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29 settembre 2011 4 29 /09 /settembre /2011 08:08

Tarocco delle Avenière

 

 

Le Stelle e La Luna

 

 

17, le Stelle

Le Stelle

 

 


 

 

 

 

luna1.jpgLa Luna

 

 

 

 

 

Sulla diciottesima lama del tarocco la Luna, raggiante, rovescia il suo influsso sulla Terra, materializzata dalle gocce rosse, arancioni e bianche. In alto a sinistra si nascondono due segni. Il primo rappresenta un doppio tratto ondulante blu, geroglifico astrologico dell'acquario o dell'acqua. Sopra una croce sormontata da un cerchio, di colore verde, mostra il segno di Venere, simbolo chimico del rame.

 

Sotto la Luna due torri doppie racchiudono il paesaggio, a destra ed a sinistra. Al centro del paesaggio, in primo piano, un gigantesco gambero si bagna in uno stagno in mezzo a piante acquatiche. Le sue tenaglie sono rivolte verso la Luna. Da una parte e l'altra dello stagno due cani abbaiano, uno sdraiato in mezzo alla strada e l'altro ritto sulle sue zampe anteriori.

luna2.jpg


 

 

Il gambero è il segno dello zodiaco del cancro. Inizia il 21 giugno, al solstizio estivo. Quest'animale figura su diversi zodiaci di pietra, sul frontone delle cattedrali. Questo segno può essere illustrato dal granchio, altro animale acquatico.


 

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Sulla parte bassa della lama del tarocco, in mezzo, sono rappresentati tre cubi blu. Le tre tonalità di blu impiegate permettono di immaginare un cubo in rilievo. Il cubo è il simbolo della materia pesante.


È inoltre questione in massoneria di rettificare le facce del cubo come in alchimia, secondo un commento di Fulcanelli sul castello di Dampierre-sur-Boutonne, di tagliare le facce di un dado.

 

luna4.jpg

 

L'insieme di queste figure geometriche, poste in fondo alle XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare a Dina, ideatore di questo gioco dei tarocchi rivistato. La soluzione dell'enigma, la comprensione diquest'insieme, è oggi perduta.


 

Qui sotto, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridissegnata e dipinta da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897) ed a destra una bozza, non datata.

 

 

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Tarocchi di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

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Les Étoile et la Lune

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28 agosto 2011 7 28 /08 /agosto /2011 08:49

Tarocco des Avenières, la Casa di Dio

 

16, la Torre

 

La sedicesima lama del tarocco differisce dalla torre di Babele per il fatto che la maledizione divina si esprime direttamente. Un sole trapassa le nubi per inviare un potente raggio che fracassa la cima della torre. Non si tratta di un fulmine, ma direttamente del fuoco del sole. L'effetto di collera è accentuato dalle grandi nubi neri annunciatrici di temporale.

 

Il fulmine solare colpisce il lavoro degli uomini, ricordando che i progetti umani non sono per forza i progetti divini. Di fronte alla volontà del cielo l'uomo non ha alcun peso. I nostri due uomini sono precipitati dall'alto della loro ziggurat, per aver voluto togliere il velo della bella di notte, il cielo stellato. Questa lama prefigura stranamente la sorte che il cielo riserva al progetto di telescopio gigante di Assan Dina, come la lama XIII ci svela lo scenario della sua fine.

 

Non si tratta di un diluvio tramite il fuoco, che giunge a chiudere un ciclo cosmico, come vuole il millenarismo. L'ira solare, dunque divina, non colpisce che la torre al vertice. Non vi sono altri danni che la distruzione delle costruzioni umane. La natura rimane intatta.

 

casa_di_Dio_2.jpg

 

Sulla parte bassa della lama di tarocco, al centro, si trova una figura con tre segni grafici. A destra si riesce a leggere una grande L manoscritta. A sinistra un triplice riccio non evoca nulla di noto. Al centro un quadrato con diagonali evidenziate si inscrive in una losanga posta sulla sua punta.

 

L'insieme di queste figure, suddivise nelle XXII lame del tarocco, costituisce indubbiamente un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Dina, ideatore di questo gioco di tarocchi rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi perso.

 

casa_di_Dio_3.jpg

 

Qui sotto, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridissegnato e dipinto da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).

casa_di_Dio_4.jpg

Tarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008.

