Blog di valorizzazione degli studi storici sull'alchimia, le sue idee, le sue opere i suoi più illustri protagonisti.
Le XXII lame di Assan Dina
Le XXII lame si ispirano fondamentalmente al tarocco di Marsiglia, molto più antico e la cui iconografia si fissa tra il 1750 ed il
1890. Non è qui il caso di farne uno studio dettagliato. Soltanto le differenze contano. È in esse che cercheremo il "messaggio des Avenières", se esso esiste, Per vederle bisogna tuttavia
conoscere il tarocco più prossimo a quest'ultimo. A mia conoscenza si tratta del Tarot des imagiers du Moyen-âge[Tarocco degli illustratori del medioevo] di Oswald Wirth (1860-1943) che
fu segretario di Stanislas de Guaita (1861-1897) a partire dal 1887. Wirth redige un libro sul tarocco dietro richiesta del suo maestro. Invia il manoscritto nel 1822 ad un tipografo che lo
perde. Wirth vi vede un segno del destino e si rimette al lavoro. Il libro definitivo è pubblicato nel 1926. Una prima pubblicazione ebbe luogo tuttavia sin dal 1889. Potete comparare il tarocco
di Dina con questa rara edizione originale di Wirth, da cui si ispira ampiamente. Essa è dipinta da Oswald Wirth stesso. Ringrazio il proprietario di questo documento di permetterne qui la sua
riproduzione.
I mosaici murali che vedremo ad uno ad uno attraverso specifici post, si trovano in quella che è chiamata la "cappella blu". Vedremo poi il pavimento, il timpano ed il soffitto. Ed infine, la "cappella d'oro" che incastona l'altare.
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| 00. Il Folle. |
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| 01. Il Mago |
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| 02, La Papessa |
Il pavimento della cappella blu è costituito da alternanze di quadrati chiari e quadrati con inscritte delle letterine gotiche "IHS". Queste lettere significano "Iesu Homine Salvator" e cioè Gesù salvatore degli uomini, così come si può trovare sugli affreschi di molte chiese, tra cui ad esempio il soffitto della sagrestia del monastero francescano di Cimiez a Nizza.
Pavimentazione della cappella
Il soffitto è interamente ricoperto di mosaici blu, incrostati da un ampio cerchio d'oro. Esso circoscrive i dodici segni dello zodiaco. Delle stelle sembrano formare delle costellazioni in ognuna delle parti definite dalla crociera ogivale. Al centro della crociera ogivale dei proiettori illuminano il soffitto e la cappella.
Soffitto della Cappella blu
La cappella d'oro e la ricerca della rosa blu
La cappella d'oro accoglie l'altare. Non è fatta che per il sacerdote che celebre il mistero eucaristico, il santo dei santi. Vediamo l'altare posto sotto la vetrata, dopo il passaggio costituito dall'arco spezzato nel terzo punto. L'oro esplode già sulle tre facce direttamente visibili dal visitatore.
Entrata alla cappella d'oro
Due tipi di intarsi decorano quest'arco. Sulla parte riguardante il mosaico blu si dispiegano sette teste di angeli. Ognuno di essi coronati da un simbolo planetario o metallico. In maestà, alla cima della volta, si inscrive un cerchio vivo ed al centro apparente, segnato da un punto, simbolo del sole e dell'oro.
Da una parte all'altra è circondato da altri pianeti o metalli. Partiamo da basso a sinistra dove si trova la luna. Poi marte e venere salgono verso il sole. Alla sua destra ridiscendono Giove, Mercurio e Saturno.
Anghelo e Luna
Angelo e marte
Angelo, Venere e Sole
Angelo, Giove e Mercurio
Angelo e Saturno
Essendo passati per i pianeti e la loro corsa intorno al sole nello zodiaco, raggiungiamo il mondo degli archetipi in cui soltanto l'idea è rappresentata.
L'astrazione, motore invisibile della creazione, è come l'asse del tornio del vasaio attorno a cui l'argilla sale per non lasciarci alla fine che il vaso, vuoto al suo centro. L'oro a profusione su tutti i muri di questa cappella attesta che siamo approdati in un mondo incorruttibile, eterno, il mondo dello Spirito, il mondo delle cause.
Sul muro di sinistra si trova una divinità egiziana seduta su di un trono. Sul muro di destra gli corrisponde il dio indù Brahma, il principio creatore, in posizione del meditatore seduto su un loto galleggiante sulle acque cosmiche.
Cappella dorata lato sinistro
Cappella dorata lato destro
La divinità egiziana è seduta su un trono cubico. Quest'ultimo è posto su fregio composto da un volatile che regge un serpente tra le sue zampe, lotta del fisso e del volatile. Questo motivo è ripetuto otto volte. La dea è munita della piuma di Ammone dualizzata ed anche delle cora di Hathor a forma di lira. Un avvoltoio è posto sulla sua testa, attributo di Mut, la Vita ma anche la Morte, perché chi dà la vita dà la morte. Questa rappresentazione è dunque un condensato di più divinità. La mano sinistra regge un papiro, la mano destra una chiave della vita, la croce ankh, rosse entrambi, così come la piuma doppia di Ammone sulla testa. Questo colore è un anacronismo nel canone egiziano. Né la doppia piuma né la chiave della vita né lo scettro devono avere questo colore che ricopre anche delle caviglie della divinità seduta come se essa fosse un arrossimento, un riflesso di qualche attività ignea.
