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20 giugno 2011 1 20 /06 /giugno /2011 08:36

 

Tarocco des Avenières


 

La Morte


 


 

La lama del Tarocco XIII è chiamata "l'arcano senza nome", per non dover dire la parola "morte". È chiamata anche la "falciatrice. Questo termine agricolo implica l'idea della mietitura. La Morte falcia una vita per recuperare il frutto. Come il mietitore falcia il grano per conservare il grano, la morte falcia le vite. Taglia le teste, le mani ed i piedi, come fa vedere la lama del Tarocco, perché il defunto non porti nell'aldilà i suoi pensieri né le sue realizzazioni materiali fatte dalla sua volontà, simbolizzata dalle mani e dai piedi. Che cosa porta dunque il defunto nell'aldilà? La risposta non si trova qui.

morte1.jpg


 

Ma l'immagine provoca meraviglia. La falce sembra scatenare un incendio che devasta il campo verde, annientando i fiori colorati che vi si trovano, simboli della profusione della vita. La falce, strumento di morte, è un fuoco. L'incendio crea pesanti nubi oscure che riempiono il cielo d'Egitto, come se le mani e le teste mozzate partissero in forma di fumo.

 

 

Assan Dina aggiunge quest'elemento "fuoco", l'incendio, che non figura nella lama del tarocco di origine di Oswald Wirth. Evoca la distruzione dei corpi attraverso il fuoco, un fuoco segreto se utilizziamo il linguaggio simbolico degli alchimisti?


 

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La sfinge accompagna la morte. Si tiene vicina ad essa. Abbiamo visto, alla lama sette, "il carro", il ruolo della sfinge, delle sfingi, sfingi femmine. L'uomo deve rispondere alla domanda che la sfinge gli pone. Se la risposta è sbagliata, l'uomo è fatto a pezzi.

 

Assan Dina non lo sa, ma la sfinge e le piramidi d'Egitto che egli fa rappresentare indicano la regione della sua propria morte. Essa giungerà undici anni dopo, falciandolo in piena attività.

 

 

 

morte3.jpg

 

Ai piedi di questa lama la figura geometrica centrale mostra un piccolo cerchio, un punto, piuttosto, posto sopra un cubo. Quest'ultimo è rappresentato in uno spazio a tre dimensioni, con sfondo visibile. Il cerchio indica sempre qualcosa o idea proveniente dal divino, il cubo, all'opposto, rappresenta il mondo materiale.

 

 

 

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L'insieme di queste figure geometriche, posti ai piedi delle XXII lame del tarocco, costituisce forse un messaggio o una griglia di lettura peculiare di Dina, ideatore di questo gioco di tarocco rivisitato. La soluzione dell'enigma, la comprensione di quest'insieme, è oggi andato perso.

 

Qui sotto, come punto di riferimento, la lama del tarocco di Marsiglia ridisegnato e dipinto da Oswald Wirth (1860-1943), nel 1889, per il suo maestro Stanislas de Guaita (1861-1897), e a destra una prima rappresentazione, non datata.


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Tarot de Wirth, 1889. Copyright © the Golden Dawn Research Trust, 2008


 


 


 


 


 


 

LA TEMPERANZA

 

 

14, la Temperanza

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK:

La Mort et la Tempérance

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La Via dell'Alchimia - in Opere
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