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK al post originale:

La Maison-Dieu

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24 luglio 2011 7 24 /07 /luglio /2011 18:28

 

 

Tarocco des Avenières, il Diavolo

 

 

 

Su questa quindicesima lama del Tarocco un diavolo è seduto a gambe incrociate su un cerchio magico. Arcano che odora di zolfo. Tuttavia! "Diavolo" in greco significa "diabolein", separare, e si oppone a "symbolein", riunire. Il cerchio è l'immagine dell'unità, del divino. Il cerchio tagliato in due rappresenta la separazione, come qui il cerchio sul quale il diavolo è seduto.

 

Il diavolo è responsabile della separazione, della dualità. Permette dunque la manifestazione di ogni cosa attraverso l'esistenza di poli opposti, maschile e femminile, motori della vita. Il cerchio, tagliato in due orizzontalmente dalla corda che lega la donna e l'uomo, ne è l'espressione. Astutamente Assan Dina rappresenta qui il simbolo alchemico del sale, cerchio tagliato in due orizzontalmente. In alchimia il sale è il corpo in cui il mercurio e lo zolfo, il femminile ed il maschile, si congiungono.

 

diavolo1.jpg

 

 

La potenza maschile è un fatto noto. Al contrario l'idea di potenza femminile è meno citata. Eppure, la vera potenza non è la forza invisibile, magica, come ad esempio, quella che permette alla vacca di attirare il toro, quando la natura scatena il suo orologio ormonale? Questi due opposti, femminile e maschile, mercurio e zolfo, sono la base di tutta la manifestazione tangibile, a qualunque livello essa si situi. La sessualità non è che una forma di questa opposizione costruttiva.

 

In quanto alla rappresentazione del diavolo, Assan Dina riprende quella rappresentata da Oswald Wirth, tranne il petto che è maschile, mentre sul tarocco di Wirth, è femminile. Oswald Wirth plagia inoltre il libro di Stanislas de Guaita nel quale Eliphas Lévi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (1810-1875), illustra il diavolo con un'incisione. Osawld Wirth è anche illustratore della stessa operea del suo maestro, Stanislas de Guaita.

 

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diavolo3.jpgIncisione tratta da "Temple de Satan" di Stanislas de Guaita, page 50.

 

 

 

Eliphas Lévi ha inciso questo diavolo per l'opera "Le temple de Satan" [Il tempio di Satana], secondo tomo della sua trilogia chiamata "Essai des sciences maudites" [Saggio di scienze maledette], di Stanislas de Guaita. Riprende in parte il misterioso emblema alchemico che Henri Khunrath (1560-1605), seguace della teosofia e dottore in medicinaa, pubblica nel suo libro "Amphithéatre de l'éternelle sagesse" [Anfiteatro dell'eterna saggezza], stampato ad Amburgo nel 1595.

 

Il Rebis significa "cosa doppia" o "due cose in una". É un termine specifico dell'alchimia. Designa il composto luni-solare, o uovo filosofale, pronto a subire la cozione finale. L'insegna "solve - coagula" inscritta sulle sue due braccia significa "dissolve e coagula", che è l'assioma di base dell'alchimia. 

 

 

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Il Rebis - cosa doppia - di Henri Kunrath


 

 

 

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L'insieme di queste figure geometriche, che compongono le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio una griglia di lettura peculiare di Assan Dina, ideatore di questo gioco di tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di questo insieme, è oggi perduta.

 

Qui sotto, la lama del tarocco di Marsiglia ridissegnata e dipinta da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897) così come a destra un primo abbozzo, non datato.