Ammone è la divinità pià elevata del panteon tebano, l'invisibile, diremmo il Padre. Non si manifesta che attraverso il suo soffio, come lo attestano gli orifiamma che rumoreggiano al vento, sollevati molto in alto nel cielo dai pilastri delle torri dei templi. Questo soffio animatore genera le cose e gli esseri, secondo la legge di affinità. Hat Hor significa la Casa di Horus. Essa è la vacca celeste che porta i semi e li genera. È la legge di Armonia e di Amore perché essa è anche la dea. La lira, strumento musicale, ricorda che tutto si compie secondo dei ritmi nel senso musicale e nel senso fisico del termine. La creazione è un arte musicale, una grande sinfonia? Mut, infine indica che le cose create sono sottoposte al divenire perché transitorie e mortali.
Sul lato destro Brahma, primo principe creatore nella teogonia indù, prega, le mani giunte, le gambe incrociate, seduto su un grande lotto galleggiante sulle acque. Soffermiamoci un istante sulla teogonia indù e buddista che da essa è cresciuta. Il fiore di loto rappresenta il ciclo dell'universo, la sua creazione permanente.
Fiore di loto
Brahmâ porta dei capelli lunghi sino in fondo alla schiena, per indicare il tempo che passa. È un tempo, molto lungo, quasi l'eternità... Ha in testa una corona piramidale a sette piani. Una mandorla luminosa, di forma ovoidale, lo circonda. È il germe di un immenso uovo cosmico di cui l'arcobaleno è il guscio. Quest'ultimo è il luogo pacificato tra il cielo e la terra.
Posto al di sopra, il segno dello Yin e Yang blu e rosso è retto da due ali. Esso attira il nostro sguardo verso il vertice della composizione da cui irradia un enorme sole. Un sigillo di Salomone rosso, doppio triangolo dell'acqua e del fuoco invertito, a forma di cuore. La radiazione del sole è indicata da un'alternanza di trentasei raggi lunghi e da trentasei raggi corti. Anche lì il doppio triangolo dell'acque e del fuoco intrecciati, nel cuore del sole, indicano la presenza di un'armonia, di un giusto equilibrio, di nature contrarie pacificate.
Sotto questa composizione è scritto:
L'UNIVERS È UN UOVO - L'UOVO è UN UNIVERSO
A. DINA - 1917
che evoca il "En to pan" dei greci, in "in Uno il Tutto", motto del serpente Ouroboros, il serpente che si morde la coda. Quest'ultimo è rappresentato sul mobile in legno ricoperto d'oro contenente i sarcofagi di Tut Ankh Amon di più di 3300 anni fa.
Queste due rappresentazioni congiungono il mistero dell'incarnazione dello spirito nella materia e l'azione di quest'ultima sulla prima. È il mistero di tutte le teogonie, riassunte anche in questa cappella dalla presenza dell'altare che ricorda che il "Verbo si è fatto carne".
Infatti l agrande epopea cosmica dello spirito e della materia si traduce con un vai e vieni costante dall'uno all'altra sulla grande trama del tempo, tessendo così la Coscienza, indumento dell'universo. Detto in altro modo: "L'umanità è chiamata a generare Dio, cioè a concepirlo, a portarlo in sé ed a donarlo al mondo" come scrive Monsignor Mutien-Léonard, il vescovo di Namur nel 1932.
Assan Dina afferma lì la sua fede. Si appoggia sulla cultura indù ricevuto certamente nella sua cerchia famigliare, si serve della sua conoscenza del panteon egiziano classico e li mette in scena nel quadro cristiano di una cappella, senza alcun problema. Ciò segna la prodezza di una spirito non convenzionale fuori del comune che seppe vedere l'Armonia là dove altri non vedono che differenza ed opposizione.
In questa ricerca dell'Armonia, della quintessenza delle idee, si iscrive nella ricerca della Risa Blu, che si trova da un aparte all'altra della vetrata eretta sull'altare.
Infatti la Rosa Blu è il fiore inaccessibile, il fiore mistico che non esiste sulla terra. Essa simbolizza una ricerca impossibile, la ricerca dell'Assoluto. Da una parte all'altra della vetrata ai piedi del muro sono rappresentati due vasi ad ansa rosso vermiglio, di fattura classica. Da questi vasi escono due roseti, uno rosso con spine, l'altro blu senza. Questi due roseti salgono lungo l avetrata e convergono verso un fiore solare, un bottone di loto. Sta per schiudersi, i suoi petali sono come una fiamma a spirale la cui punta si apre a fiore rosso posto tutto in alto.
Rosa blu
Giunti al termine della visita dei luoghi, volgiamoci verso le persone all'origine di questa costruzione così originale, del castello des Avenières e dei suoi simboli.
Due nomi sono emersi: Mary Wallace Shillito, cittadina degli Stati Uniti e Assan Dina, originario dell'Isola Mauritius nell'oceano indiano, piccola isola strappata ai francesi dai britannici nel 1810.
Di fronte ad un'origine così dissimile dove nulla poteva portarli ad incontrarsi, quale destino ha potuto legare la trama della loro vita per un tempo della loro esistenza e far sì che essi dessero origine ad un'opera diventata comune, le Avenières?
[Traduzione di Massimo Cardellini]
LINK ai post originali:
Les XXII lames du Tarot d'Assan Dina
La chapelle d'or et la quête de la rose blue
LINK ad un video You Tube sui tarocchi di Assan Dina: