 

 

barsurseine1.jpg

A sinistra in arancione la centrale elettrica dal tetto piatto. A destra il mulino si eleva su quattro piani. La sala delle turbine e degli alternatori è fornita di grandi vetrate. Sotto le condotte evacuano l'acque delle turbine nella Senna (tutte le foto sono di Jacky Provence).

 

 

barsurseine2.jpg

Sullo sfondo, a sinistra, la casa alta ospita il trasformatore che eleva la tensione elettrica allo scopo di assicurare la sua distribuzione su lunghe distanze senza perdite.

 

 

Egli prosegue: "Il costruttore era un Mauriziano, Assan Dina. Era nato a Pamplemousses sull'isola Mauritius, il 12 aprile 1871.... Era uno scienziato che, grazie ai profitti che contava di trarre dagli impianti idroelettrici installati in Savoia e nell'Aube, doveva edificare l'Osservatorio dell'Alta Provenza, destinato a far recuperare alla Francia il suo ritardo nel campo dell'astrofisica... Il proprietario attuale ha posto delle nuove turbine e ha rilanciato la produzione di elettricità. Rimane il fatto che la costruzione meriterebbe un ammodernamento. La struttura in cemento armato si è molto degradata in alcune zone, in particolare a livello del cornicione. Esiste un articolo sulla costruzione e l'attivazione della centrale nel giornale "le Petit Troyen" del 1931, con una foto di Assan Dina davanti il pannello di controllo della centrale...".

 

 

 

5A-2 La centrale idroelettrica di Chosal che alimenta il castello delle Avenières, in Alta-Savoia.


Assan Dina progetta l'elettrificazione del castello delle Avenières e dei comuni circostanti. Elabora un piano su pergamena dove rappresenta i diversi comuni e l'impianto elettrico. L'ha chiamato l'UE, annotato con la matita rossa, a destra sul piano tracciato di sua mano, firmato e datato 14 agosto 1917. Precisa: "Per servire all'illuminazione elettrica del cantone".

 

 

Dina_piano_elettrificazione03.jpg

 

Si può vedere in alta definizione il centro della carta, che mostra il castello delle Avenières.


Qui sotto la firma di Assan Dina.

 

dina_firma.jpg

Quello stesso anno Assan Dina acquista dei terreni nella valle delle Usses, situati a quattro chilometri in basso, a volo d'uccello, dal castello delle Avenières. Scrive al prefetto il 5 marzo 1918 per chiedere l'autorizzazione di risistemare lo sbarramento sul fiume "les Usses". Questo sbarramento, attraverso una presa d'acqua, permette l'alimentazione in acqua del vecchio mulino Chosal. Assan Dina acquista quest'ultimo nel 1919 e risistema il canale di condotta d'acqua che preleva a un chilometro a monte del mulino una parte del piccolo fiume. L'acqua si dirige sino a una cisterna in muratura posta davanti alla centrale.

 

In fondo alla cisterna in muratura parte una condotta forzata in lamiera piegata e rivettata- di cui oggi non resta che una parte- secondo la tecnica dell'epoca, fortemente inclinata verso il basso. Essa raggiunge qualche metro più in basso la sala delle macchine, una grande sala di sui il livello del suolo è a due metri sotto terra.

 

Uno sfogo permette all'acqua in eccesso nella cisterna in muratura di partire direttamente nel canale sotterraneo, a otto metri sotto terra. Quest'ultimo evacua l'acqua turbinata e la riconduce in direzione delle Usses, utilizzando un tunnel di trecento metri di lunghezza. Questo tunnel si trasforma in seguito in un canale seminterrato, costeggiato da arbusti, che raggiunge più in là il corso d'acqua delle Usses.

 

La sala delle macchine è di circa cinque metri per dieci. Il suo pavimento piastrellato si situa a più di due metri sotto terra, rientrando dal lato del giardino. Esso stesso è più in basso di due metri del percorso situato sul lato opposto della casa. Ampie e alte porte vetrate, tuttora esistenti, permettono di ospitare le turbine e alternatori che sono fissati su una base in cemento che sporge rispetto al suolo. Qui la condotta forzata distribuisce l'acqua alle due turbine verticali. Esse azionano l'alternatore fissato all'altro capo della sala macchine attraverso una cinghia. In un angolo della sala una magnifica scala a chiocciola metallica molto stretta permette al tecnico di salire al piano superiore in cui alloggia con la famiglia. A quei tempi il rumore delle macchine non è un fastidio su cui ci si attarda. Oggi, ovviamente, non vi è nessuna macchina.

 

 


 

chosalentree04.jpg

Entrata alla sala delle macchine della fabbrica idroelettrica di Assan Dina. Varcata questa porta si deve scendere da una scala di 2 metri di altezza per arrivare a livello del suolo, delle turbine. Al piano superiore si trova l'abitazione del tecnico e della sua famiglia.

 

 

chosalescalier05.jpg

Dalla sala macchine la scala raggiunge l'abitazione. Una scala a chiocciola a tre giri sale i sei metri di altezza.

 

 

usine06.jpg

A destra, il serbatoio, piano inclinato molto ripido, che raggiunge con quattro gradini di cemento di un metro di altezza ognuno circa, l'acqua turbinata che viene evacuata dal tunnel. La foto è presa a livello del suolo, lato giardino.

 

usine07.jpgDopo aver sceso i quattro gradini, eccoci al livello meno sei metri sottoterra. L'acqua è ancora a più di due metri in basso.

 

 

usine08.jpg

Da qui parte il tunnel di 300 metri sottoterra, prima di raggiungere l'aria libera! A destra parte un breve canale in fondo al quale di versa l'acqua turbinata.


usine09.jpg

In fondo a questo canale, a destra, si vede un cilindro scuro, marrone. È il cilindro metallico che evacua l'acqua una volta uscita dalla prima turbina. Giusto dietro quest'ultimo si indovina il secondo percorso dell'acqua. In fondo un muro ferma questo canale. Essi sono sotto la camera delle turbine.

 

 

Quest'impianto idroelettrico rappresenta un vero sforzo di genio civile, di costruzione. Il fondo del canale di evacuazione è a più di dieci metri sottoterra. L'insieme deve rappresentare quasi duemila metri cubi di terra e di roccia da scavare, puntellare, evacuare, poi altrettanto volume sgomberato da murare. Tutto è effettuato a forza di braccia perché non vi erano perforatrici ed escavatori. Questo compito titanico è stato effettuato tra il 1917 e il 1922 da muratori italiani, riforniti di materiali da camion con ruote gemellate della guerra del 1914-18.

 

In confronto l'impianto di Bar-sur-Seine è indubbiamente più facile da realizzare, i lavori del genio civile essendo minori in rapporto a Chosal.

 

Un rapporto tecnico fatto nel febbraio del 1933 da un ingegnere elettricista ginevrino, il signor Charles Roger Demole, indica con precisione l'equipaggiamento elettrico: "... L'installazione comporta due turbine verticali, sistema Francis, con regolatori automatici, costruiti dalla casa Escher-Wyss & Cie a Winterthur; esse sono situate un po' al di sopra della metà dell'altezza di caduta e lavorano per reazione; utilizzando un flusso di 0,925 m/3 sec., esse sviluppano una potenza da 100 a 110 cavalli ognuna, con regime di 350 giri al minuto, le due turbine sono accoppiate sullo stesso albero, che possono tuttavia essere utilizzate separatamente; questa disposizione permette durante le ore di debole utilizzazione della rete, un rendimento migliore di quel che sarebbe quello di una turbina sola con potenza doppia, la quale lavorerebbe allora in cattive condizioni. Attraverso una trasmissione a cinghie munite di un avvolgitore a contrappeso che asicura un'aderenza regolare, le turbile azionano un alternatore trifase Oerlikon che effettua 1000 giri al minuto e producono 140 KWA con 5000-5250 Volt a 50 periodi al secondo. La corrente di eccitazione è fornita sotto 100 volt, da una eccitatrice di 3 Kw montata in cima all'albero e regolata da un reostato a regolatore automatico sistema Thury. Un contatore generale e diversi altri strumenti di misura su un quadro permettono un controllo facile della produzione dello stabilimento....".

 

Questo lungo rapporto termina così: "... Conviene porre in evidenza che gli impianti summenzionati sono stati non soltanto costruiti con la più grande cura e per mezzo di materiale di prim'ordine, ma anche che essi hanno sempre goduto di una buona manutenzione di modo che sono attualmente in eccellente stato, e che le avarie sono state per così dire del tutto sconosciute, da quasi 15 anni da quando l'impianto ha preso a funzionare...".

 

Potete leggere qui il rapporto completo dell'ingegnere ginevrino.

 


Assan Dina trae dei benefici da questa attività industriale innovativa. L'elettricità erogata è venduta all'84% della sua produzione come "Luce" e per il 16% rimanente come "Forza", e cioè i motori, le pompe, ecc... Per via del suo prezzo iniziale elevato, l'elettricità tarda a sostituire le altre energie, come il gas e il carbone. È interessante leggere il bilancio di attività di questa fabbrica. Nel link che segue troverete il bilancio dell'anno 1928, anno del decesso prematuro di Assan Dina, nel 1931.


Mettiamo in rapporto il prezzo di acquisto da parte di Mary Shillito, nel marzo del 1906, degli 84 ettari di terreno nudo per un ammontare di 500 mila Franchi- valore del 1928, ossia 100 mila Franchi del valore del 1906-, con i 114 mila Franchi di utile netto che porta la vendita di elettricità nel 1928 questa piccola fabbrica.

 

La fabbrica idroelettrica di Chosal permette di illuminare il castello procurando anche al contempo degli utili al suo proprietario, Assan Dina, nel corso degli anni. Mary Shillito è stata parte pregnate finanziariamente in questa avventura? Sarebbe interessante saperlo, allo scopo di meglio distinguere il livello di indipendenza finanziaria di Assan in rapporto alla sua sposa Mary.

 

 

Ricordiamoci che c'è stato un contratto di matrimonio redatto davanti al notaio tra gli sposi, dunque separazione dei beni. 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale:

Assan Dina, l'oeuvre scientifique

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