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Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

 

LINK:

Le Diable

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20 giugno 2011 1 20 /06 /giugno /2011 08:36

 

Tarocco des Avenières


 

La Morte


 


 

La lama del Tarocco XIII è chiamata "l'arcano senza nome", per non dover dire la parola "morte". È chiamata anche la "falciatrice. Questo termine agricolo implica l'idea della mietitura. La Morte falcia una vita per recuperare il frutto. Come il mietitore falcia il grano per conservare il grano, la morte falcia le vite. Taglia le teste, le mani ed i piedi, come fa vedere la lama del Tarocco, perché il defunto non porti nell'aldilà i suoi pensieri né le sue realizzazioni materiali fatte dalla sua volontà, simbolizzata dalle mani e dai piedi. Che cosa porta dunque il defunto nell'aldilà? La risposta non si trova qui.

morte1.jpg


 

Ma l'immagine provoca meraviglia. La falce sembra scatenare un incendio che devasta il campo verde, annientando i fiori colorati che vi si trovano, simboli della profusione della vita. La falce, strumento di morte, è un fuoco. L'incendio crea pesanti nubi oscure che riempiono il cielo d'Egitto, come se le mani e le teste mozzate partissero in forma di fumo.

 

 

Assan Dina aggiunge quest'elemento "fuoco", l'incendio, che non figura nella lama del tarocco di origine di Oswald Wirth. Evoca la distruzione dei corpi attraverso il fuoco, un fuoco segreto se utilizziamo il linguaggio simbolico degli alchimisti?


 

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La sfinge accompagna la morte. Si tiene vicina ad essa. Abbiamo visto, alla lama sette, "il carro", il ruolo della sfinge, delle sfingi, sfingi femmine. L'uomo deve rispondere alla domanda che la sfinge gli pone. Se la risposta è sbagliata, l'uomo è fatto a pezzi.

 

Assan Dina non lo sa, ma la sfinge e le piramidi d'Egitto che egli fa rappresentare indicano la regione della sua propria morte. Essa giungerà undici anni dopo, falciandolo in piena attività.

 

 

 

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Ai piedi di questa lama la figura geometrica centrale mostra un piccolo cerchio, un punto, piuttosto, posto sopra un cubo. Quest'ultimo è rappresentato in uno spazio a tre dimensioni, con sfondo visibile. Il cerchio indica sempre qualcosa o idea proveniente dal divino, il cubo, all'opposto, rappresenta il mondo materiale.

 

 

 

morte4.jpg

L'insieme di queste figure geometriche, posti ai piedi delle XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Dina, ideatore di questo gioco di tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi andato perso.

 

Qui sotto, come punto di riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnato e dipinto da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897), e a destra una prima rappresentazione, non datata.


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Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008


 


 


 


 


 


 

LA TEMPERANZA

 

 

14, la Temperanza

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

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La Mort et la Tempérance

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28 maggio 2011 6 28 /05 /maggio /2011 15:24

Tarocco des Avenières


La Forza e l'Impiccato

 

 

Su questa undicesima lama del tarocco una donna pone la sua mano destra sulla fronte di un leone e gli tiene la mascella inferiore aperta con la sua mano sinistra. È un vero enigma. Di chi si tratta?


Una fonte scorre dalla fenditura di una roccia. Un serpente si avvolge lungo il tronco dell'albero posto sul davanti, la sua coda poggiante sopra la roccia ne assume il colore grigiastro. Il ruscello scorre, passando sotto il leone e la sua domatrice, e si getta in un mare che assume per riflesso il colore del vulcano in eruzione. Questo vulcano si ritrova sulla lama dell'Eremita.

 

L'albero ed il vulcano hanno una forma simile. Le foglie o il fumo formano un pennacchio, posto sul tronco o la montagna. L'albero non è una fiamma vegetale, fredda e lenta, ed il vulcano un albero di fuoco, caldo e violento? Non vi è similitudine di forma? Prendete il tempo di soffermarvici sopra.


 

 

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Guardiamo il volto di questa giovane donna. Lo ritroveremo forse altrove. Un cappello ad ampia falda ricopre la sua testa, tracciando l'otto solare, identico all'otto posto sopra la testa del Bagatto. Questa donna è l'Anima del Mondo? Essa doma il leone dall'occhio di brace, sapendo governare le forze della natura più selvagge con la dolcezza e l'armonia.


 

 

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Come su altre lame della cappella, l'occhio dell'animale è evidenziato da tre tasselli rossi, che conferiscono un'intensità accresciuta dello sguardo.


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L'albero ed il vulcano sono uno di fronte all'altro posti ai fianchi della giovane donna. Ai piedi dell'albero da una roccia scaturisce una sorgente.

 

In alchimia è un'immagine forte del ricercatore che ha riconosciuto la via da seguire.

