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Tarocco delle Avenières
Nella lama terza del tarocco l'imperatrice, coronata di stelle eportante delle ali diurne, è seduta su di un trono che ricopre l'Asia, svelando l'India ai suoi piedi. Alcuni continenti sono visibili. Con la sua mano destra regge uno scudo argentato che presenta un uccello multicolore. Una fenice? Al suo polso sinistro due serpenti formano un braccialetto. La mano regge uno scettro che termina con un fiore di loto. Il suo piede tocca una luce crescente argentata.
Sembra dunque essere la signora di questo mondo sublunare, vegetativo, mutevole.

Su uno scudo d'argento una specie di fenice multicolore sostituisce l'aquila araldica del tarocco di Oswald Wirth. Quest'uccello, simbolo utilizzato in alchimia, ha la proprietà di rinascere dalle sue ceneri immolandosi in un rogo. Non è questo anche l'immagine della rinascita anhnuale del ciclo vegetale? Dal trono dell'Imperatrice spunta un vegetale.
Questa lama non presenta altre differenze in rapporto al gioco di tarocco dipinto nel 1889 da Oswald Wirth.
Infine, ai piedi della lama e al suo centro, la misteriosa figura geometrica mostra un triangolo rosso, punta in alto. Essa contiene come un germoglio vegetale appena uscito dal suolo, e che mostra i suoi due cotiledoni. L'accento è dunque posto sul fuoco vegetale, fuoco freddo e lento, come lo mostra la presenza del fiore che cresce dal trono dell'imperatrice.
Il triangolo punta verso l'alto è il simbolo grafico del fuoco. Il bordo rosso rafforza questi sensi. Questa nozione del fuoco vegetale si ritrova sul muro di fronte, sulla lama undici, la Forza.
L'insieme di queste figure, componenti le XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura propria a Dina, creatore di questo gioco di tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme è oggi perduta.
Tarocco di Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008
[Traduzione di Massimo Cardellini]
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Tarots des Aveniéres, l'Impératrice