 

L'alchimista Fulcanelli scrive, citando l'Esodo, XVII, 6: "Su consiglio dell'Eterno, Mosè, percosse per tre volte con la sua verga la roccia Horeb e dalla pietra arida scaturì una sorgente d'acqua viva".

 

Questa scena è completata dall'albero posto davanti alla roccia aperta perché fessurata. Un serpente si avvolge sull'albero. Nel racconto biblico Eva è tentata dal serpente, avvolto sull'albero della Conoscenza del bene e del male. Gliene offre il frutto proibito.

 

Se la fonte che scaturisce da una roccia è una figura della via alchemica, questa stessa fonte scaturisce anche dalla base di una vecchia quercia cava. Fulcanelli commenta, così: "L'artista ha camminato a lungo; ha errato attraverso false vie e strade dubbie, ma la sua gioia alla fine esplode! Il ruscello d'acqua viva scorre ai suoi piedi. Scaturisce, gorgogliando, dalla vecchia quercia cava. Il nostro Adepto ha raggiunto lo scopo. Così, disdegnando l'arco e le frecce con le quali,come Cadmo, trafisse il drago, guarda ondeggiare la fonte limpida la cui virtù dissolvente e l'essenza volatile gli sono attestati da un uccello appollaiato sull'albero".

 

 


 

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La fonte scaturisce dalla roccia colpita dalla verga di Mosè e dall'albero


 

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La fonte scaturisce dalla roccia colpita dalla verga di Mosè e dall'labero, a Notre-Dame de Paris. A destra, Eva, che fa una sola cosa con il serpente, dà il frutto ad Adamo, nella prima figura del libro Typus Mundi, di cui parla Fulcanelli.

 

 

A destra della donna un vulcano in eruzione, che vomita fiamme e fumo. La donna con il leone non prova il minimo timore. Cosa rappresenta questo vulcano? Come l'albero verde, quest'albero di fuoco, aggiunto da Assan Dina, non c'è nel tarocco di Oswald Wirth.


L'albero di sinistra dà acqua viva. Il vulcano di destra dà a quest'acqua il colore del fuoco, una qualità ignea, come suggerito dal riflesso del vulcano nell'acqua? Assan Dina vuole segnalare con ciò un arcano all'attenzione degli alchimisti, vulcano che ritroviamo sulla lama dell'eremita?

 

 

 

la-forza7.jpgLe volcan, arbre de feu 

 

Questa donna dal cappello celeste, personificazione di un aspetto dell'anima del mondo, è di fronte alla lama del tarocco dove è presente il Mondo in gloria, qui ancora l'anima del mondo. Il primo è personificato con i tratti di una donna svestita, circondata da una mandorla di lauro e dai suoi quattro animali della visione di Ezechiele, degli evangelisti.

 

Queste due donne non sarebbe che una soltanto, sotto due diversi aspetti. La loro importanza è evidenziata dalla grande superficie che esse occupano. Esse sono poste in altezza, con il Sole, la Luna, le Stelle ed il Diavolo.

 

 

Il Mondo e la Forza incarnano gli archetipi della creazione. La prima sembra rivolgersi al macrocosmo, mentre la Forza spetterebbe al piccolo mondo, il microcosmo. 

 

Infine, in basso ed al centro di questa lama, la figura geometrica enigmatica è costituita da tre triangoli allineati verticalmente. Sotto quello del fuoco è posto un triangolo d'acqua, poi ancora sopra, un altro triangolo di fuoco sormontato da un piccolo quadrato. Si tratta dunque in questa lama di tarocco di unire del fuoco e dell'acqua, come nella lama precedente, la Ruota della Fortuna, in cui la stessa figura si trova già ai piedi della lama.

 

 

la-forza8.jpg

Figure geometriche identiche, lama 10 a sinistra, lama 11, la Forza, a destra.

 

L'insieme di queste figure, componenti le XXII lame del tarocco. costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Assan Dina, ideatore di questo gioco del tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi, perduta.

 

Qui sotto, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnata e dipinta da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).

 

 

la-forza9.jpg

Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

 

 

  L'IMPICCATO

 


 

l-impiccato1.jpg

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

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La Force et le Pendu


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1 aprile 2011 5 01 /04 /aprile /2011 18:54

 

 

 

Tarocco des Avenières - L'Eremita e la Ruota della Fortuna

 

 

 

 

In questa nona lama del tarocco, l'Eremita si allontana dal vulcano, il velo sollevato dalle burrasche che si stanno scatenando. Pesanti nubi nere aleggiano sulla sua testa, sputate dalla montagna di fuoco. Dalla sua lampada escono dei bagliori, attributi di Giove. Tra due nubi un immenso fulmine orizzintale percorre il cielo. Immaginiamo allora il frastuono e l'odore e lo accompagheremo nel suo periplo.

 

Egli si aiuta con una canna il cui segno di vita Ankh emerge dal suo pugno. La sua asta è punteggiata da sette perle rosse e verdi. Il cane fedele sembra guardare con calma la scena apocalittica che si sta svolgendo. Tra le due nubi un fulmine costeggiato da linee percorre il cielo.

 

 

Eremita1.jpg

 

La lampada dell'eremita è veramente molto strana. Il suo cuore, illuminato di bianco, lancia quattro fulmini, come rispondendo al fulmine saettante nel cielo.

 

L'Eremita è Giove? La sua lampada illumina il suo cammino, come se i fulmini ne costituissero la sostanza. C'è un legame tra questa lampada magica ed il vulcano, entrambi sono un segno peculiare di Assan Dina in rapporto al gioco di tarocchi di Oswald Wirth.


 

eremita2.jpg

 

Il vulcano si ritrova due volte nell'insieme dei muri della cappella. Appare anche sulla lama undici, la Forza. Cosa ci vuole dire Assan Dina?

 


eremita3.jpg

 

 

 

 

 


11_Force_volcan.JPG (38301 octets)

 

 

Comparazione con il vulcano dell'arcano 11, la Forza.

 

 

 

Il piede di questa lama reca tre figure geometriche. Al centro una stella a cinque punte sovrasta un carro. La stella a cinque punte è l'emblema dell'uomo. Si ritrova soprattutto sulla fronte del diavolo, nell'arcano quindici. Questa stella è posta sul carro, la terra. A sinistra la cifra quattro ritorta è il geroglifico di Giove e del suo metallo, lo stagno. Questa lama è dunque in parte dedicata a Giove. A destra la figura a forma di cerchio rappresenta il segno astrologico del Leone.

 

eremita5.jpg

L'insieme di queste figure geometriche, che compongono le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Assan Dina, ideatore di questo gioco di tarocchi rivisitati. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi perduta.

 

 

Qui sotto, in riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnato da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).

 


eremita-Oswald-Wirth.jpgTarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Ruota-della-fortuna.jpgLA RUOTA DELLA FORTUNA


 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo cardellini]

 

 

 

 

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L'Ermite

 

 

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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 16:00

 

Tarocco des Avenières, il Carro

 

 

 

Settima lama del tarocco, il carro trasporta il suo padrone, il faraone indossante lo pschent e recante i due scettri del potere regale, il bastone del pastore che afferra la pecora perduta, e la frusta per estrarre il grano dalla spiga.


carro--1.jpg

 

In piedi sul suo veicolo trainato da due sfingi diurna e notturna, bianca e nera, egli percorre, immobile, il cielo intorno alla terra. Di fatto le sfingi, nel loro carro, svolgono sotto le loro zampe, creandolo, il tempo e lo spazio... Allora, gira il mondo e corrono gli uomini che avranno da rispondere davanti alla Sfinge alla domanda del perché della loro vita. La testa del faraone irradia come un sole. Una ventina di raggi ne scaturiscono.

 



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Il nostro faraone è l'emanazione del dio degli dei, Ammone, come indica a prora ed a poppa del veicolo la testa dell'ariete, suo simbolo.

 

 

 

 

 

 

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Questo sole umanizzato è coperto dalla volta stellata, rappresentato qui dal baldacchino di stoffa blu disseminato da stelle d'oro e d'argento.

 

 

 

 

 

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In basso alla lama del tarocco, al suo centro, si trova una figura che rappresenta il simbolo chimico dello zolfo, il triangolo del fuoco sormontato dalla croce.

 

L'insieme di queste figure, che compongono le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Dina, ideatore di questo gioco del tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di questo emblema, è oggi perduta.

 

carro--5.jpgLa lama del tarocco ridisegnata e dipinta da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).

 


Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

 

08-Justice.jpg

 

 

 

 

Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

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Le Chariot

 

 

 


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9 febbraio 2011 3 09 /02 /febbraio /2011 19:08

 

Tarocco des Avenières, Gli Amanti

 

 

amanti01

 

Sesta lama del tarocco, l'Innamorato, così chiamato perché vittima della freccia del piccolo dio Cupido, o Eros in greco, deve scegliere. Due donne lo attirano verso strade diverse. La prima, coronata d'oro, è vestita di una tunica trasparente, che lascia vedere le sue forme intime. L'altra, munita di un copricapo con corna della dea egiziana Hathor, dea dell'Amore, è una sacerdotessa. La sua tunica pesante e opaca nasconde tutte le sue forme fisiche.

 

Così è posta la scelta filosofica a cui deve decidersi l'Innamorato.

 

Egli sceglierà di sposare lo studio della materia e delle sue diverse rappresentazioni, una più seducente dell'altra, o dirigerà invece, aiutato dalla visione interiore, verso la comprensione de mondo causale, metafisico, non direttamente percettibil?

 

La testa del neofita è coperta da un velo contrassegnato da una croce, fatta di tessere dorate. Lo sguardo è sottolineato da due tessere rosse, vicine al naso, come abbiamo già incontrato negli occhi del Papa, allo scopo di dare vita allo sguardo. Le sue due mani incrociate sul petto indicano un'iniziazione. Non è attivo attraverso il gesto, egli sente le forze opposte che lo sollecitano. Deve decidere del suo destino, come indica la freccia che Eros gli scocca alla cieca. Questa scelta si compie secondo delle affinità impercettibili, invisibili per lui in quel momento.

 

amanti02.jpg

La donna vestita con una tunica trasparente porta una corona d'oro, simbolo delle ricchezze di questo mondo materiale e del potere che l'uomo ha su di lui. Ammiriamo il modo in cui i mosaicisti hanno reso le pieghe di questa tunica con l'aggiunta di tasselli marroni e dorati, contrastante con l'insieme blu pallido della tunica color carne. Gli occhi della donna non sono sottolineati da tessere rosse. Essa non è il soggetto principale di questa lama di tarocco.

 

Il collare è formato da decine di millefiori in vetro soffiato, provenienti certamente dai laboratori di Murano a Venezia, anche oggi attivi.

 

 

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La sacerdotessa regge con la sua mano il braccio del giovane. È la sua strada che egli sta per scegliere, la strada che reclama gli occhi dello spirito per scoprire le cose velate?

 

Questa donna porta come collare dei millefiori di vetro, come le altre donne vestite di questa cappella.

 

amanti04.jpg

 

In basso alla lama del tarocco, al suo centro, si trova una figura rappresentante un cubo visto in prospettiva. Le tre tonalità di blu permettono di immaginare una figura in rilievo. Questo cubo è costituito da 27 piccoli cubi, ciò è quanto per lo meno ci suggerisce l'intelletto.

 

L'insieme di queste figure, ripartite nelle XXII lame del tarocco, costituisce senza dubbio un messaggio o una griglia di lettura specifica di Dina, ideatore di questo gioco dei tarocchi rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi persa.

 

 

amanti05.jpg

 

Infine, prima di abbandonare questa lama di tarocco, paragoniamo l'interpretazione di Dina al taroccco di riferimento, quello che Oswald Wirth disegnò su richiesta del suo maestro Stanislas de Guaita, e sotto le sue indicazioni, che vedete qui sotto.

 


amanti06.jpg

 

Tarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

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Tarot des Avenières, L'Amoureux

 

 

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12 gennaio 2011 3 12 /01 /gennaio /2011 19:00

 

Tarocco des Avenières, Il Papa


 

 

papa--1.jpg

Questa quinta lama del tarocco ci mostra un papa strano, faraone con in testa la duplice piuma di Ammone. È seduto davanti al suo tempio di Karnak in cui degli obelischi precedono i pilastri. Siamo a Luxor nel medio Egitto.

 

Le due colonne del Tempio diventano due colonne sormontate dalla testa stilizzate di Hator. Il nostro faraone è un po' Papa, malgrado tutto, perché le sue mani sono ricoperte di guanti recanti il segno della croce.

 

 

 

 

papa--2.jpg

La duplice piuma di Ammone è dietro il sole, sfera rossa di cui gli artigiani italiani hanno saputo ricreare, con l'aiuto di gradazioni di colore, l'impressione del volume di una sfera. Di passaggio dobbiamo evidenziare le bolle d'aria incluse nelle tessere, dovute al processo di fabbricazione delle paste di vetro colorate.

 

 

 

papa--3.jpg

Soffermiamoci anche sullo sguardo del faraone. Oltre la complessità della montatura delle tessere del mosaico nelle loro dimensioni, posizioni ed il loro colore, notiamo, sotto l'occhio sinistro, la piccola tessera rossa, vicino al naso. Quest'artificio permette di rialzare lo sguardo e di dargli una specie di vita. Quest'artificio è utilizzato anche per lo sguardo di altri personaggi o animali, in altri luoghi della cappella. Questi artigiani mosaicisti erano dei maestri nella loro arte.

 

 

 

 

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Il pastorale del vescovo o del Papa, è un bastone da pastore che serve a radunare le sue pecore. Qui il nostro faraone si serve di uno scettro dal manico leggermente ricurvo. Il bastone orizzontale che parte a destra è una mano di offerente, recante l'incenso verso il naos del dio, in cui la mano stessa del faraone non ha il diritto di penetrare.

 

 

 

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Infine, in basso della carta di tarocco, verso la metà della sua larghezza, si trova un'enigma geometrico e simbolico come nelle altre 21 carte. Quest'enigma è costituito dalla presenza di figure geometriche o simboliche, queste ultime sono chimiche o planetarie. Su questa lama di tarocco si vedono al centro il simbolo di Marte, segno planetario del ferro. Alla sua destra si trova il segno astrologico dell'Ariete ed alla sua sinistra una piramide acuta rappresentata come una proiezione grafica tridimensionale.

 

L'insieme di queste figure, ripartite nelle XXII lame del tarocco, costituisce senz'altro un messaggio o una griglia di lettura propria di Dina, ideatore di questo gioco di tarocchi rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi perso.

 

 

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

LINK:

Tarot des Avenières, Le Pape

 

 

 


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1 gennaio 2011 6 01 /01 /gennaio /2011 18:59

Tarocco des Avenières


 


04, L'Empereur

L'Imperatore


Su questa quarta lama del tarocco Assan Dina ci mostra un Imperatore vestito  da faraone. È incoronato dallo pschent, corona bianca e rossa dell'alto e basso Egitto. Sul suo petto si trovano la luna e il sole, il bianco e il rosso. Essi sovrastano il globo terrestre, quel "globo che Dio, Gesù ed alcuni grandi monarchi sono rappresentati nel mentre essi lo reggono nelle loro mani" come scrive Fulcanelli nel suo Il Mistero delle cattedrali.


Una piramide, un obelisco e un tempio, sullo sfondo, situano l'azione in Egitto, paese a cui Dina sembra essere affezionato. Lo scettro heq, attributo del faraone, retto con la mano destra è il gancio impiegato dal pastore per acchiappare le sue pecore, immagine ripresa nella pastorale del vescovo, "buon pastore" dei cristiani. Un triangolo rosso, con l apunta rivolta verso il basso, è fissato al gancio. Questo segno è il simbolo grafico dell'acqua.

 

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Il globo crociato, simbolo della terra degli alchinisti, è raggiante. Delle specie di onde o effluvi ne escono, nimbati da una nuvola violetta, tra il Sole e la Luna, i due lumi maggiori della Grande Opera.

 

 

A destra del piede dell'Imperatore si trova un segno grafico strano. Il tratto è spesso, a differenza della piramide di sinistra. Questo segnosembra essere composito del simbolo di Giove, una grande Z. Il suo ramo inferiore è barrato curiosamente mentre la barra superiore ricorda il gancio Heq.

 

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A sinistra si vede una piramide, sotto forma di un disegno tecnico in tre dimensioni.

 

Qui sotto, come riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnato e dipinto da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897).


 

 

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  Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008

 

 

LINK:

L'Empereur

 

 


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